giovedì 30 aprile 2009

Cassazione, la violazione del segreto d'ufficio e la sussistenza del reato. Società civile e possesso delle persone.

Nella sentenza che riporto la Corte di Cassazione determina (o ribadisce) un concetto importante per la società civile:

Un segreto, in questo caso aziendale, non deve essere preservato in sé e per sé, ma deve essere preservato per evitare che la sua rivelazione porti un danno, in questo caso, all’azienda.
Un’azienda può porre dei segreti sulle proprie attività al fine di impedire di subire un danno. Ma l’idea della possibilità del danno non sempre è un’eventualità reale, spesso è un’eventualità immaginata. Dove l’immaginazione del possibile danno dell’azienda non collima con la descrizione della realtà di un dipendente. Pertanto, la valutazione della necessità del segreto o della riservatezza può, in molti casi, divergere. Da qui l’idea della Corte di Cassazione secondo cui l’azienda non è la padrona dei comportamenti dei dipendenti, ma solo della sua attività.
Il danno determina se il segreto aziendale è stato violato. La mancanza del danno indica la non violazione del segreto aziendale. E’ colpevole il dipendente che rivela un segreto ad una ditta concorrente. Nel farlo procura un danno, ma se la rivelazione del segreto non procura un danno, nessuna rivelazione è stata fatta. La mancanza del nocumento (effetto del nuocere) “esclude la sussistenza del reato anche solo tentato”.
La Corte di Cassazione, ancora una volta, ha stabilito il principio che l’azienda non è la padrona delle persone che vi lavorano, ma solo della mansione lavorativa. Le persone hanno un rapporto contrattuale con l’azienda. Un rapporto di lavoro e non un rapporto di schiavismo come la pretesa di questa azienda di perseguire un preteso “reato” lascia intravedere.
Riporto l’articolo:



CASSAZIONE
Rivelazione di segreti aziendali: la mancanza di danno esclude la sussistenza del reato

"Ai sensi dell'art 621 c.p.la rivelazione del contenuto di documenti segreti costituisce reato solo se dal fatto deriva un nocumento, inteso questo come pregiudizio giuridicamente rilevante di qualsiasi natura possa derivare a colui che abbia il diritto alla segretezza dei documenti".E' quanto ribadito dalla quinta sezione penale della Corte di Cassazione nella sentenza del 27 aprile scorso, la n. 17744.
Il fatto: Il tribunale condannava alcuni dipendenti di una azienda per il reato previsto dall'art. 621 c.p. di rivelazione del contenuto di documenti segreti e due di loro anche del reato previsto dall'art. 171 bis. L. 633/1941.La Corte d'Appello di Firenze, assolveva gli imputati dall'imputazione di cui all'art. 171 bis L. 633/1941 perchè il fatto non costituisce reato riteneva sussistente il solo tentativo del reato previsto dall'art. 621 c.p..Proponeva, quindi ricorso per cassazione il difensore dei due imputati condannati per il reato previsto dall'art. 171 bis. L. 633/1941.
Ha ritenuto la Corte di Cassazione: "che il ricorso debba essere accolto con annullamento senza rinvio della sentenza impugnata. La richiesta del Procuratore Generale di dichiarazione di estinzione dei reato per prescrizione non può essere considerata ai sensi dell'art, 129 c.p.p. dovendosi procedere ad una assoluzione nel merito. Ai sensi dell'art 621 c.p.la riivelazione del contenuto di documenti segreti costituisce reato solo se dal fatto deriva un nocumento, inteso questo come pregiudizio giuridicamente rilevante di qualsiasi natura possa derivare a colui che abbia il diritto alla segretezza dei documenti. La sentenza impugnata ha accertato che non vi fu nocumento, dal momento che dei documenti segreti non fu fatto uso e che non è stata accertata o individuata la presenza di un qualsiasi pregiudizio di natura, anche non patrimoniale. La mancanza del nocumento, condizione di punibilità del fatto, esclude la sussistenza del reato anche solo tentato.".

Fonte:
http://www.professionisti24.ilsole24ore.com/


La Corte di Cassazione continua a emettere giudizi che vanno a definire l’etica sociale e civile della nazione. Un’etica che porta le persone ad uscire dalla morale cristiana. Nel cristianesimo le persone sono di proprietà del dio o del padrone (qualunque forma o con qualunque nome assuma quella gerarchia che si identifica col padrone o proprietario di persone) il quale non limita il proprio dominio all’azione contrattuale, ma lo estende sulla persona con cui ha un contratto e, spesso, con l’intera sua vita familiare.
Capire i limiti dell’intervento della gerarchia di lavoro sul sottoposto, sul dipendente, ci permette di comprendere il grado di libertà di una società civile. Ci permette di distinguere quelli che sono i rapporti legali da quelli che sono i comportamenti illegali. Comportamenti illegali che non sempre vengono inquisiti dalla magistratura, ma che noi dobbiamo imparare a leggere e a censurare nella società civile, anche quando non assumono la forma di reato, proprio per prevenire l’illegalità delle pretese di una gerarchia sulle persone.
Lungo è il cammino per costruire l’etica democratica in una società che tenta di riprodurre, nelle relazioni fra gli individui, l’assolutismo cristiano.

30 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

martedì 28 aprile 2009

Separazione Stato e religioni; le religioni monoteiste aggrediscono la Corte Costituzionale Macedone che ribadisce il principio

Continuano le peripezie dei popoli per liberarsi dal cristianesimo e dal monoteismo.
La Corte Costituzionale di Macedonia ha cancellato una legge il cui scopo era quello di fornire posti di lavoro clientelari alle religioni monoteiste in disprezzo del principio laico della Costituzione Macedone.
Come tutte le sentenze delle Corti Costituzionali nel mondo, si applicano immediatamente.
Le Corti Costituzionali hanno la funzione di controllo delle leggi. Il loro compito è controllare che le leggi siano obbedienti alle disposizioni della Costituzione.
Il principio di separazione dello Stato dalle religioni è un principio fondamentale nella Costituzione Macedone, ma, come spesso accade, specie in Italia, vengono fatte delle norme per aggirare il principio di laicità e fornire ai monoteisti delle armi per disarticolare la società civile.
E’ il caso del provvedimento fatto dal partito al governo, il VMRO (Organizzazione rivoluzionaria interna macedone) capeggiata da Nikola Gruevsky che ha tentato di imporre, sia pur in modo facoltativo, l’insegnamento religioso nelle scuole pubbliche. In questo modo forniva posti di lavoro ai monoteisti pagati con le tasse dei cittadini macedoni.
La legge era chiaramente incostituzionale e il partito d’opposizione liberal-democratico si è rivolto alla Corte Costituzionale che ha cancellato la legge e l’insegnamento religioso nelle scuole pubbliche.

Come sempre avviene in questi casi i monoteisti hanno rispetto solo per il loro dio, anche se è un assassino, e sono pronti ad offendere ed insultare gli organi Istituzionali quando questi rispettano la Costituzione. Come se la Costituzione di un paese dovesse essere sottomessa ad un dio assassino e non dovesse essere rispettosa dei cittadini preservandone i diritti: anche e specialmente contro il dio assassino dei monoteisti. Sono seguite manifestazioni di persone che speravano che con la violazione della Costituzione potessero avere posti di lavoro e manipolare mentalmente i ragazzi sottomettendoli al loro dio anziché attrezzarli per renderli cittadini consapevoli.

Recentemente la Corte Costituzionale Macedone ha annullato una legge sull’aumento demografico (di mussoliniana memoria) e questo ha indispettito il partito al governo.
Le decisioni di una Corte Costituzionale non devono essere ossequienti a gruppi di cittadini, ma solo al dettato Costituzionale. Altrimenti si perde il senso di una Costituzione all’interno della società civile. Hanno protestato gli insegnati di religione con i fedeli, ma queste proteste sono delle offese per la Corte Costituzionale in quanto a loro non è stato vietato di insegnare la loro religione, ma è stato imposto che l’insegnamento religioso sia a carico loro e non dello Stato.

L’unico diplomatico che si è espresso, Ervan Fuere, si è dimostrato rammaricato per l’atteggiamento offensivo dell’Organizzazione Rivoluzionaria Interna Macedone di Nikola Gruevsky per aver tanto duramente attaccato la Corte Costituzionale: se si attacca la Corte Costituzionale, si attacca la nazione.
Unanime è il giudizio di illegalità e di oltraggio fatto dalle comunità religiose nei confronti della Corte Costituzionale.
Gli attacchi alla Corte Costituzionale sono un atto vergognoso fatto dalle organizzazioni religiose monoteiste e dal partito al governo.

La Corte Costituzionale, in un comunicato, ha dichiarato che l’abolizione dell’insegnamento religioso nelle scuole è l’applicazione del principio di separazione fra stato e religione. Ciò non toglie, afferma la Corte Costituzionale, che le comunità religiose possano costruire proprie scuole religiose.

28 aprile 2009
Claudio Simeoni

domenica 26 aprile 2009

Il sottile confine fra criticare i magistrati e incitare al linciaggio dei magistrati

Criticare una sentenza o comportamenti dei magistrati è del tutto legittimo: aggredire no!
Indignarsi con una sentenza è legittimo, incitare ad una qualche forma di aggressione al magistrato: NO!
Il magistrato che si rivolge alle Corti superiori, siano esse Corte di Cassazione o Corte Costituzionale, non solo non viola nessun diritto, ma esprime un parare per il quale chiede un parere alle Corti supreme.
Se un magistrato viene minacciato perché si è rivolto alle Corti supreme, significa che siamo in pieno terrorismo.

Riporto la notizia:


MATRIMONIO GAY, LEGA CONTRO I TRIBUNALI L’onorevole Dussin scrive al ministro Alfano: «Basta soldi a Venezia». La Romei Pasetti: «Già non li danno» domenica 26 aprile 2009 , di Corriere del Veneto

VENEZIA — «Affamare» i tribunali di Venezia, tagliandogli luce, acqua, riscaldamento e attrezzature. Anche se la vera speranza è che «sprofondi». L’onorevole leghista Luciano Dussin mette da parte il galateo istituzionale e spara un’invettiva durissima contro i giudici veneziani, chiedendo al ministro della Giustizia Angelino Alfano di togliere risorse alle sedi lagunari perché «funzionano male».In particolare a scatenare l’ira funesta del deputato sono due recenti decisioni prese a Venezia: la prima è l’ordinanza con cui i giudici della terza sezione civile veneziana hanno rimesso alla Corte costituzionale il ricorso di una coppia gay che si era vista rifiutare le pubblicazioni matrimoniali dall’ufficiale di stato civile del Comune di Venezia; la seconda decisione è quella della procura generale di impugnare presso la Corte di Cassazione la sentenza di assoluzione sui Serenissimi. «Il tentativo partito dal tribunale lagunare, che personalmente spero sprofondi, cerca di introdurre nel nostro ordinamento nuovi istituti mai previsti da nostri legislatori », dice Dussin riguardo al caso della coppia gay. «La Corte Costituzionale dovrà perdere tempo inutilmente per dare seguito a questa iniziativa che nulla ha a che fare con i compiti della magistratura ».Per quanto riguarda invece i Serenissimi «mi chiedo – continua il politico leghista – se sia possibile che a fronte dell’immane lavoro che questi tribunali dovrebbero svolgere per garantire la presenza nelle patrie galere dei delinquenti che imperversano nel territorio, questi magistrati attivino, a spese della comunità, iniziative di questo tipo». La soluzione, visto che il ministro ha la competenza sui finanziamenti, è «garantire risorse ai tribunali che funzionano bene, ed 'affamare' economicamente gli altri». «Non ho nulla da rispondere o commentare – replica, interpellata, la presidente della Corte d’Appello Manuela Romei Pasetti –. In realtà mi verrebbe da dire che già non siamo molto distanti da questa situazione, visto che spesso nelle nostre sedi mancano beni di uso quotidiano». La presidente inoltre ci tiene a sottolineare una cosa: «Un conto è criticare un errore procedurale, cioè se un giudice per esempio deposita in ritardo una sentenza, altra cosa è il merito della giurisdizione, in cui il giudice decide sulla base delle sue competenze in scienza e coscienza».

Fonte:
http://www.gaynews.it/view.php?ID=81415

Queste intimidazioni di Dussin nei confronti dei magistrati sono intimidazioni terroristiche e debbono essere equiparate alle pallottole delle Brigate Rosse.
Ciò che auspica questo deputato che si rivolge al ministro Alfano, non è il “ripristino di una legalità”, ma è il “far male alle persone” che si sono permesse di non mettersi in ginocchio davanti a lui, ma che hanno preferito rivolgersi alla Corte Costituzionale alla Corte di Cassazione per un parere. Se domani il partito del signor Dussin decide di costruire i campi di sterminio, i magistrati non devono forse sentenziare e confermare le sentenze alla Corte di Cassazione alla Corte Costituzionale?
E’ vero che i tribunali svolgono un lavoro “immane “ (anche se a me non sembra tanto immane), ma lo svolgono proprio perché alcune persone che delinquono hanno il potere di chiedere l’impunità per il loro delinquere.
Ho molto da dire su atti criminali messi in atto dal Tribunale di Venezia. Quando la Corte d’Appello di Venezia derideva il torturato per impedirgli di difendersi. Ma se anziché censurare gli atti criminali si inizia a censurare i comportamenti di rispetto delle leggi e della procedura penale, allora si sta mettendo in discussione tutta la struttura democratica dello Stato all’interno di un progetto eversivo in cui il mafioso di turno dice ai magistrati come devono o non devono comportarsi.

26 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
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venerdì 24 aprile 2009

25 aprile: la questione irrisolta che distrugge la Democrazia Italiana

Commemorazione del 25 aprile. Anche il fascista La Russa, a denti stretti, davanti al Presidente Napolitano, ha fatto la sua brava dichiarazione nei confronti della Liberazione, dei Partigiani, e della Costituzione.
Qualcuno applaude, ma nessuno si chiede qual è la reale questione che divide la Costituzione e il fascismo. Nessuno si domanda come mai la Costituzione viene sistematicamente offesa, denigrata e vilipesa da individui che mantengono l’impunità solo perché occupano posti nelle Istituzioni.
Berlusconi offende sistematicamente la Costituzione (il caso Englaro è solo uno fra i tanti). Nessuno si è indignato per le offese di Berlusconi alla Costituzione, quasi avesse un diritto di impunità per le offese fatte e chi le ha ricevute non ha diritto di replica perché altrimenti, Berlusconi, con i suoi miliardi e i suoi avvocati si precipitano a denunciarlo per calunnia.

Il problema della Costituzione è proprio qui: i beneficiari della Costituzione sono i cittadini. Cittadini come individui: NON INDIVIDUI DELLE E NELLE ISTITUZIONI!
Costoro non hanno diritto di fruire dei diritti Costituzionali (se non come individui deprivati del ruolo istituzionale), ma sono solo: PORTATORI DI DOVERI NEI CONFRONTI DEI CITTADINI!

Berlusconi e la sua banda, invece privano i cittadini dei diritti Costituzionali; impongono ai cittadini obblighi feroci, e attribuiscono a sé stessi (creati ad immagine e somiglianza del dio padrone) i diritti che spetterebbero ai cittadini impedendo, di fatto, ai cittadini di pretendere che LORO siano responsabili dei loro DOVERI e rispondano di omissione ogni volta che un singolo gesto omissivo danneggia i cittadini.

Berlusconi si ritiene il dio padrone, o il duce, per questo ha imposto il nodo Alfano con cui si ritiene al di fuori della legge. Al di sopra della legge; come il dio padrone cristiano!

E’ un’offesa per i cittadini. Cittadini che vengono sistematicamente violentati dalle offese di Ratzinger che le televisioni fanno passare come un’autorità e che continua ad offendere la Costituzione e i diritti dei cittadini. Cos, mentre si aggredisce ogni persona scomoda, si impongono dei criminali, come Ratzinger, che va farneticando di assolutismo e di creazionismo, va diffondendo AIDS offendendo l’uso del preservativo e sparge terrore sessuale nei confronti dei bambini. La morale Costituzionale viene sistematicamente offesa con l’imposizione della morale cattolica che permette alle Istituzioni di sottrarre i diritti Costituzionali ai cittadini per trasformarli in bestiame.

Questa è la vera questione irrisolta del 25 aprile: una destra che rifiuta i doveri imposti dalla Costituzione per privare i cittadini dei diritti. Questo è la riproposizione del fascismo. Attraverso questo problema nasce la distruzione della Democrazia.

Il 25 aprile ci ricorda che la Costituzione è precaria proprio perché l’ideologia del possesso di natura clericale si ripropone nella società alimentando le pulsioni fasciste dei politici.
Claudio Simeoni

giovedì 23 aprile 2009

I genitori sono responsabili dell'educazione data ai loro figli: sentenza della Corte di Cassazione

Bene ha fatto la Corte di Cassazione ad emettere questa sentenza: i figli non sono creati ad immagine e somiglianza del dio padrone. Pertanto, il loro divenuto, dipende dall’impegno che i genitori hanno profuso durante la loro crescita.
E’ necessario dire che i genitori ignorano il dovere di trasmettere ai figli la conoscenza e l’uso delle norme della società civile. Ometto di far comprendere ai loro figli l’uso e l’opportunità di seguire le regole. Omettono di far comprendere come la regola serva a loro e come essi devono imparare a sfruttarla a proprio vantaggio, ma non per essere più furbi del loro avversario, ma per essere furbi nella costruzione del loro futuro. Perché la società e l’ambiente in cui viviamo pratica degli agguati alle persone e se non si è preparati, spesso, si deve rinunciare al nostro futuro.
Nello stesso tempo si deve essere nelle condizioni di non danneggiarci facendo danni ad altri.
Genitori che nella loro identificazione col dio padrone si sentono furbi e bravi e anziché spiegare ai loro figli i problemi che la vita presenta loro preferiscono presentare ai loro figli il loro delirio di onnipotenza incitando i loro figli ad identificarvisi.

Bene ha fatto la Corte di Cassazione a dichiarare la responsabilità dei genitori per aver pensato che i loro figli siano bestiame e che è inutile sprecare impegno per costruire dei cittadini, non solo rispettosi delle regole, ma fruitori di quelle regole nella costruzione del loro futuro.
Riporto la notizia:



Cassazione, figli in motorino senza casco?
Colpa dei genitori che non li hanno educati

ROMA (23 aprile) - I ragazzi che in motorino non mettono il casco è perché non sano stati bene educati dai loro genitori, quindi, in caso di incidente, per la Cassazione sono mamma e papà a dover pagare i danni. Applicando questo principio, al terza Sezione civile (sentenza 9556) ha respinto il ricorso di Salvatore e Anna N., genitori di un ragazzo di Potenza che, nell'agosto del '90, quando ancora non aveva compiuto i 18 anni, alla guida del proprio ciclomotore senza indossare il casco su una strada provinciale ad Avigliano, si scontrava con la vespa sulla quale c'era Rocco M., un giovane che moriva alcuni giorni dopo l'incidente. Riconosciuta la responsabilità di Vito N. per il 70%, la Corte d'Appello di Potenza, nel marzo 2005, condannava i suoi genitori a risarcire i famigliari di Rocco per i danni morali patiti, oltre alle spese sostenute dai genitori del ragazzo deceduto per l'incidente, imponendo loro anche di pagare al 50% le spese processuali. Una decisione condivisa in pieno da piazza Cavour che, nel respingere il ricorso di Salvatore e Anna N., ha evidenziato come «lo stato di immaturità, il temperamento e la cattiva educazione del minore possono desumersi anche dalle modalità del fatto ed è pacifico che il figlio non indossava il casco». Scrivono infatti i supremi giudici che in base all'articolo 2048 C.c. i genitori di un minorenne hanno «doveri di natura inderogabile finalizzati a correggere comportamenti non corretti e, quindi, meritevoli di costante opera educativa, onde realizzare una personalità equilibrata, consapevole della relazionalità della propria esistenza e della protezione della propria ed altrui persona da ogni accadimento consapevolmente illecito». Ora, dice la Cassazione, data «una certa dimestichezza con i veicoli» che Vito N. aveva nonostante fosse minorenne, è evidente che il fatto che non indossasse il casco fosse da attribuirsi alla «cattiva educazione» impartita dai genitori. Poco importa, come hanno tentato di difendersi loro, se il ragazzo avesse avuto due esperienze lavorative. Questo, dice piazza Cavour, «non è sufficiente a fornire la prova liberatoria della presunzione della culpa in educando». Insomma, conclude la Suprema Corte, il fatto che il ragazzo non avesse il casco dimostra che non «era stata impartita al figlio un'educazione normalmente sufficiente ad impostare una corretta vita di relazione in rapporto al suo ambiente, alle sue abitudini, alla sua personalità».


Fonte:
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=55629&sez=HOME_INITALIA&ssez=CRONACANERA



Lungo è il cammino della società per assumere come metro l’etica Costituzionale, ma se ciò non avverrà non ci sarà futuro. In questo caso, ogni generazione sarà costretta a ricominciare a sbagliare da capo data la presenza di genitori che non trasmettono ai loro figli il patrimonio di errori che hanno commesso.
Il genitore deve imparare a non presentarsi ai propri figli come l’immagine del dio, dell’arrivato. Di colui che non si modifica né che cerca di migliorare il proprio presente. Deve iniziare a presentarsi ai propri figli come un individuo che affronta il mondo con tutti i suoi problemi e con tutte le sue difficoltà cercando di fornire ai propri figli gli strumenti per affrontare quelle difficoltà che, almeno per quanto sta alla sua esperienza, si presenteranno nella loro vita.

Questo ha indicato la Corte di Cassazione in questa sentenza.
Claudio Simeoni

Corte di Cassazione: non si possono sodomizzare i detenuti, anche se sono in galera per violenza a minore.

Purtroppo, per avere giustizia, spesso è necessario arrivare fino alla Corte di Cassazione.
Le persone detenute DEVONO scontare la pena loro inflitta da un tribunale, ma non possono essere sottoposte a violenze.
Troppo spesso individui delle Istituzioni ignorano i loro doveri e, nel caso di questa notizia, apprendiamo che anche la Corte d’Appello (presumo di Milano) li ha assolti. La mia domanda è questa: com’è possibile che i giudici della Corte d’Appello di Milano non conoscessero i loro doveri di Giudici?
Capisco che la violenza su un minore è un atto infame. Ma ad un atto infame non può seguire una “punizione” infame diversa da quanto stabilito dalle leggi. Di fatto, questi agenti carcerari, sono stati complici della violenza che questo personaggio ha subito.
E’ sempre stato normale per le guardie carcerarie picchiare i detenuti. Fino a non molti anni fa usavano anche le fruste data l’impunità che i magistrati, nonostante questa Costituzione, garantivano loro.
Le cose sono cambiate, ma non moltissimo.
A volte sarebbero necessarie telecamere nelle questure e nelle carceri, nelle comunità terapeutiche, per documentare le violenze che le persone detenute subiscono.
Però, sarebbe più corretto che le persone che lavorano nelle Istituzioni assumessero su di sé quel senso del dovere che spesso l’educazione cattolica ha sottratto loro.
Riporto la notizia:

L'accusa nei loro confronti è di non essere intervenuti per aiutarlo
Pedofilo violentato a San Vittore, condannati due agenti di custodia
Gli agenti dovranno risarcire 100 mila euro ad un ragazzo che fu picchiato e sodomizzato da altri detenuti

MILANO - Due agenti della polizia penitenziaria sono stati condannati a risarcire 100 mila euro a un uomo che, quando nel 2001 si trovava detenuto nel carcere milanese di San Vittore per violenza sessuale nei confronti di un minore, venne sodomizzato, picchiato e minacciato da altri carcerati, senza che gli agenti intervenissero per aiutarlo. Lo ha deciso la prima sezione civile della Corte d'appello di Milano.
LA RICOSTRUZIONE - I fatti risalgono all'ottobre 2001, quando l'uomo si trovava nel sesto raggio del carcere di San Vittore, perchè arrestato per una presunta violenza sessuale su un minore. I due compagni di cella lo costrinsero a ingerire una sostanza nauseante e l'uomo si sentì male. Chiese aiuto all'agente che piantonava la cella, che non gli diede retta. Il detenuto venne poi picchiato dagli altri con una caffettiera e, nonostante il mattino seguente fosse coperto di ematomi in viso, un altro agente, quello addetto alla consegna della posta, gli rispose «sono affari vostri» e si rifiutò di accompagnarlo in infermeria. Nel giudizio penale, in primo grado, i due agenti erano stati condannati, ma poi in appello erano stati assolti. La Cassazione, infine, aveva annullato la sentenza di secondo grado. Il giudice civile oggi ha deciso sul risarcimento.
Tratto da:
http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/09_aprile_22/pedofilo_carcere_san_vittore_condannato-1501216825816.shtml


Più casi vanno a processo e maggiore è la possibilità che chi opera nelle Istituzioni si comporti in maniera più corretta.
I cittadini hanno bisogno di operatori Istituzionali rispettosi della Costituzione, non di banditi che agiscono sotto le vesti di operatori Istituzionali.
Claudio Simeoni

mercoledì 22 aprile 2009

Intercettazioni telefoniche e la decisione della Corte Costituzionale.

La Corte Costituzionale accoglie il ricorso della Procura di Milano in merito alle intercettazioni telefoniche contro la legge “bipartisan” votata dal Governo Prodi per compiacere l’opposizione di Berlusconi.
Ora, non conosco gli effetti, ma sicuramente ci saranno dei problemi ulteriori per quella voglia di Berlusconi di impedire le indagini su di sé mediante il “divieto” di intercettazione telefonica.

La Consulta sulle intercettazioni:
Illegali, ma distruzione illegittima

La Corte Costituzionale ha accolto la questione sollevata dalla procura di Milano. Il procedimento, riguarda, fra gli altri, l’ex capo della security Telecom Tavaroli
La norma bocciata dalla Corte riguarda la nuova formulazione dell'art. 240 del codice di procedura penale modificato dal decreto, poi convertito in legge nel novembre del 2006 con voto bipartisan, con cui il governo Prodi intervenne all'indomani dell'arresto, tra gli altri, di Giuliano Tavaroli, ex capo della security di Telecom, dell'investigatore privato Emanuele Cipriani e dell'ex capo della sicurezza informatica Fabio Ghioni. La norma imponeva la distruzione di tutto il materiale illegalmente acquisito (comunicazione telefoniche, telematiche, etc) in un'udienza camerale celebrata dal gip che però avrebbe dovuto redigere un verbale riassuntivo di quanto distrutto. La Corte - si legge in una nota di Palazzo della Consulta - ha dichiarato l'illegittimità dell'art 240 del codice di procedura penale in due punti: i commi 4 e 5, nella parte in cui non prevedono l'applicazione delle stesse regole fissate per l'incidente probatorio (art.401,commi 1 e 2) durante l'udienza per la distruzione dei documenti; il comma 6, "nella parte in cui non dice che il divieto di fare riferimento al contenuto dei documenti, supporti e atti nella redazione del verbale" di distruzione "non si estende alle circostanze inerenti la formazione, l'acquisizione e la raccolta degli stessi documenti, supporti e atti".
Tratto da:
http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Articolo/117851

E’ un’altra sentenza importante che delinea la relazione fra cittadino ed Istituzioni. Quei cittadini che sono “abbastanza potenti” da delinquere mantenendo un’impunità sia per il denaro in possesso (ricchi), sia per le relazioni di potere che intrattengono.
Claudio Simeoni

Mahmoud Ahmadinejad, l'ONU, il razzismo, Israele, l'Italia: e le umiliazioni della Costituzione.

Quando si parla di razzismo noi condanniamo il razzismo sia nelle affermazioni che nelle azioni.

Le affermazioni sono razziste quando incitano alle azioni di danneggiamento di una razza o di una religione; le azioni che danneggiano una razza o una religione sono sempre e comunque razziste.

E’ il problema che si è manifestato nella conferenza ONU di Ginevra in cui degli stati, che hanno fatto azioni razziste, si sono dissociati dall’assemblea ONU affermando che esiste un “diritto di opinione” che deve essere garantito. In sostanza, questi Stati hanno affermato che le aggressioni all’Islam non possono essere censurate in quanto, tali aggressioni, spesso di ordine verbale, ricadono sotto il diritto delle opinioni.
In pratica l’Italia, non partecipando al summit vuole difendere le posizioni di Calderoli come delle opinioni e non come atteggiamenti razzisti. Le aggressioni di esponenti di governo all’Islam come la manifestazione di opinioni e non come atti di incitamento razzista che impedisce, di fatto, ai musulmani la costruzione di luoghi di culto. Lo impedisce con le stesse motivazioni con cui venne organizzata l’opinione pubblica in relazione alle leggi razziali durante il fascismo.

Indubbiamente le affermazioni di Mahmoud Ahmadinejad dell’Iran sono pesanti.
Pesano come un macigno sulla coscienza delle persone. Ma non dimentichiamo i precedenti. Non dimentichiamo che gli USA, per razzismo, finanziarono Sadam Hussein affinché attaccasse l’Iran, e ne nacque una guerra furibonda. Quelle non sono parole, SONO BOMBE! Carter, con Bush alla CIA, tentarono un’invasione dell’Iran (e si impantanarono). Gli stessi USA bombardarono la Libia e ammazzarono la figlia di pochi mesi di Gheddafi.

Le bombe sono sempre razziste; le parole non sempre. Anche quando sono dure o sono pronunciate da persone che non ci piacciono. Restano, pur sempre delle parole. Se i paesi occidentali sono disposti ad affermare che le vignette danesi erano espressione di opinioni, mentre io sostengo che erano delle ingiurie razziste, perché le parole di Mahmoud Ahmadinejad vengono catalogate come razziste e non come espressione di opinione?

E’ Israele che ha chiesto le bombe a penetrazione agli USA per distruggere l’economia e la società Iraniana. E’ Israele, in possesso della bomba atomica, che incita all’odio militare contro l’Iran esattamente come partecipò alla campagna razzista contro l’Iraq. Se la campagna contro il “perfido ebreo” portò alle leggi razziali perché tale campagna era organizzata dallo Stato Italiano; la campagna contro il “perfido Iraq con le armi chimiche e le armi di distruzione di massa” portò all’annientamento del popolo iracheno: 700.000 morti molti dei quali grondano sulle mani dell’Italia (che per Costituzione ripudia la guerra, dello Stato di Israele e degli USA).
Sta di fatto che le bombe al fosforo e gli ebrei che mettono i bambini davanti ai carri armati per distruggere la popolazione e la sopravvivenza di Gaza, è un dato fattivo. E’ una manifestazione di feroce razzismo.
Che poi questo razzismo faccia comodo all’Italia, agli USA, a Israele e che nazioni come l’Australia e il Canada che si sono macchiati di feroci delitti di razzismo nei confronti delle popolazioni autoctone, abbiano interesse a non essere messe sotto accusa, è un altro discorso.

Il razzismo si fa sempre e solo contro le persone deboli. Economicamente e socialmente deboli.
Destabilizzare l’area mediorientale prima che la crisi economica si riversi sullo stato d’Israele era l’obiettivo primario di Israele.

Una richiesta agli Stati: se dovete fare una guerra di potere, non prendete per i fondelli le popolazioni. Se volete macellare le popolazioni Afgane, non venite a raccontare frottole sulla condizione delle donne o dell’infanzia. Agli stati la condizione delle persone non frega assolutamente nulla; è solo un pretesto per creare consenso alle loro aggressioni.

Se si vuole combattere una situazione sociale, o religiosa, è indispensabile mettere ordine nei propri Stati e nelle proprie Nazioni. Uno stato non può appoggiare le guerre di religione fra cristiani, musulmani, ebrei, induisti e buddisti. Uno stato deve mantenere la propria etica e deve saper essere consapevole che solo il rispetto, da parte sua, della sua etica gli permette di mantenere una distanza fra chi vorrebbe scatenare guerre di religione. Ma finché Frattini, Alfano e Calderoli, esaltano il dio padrone cristiano, anziché il dettato Costituzionale allora hanno PAURA a partecipare alla Conferenza dell’ONU sul razzismo perché, essi stessi, in contrapposizione e in offesa alla Costituzione, manifestano il razzismo e hanno paura di essere messi sotto accusa: come, del resto, sta facendo l’Unione Europea.
Obama stesso, nel risolvere la questione delle torture della CIA è consapevole che la violazione dell’etica in funzione dell’assolutismo del dio padrone voluto da Bush ha finito per distruggere l’immagine degli USA nel mondo e ha aperto le porte all’attività dei truffatori che hanno dato il via all’attuale crisi economica. La violazione dell’etica ha imposto spese militari per distruggere l’islam in Iraq tali da impedire agli USA di arricchire la loro società.
La mancanza di etica e il delirio di onnipotenza ha portato Berlusconi a schierarsi con Bush e a partecipare al massacro in Iraq offendendo i valori etici italiani.
Ogni persona, e la Corte di Cassazione ha stabilito i parametri, come si deve fare per "combattere" o confrontarsi con una religione. Ciò che è legale (obbediente ai limiti imposti dalla Costituzione) e ciò che è illegale (manifestazione di razzismo e incitamento all'odio). Ciò che è legale richiede molto lavoro e molto studio oltre che un'etica personale; ciò che è illegale necessita solo di un delirio patologico di onnipotenza e di mezzi fisici: coltelli, bastoni, carri armati e bombe!
Quelle di Mahmoud Ahmadinejad sono parole, quelle di Israele, USA, Italia, sono bombe lanciate su una popolazione che si doveva distruggere: si chiama razzismo!

Riporto:

PAESI ASSENTI E I PRESENTI- Israele, Canada, Stati Uniti, Italia, Germania, Olanda, Svezia ed Australia non partecipano ai lavori, temendo una replica delle manifestazioni antisemite che avevano contrassegnato la precedente riunione delle Nazioni Unite contro il razzismo, nel 2001 a Durban (Sudafrica). I Paesi assenti contestano il documento finale della conferenza e i controversi riferimenti a Israele e alla «diffamazione delle religioni». E certamente le defezioni sono state favorite anche dalla presenza del presidente iraniano, noto per le violente diatribe contro Israele e per aver definito l'Olocausto «un mito».

Claudio Simeoni

martedì 21 aprile 2009

Questione dei matrimoni omosessuali alla Corte Costituzionale

Matrimoni omosessuali alla Corte Costituzionale
Il problema esiste ed è molto importante, specialmente per spezzare quella morale nella società che è la fonte di disagio sociale che spinge al delitto con motivazioni psicologiche.
Non so quali leggi la Corte Costituzionale sia chiamata a cancellare, ma sicuramente, se il ricorso sarà ammesso, qualunque sia la sentenza della Corte sarà un punto di riferimento per il legislatore anche se un legislatore cristiano tenderà sempre a sputare sulla Corte Costituzionale ogni volta che la Corte riafferma la morale Costituzionale sulla morale cattolica.
La richiesta della Francia per costringere l’ONU a combattere la discriminazione degli omosessuali è stata una decisione importante. In tutte le richieste di diritti dei popoli c’è sempre il tentativo di assicurarsi appoggi politici e sociali. Come avviene per le giustificazioni “morali” che troppo spesso vengono date al razzismo e alla violazione dei diritti religiosi dei singoli individui contro le religioni.
La richiesta è sicuramente importante e vale la pena di seguirla anche se la Corte dovesse decidere fra un anno.
Riporto l’articolo:



Nozze gay, primo round ad una coppia veneziana:
caso alla Corte costituzionale
Il Comune non aveva concesso la pubblicazione dell’avviso di matrimonio.
Il Tribunale: decida la Consulta


di Gianpaolo Bonzio
VENEZIA (21 aprile) - Sarà direttamente la Corte costituzionale a decidere sulla richiesta di matrimonio tra una coppia di uomini. Il caso è stato portato alla luce dai Radicali dell’associazione "Certi diritti" che da tempo si battono per il riconoscimento delle unioni civili tra coppie dello stesso sesso.Si tratta di una svolta di un certo peso, visto che in precedenza molti Comuni bocciavano senza tanti problemi queste richieste di unioni. E invece in questo caso la vicenda ha seguito un percorso diverso.«Davanti alla bocciatura della richiesta di pubblicazione dell’unione tra due persone dello stesso sesso - spiega il segretario nazionale dell’associazione, Sergio Rovasio - i nostri legali hanno assistito la coppia promuovendo un ricorso al Tribunale, visto poi che in altre città europee non ci sono problemi. A questo punto il Tribunale di Venezia, per la prima volta, ha deciso di inviare tutta la documentazione direttamente alla Corte costituzionale».Per l’associazione "Certi diritti", che su questo argomento ha avviato una battaglia di "affermazione civile", la svolta potrebbe aprire nuovi scenari in vista del riconoscimento effettivo del matrimonio civile tra persone dello stesso sesso. Per quanto riguarda la coppia che ha formulato l’istanza di matrimonio va detto che si tratta di persone della provincia di Venezia che lavorano a Milano.Gli avvocati della rete Lenford ricordano che su questa battaglia sono impegnati diversi legali visto che il problema interessa numerose coppie. In questi mesi, inoltre, i professionisti hanno seguito diverse cause relative ai problemi che gli omosessuali hanno avuto in famiglia, nei posti di lavoro e anche a scuola. E secondo l’associazione "Certi diritti" nel nostro Paese è la prima volta che viene garantita una tutela a tutto campo.«Anche alla luce di questa decisione del Tribunale lagunare - aggiunge Rovasio - ci auguriamo che si arrivi presto ad una regolamentazione che sancisca, una volta per tutte, l’assoluta regolarità del matrimonio gay o di altre forme che diano garanzie alle unioni tra le coppie dello stesso sesso».L’avvocato difensore della coppia si dice ottimista e attende con molta fiducia il pronunciamento della Corte costituzionale.«Crediamo fermamente che escludere le coppie dello stesso sesso dalle tutele che discendono dal matrimonio, sia contrario alla nostra Costituzione - afferma Francesco Billotta, il legale della coppia - ma anche agli impegni che l'Italia ha assunto entrando nell'Unione europea. Qui, è bene precisarlo, non stiamo infatti parlando di coppia di fatto, ma di persone che si vogliono sposare, esattamente come qualsiasi coppia che intende essere riconosciuta quale portatrice di diritti e di doveri nei confronti dello Stato. Per i miei assistiti è una soddisfazione vedere che li si considera come una vera e propria famiglia».


Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=55300&sez=NORDEST


Dopo l’azione militare e devastante con cui la chiesa cattolica ha impedito le norme sui Dico e sui Pacs, la società civile ha imboccato nuove strade per convivere senza matrimonio. I figli nati fuori dal matrimonio sono, oggi come oggi, una percentuale sempre maggiore. Le convivenze aumentano e la crisi economica favorisce il cambiamento dei costumi in senso Costituzionale.
Auguriamo un buon cammino anche a questa iniziativa.
Claudio Simeoni

lunedì 20 aprile 2009

Pessime notizie da Ginevra sul razzismo: eppure sarà l'argomento centrale nei prossimi anni.

Che cos’è il razzismo?
Perché alla conferenza di Ginevra tutti si sono arrabbiati?
Perché tutti avevano posizioni razziste da difendere. Sia l’Iran che i paesi Europei che sono usciti; sia l’Italia, gli USA e Israele, stanno difendendo il loro razzismo.
Il razzismo è un DELITTO DELLE ISTITUZIONI. Anche se spesso viene commesso dai singoli individui. Spesso si colpiscono i singoli individui, ma MAI LE ISTITUZIONI RAZZISTE.
E’ questa la difficoltà per discutere di razzismo: il razzismo è ricolto alle persone deboli da chi si ritiene forte nella società e, spesso, occupa ruoli Isituzionali.
Nessuno vuole riconoscere i diritti di chi subisce il razzismo. I razzisti si indignano perché non vengono lasciati in pace a fare il razzismo nei confronti delle persone deboli.
Quando poi qualche imbecille ci casca:

La Cassazione ai bulli: meno grave se contro italiani

Va contestata l'aggravante dell'odio razziale a chi si permette di compiere atti di bullismo nei confronti di un immigrato. Lo si evince da una sentenza con cui la cassazione ha confermato la condanna di un 24enne per violenza privata aggravata pronunciata dalla Corte d'appello di Torino. L'imputato, secondo la ricostruzione degli inquirenti, era alla guida di una vettura con a bordo altri quattro amici, quando, visto un uomo di colore in difficolta' sulla strada (era stato investito da un'auto pirata) invece di prestargli soccorso, aveva urlato l'espressione 'schiaccio il negro', spingendo il piede sull'acceleratore e lanciando la macchina contro il malcapitato, che si era sottratto all'investimento saltando sul marciapiede. Pur modificando l'originaria imputazione di tentato omicidio, i giudici del merito avevano ritenuto che fosse sussistente il reato di violenza privata, aggravata da motivi di discriminazione razziale, come prevede la legge Mancino. Il giovane, nel suo ricorso alla Suprema Corte, aveva pero' sottolineato come la sua condotta fosse dovuta a "vanteria e non ad odio razziale", definendo l'episodio una "smargiassata". Del tutto diversa l'opinione del giudici di piazza Cavour (quinta sezione penale, sentenza n.38217) che hanno confermato la condanna: la condotta dell'imputato "era finalizzata quanto meno ad incutere timore alla persona di colore - si legge nella sentenza - e costituiva chiara manifestazione di disprezzo ed avversione nei confronti di una persona di colore, perche' l'azione era motivata esclusivamente dal fatto che si trattava di una persona appartenente ad una razza diversa". Proprio la "valutazione discriminatoria di inferiorita' della persona di colore - osserva la cassazione - rendeva legittimo, secondo il ricorrente, utilizzare quella persona come semplice oggetto di un gioco pericoloso" e proprio questi "sentimenti di disprezzo razziale, ostilita', desiderio di nuocere ad una persona di razza diversa, di convinzione di avere a che fare con persona inferiore e non titolare degli stessi diritti - sottolineano i giudici di 'Palazzaccio' - alimentano quel conflitto tra le persone che testimonia la presenza dell'odio razziale". Per questo, e' "evidente", conclude la Suprema Corte, che l'azione dell'imputato "avesse oggettivamente finalita' di discriminazione razziale e fosse idonea a fare sorgere negli amici in auto un identico sentimento di disprezzo motivato da motivi razziali".


E allora la Cassazione sentenzia. Ma non troverete mai imputati per razzismo Maroni, Bossi, Alemanno, Gentilini, Calderoli o Borghezio.
Eppure, la loro attività va inserita nel razzismo.
Così, a Ginevra si nasconde il razzismo dell’Europa solo perché i pezzenti non devono aver diritti.

E’ un problema non indifferente, eppure, se Obama vuole intrecciare rapporti diversi con i paesi arabi, dovrà fermare il razzismo nei loro confronti, sia quello USA (che sembra abbia già iniziato a fare) che quello ebreo volto a macellare i Palestinesi per costruire il Grande Israele attraverso la macellazione di milioni di individui. Davanti ai massacri israeliani non bastano le pacche sulle spalle e, forse, a Ginevra si è persa un’occasione: si è tollerato l’atteggiamento di Israele di bombardare e macellare gli iraniani e ci si è scandalizzati per il “linguaggio” dell’Iran. Si tollerano le bombe e ci si scandalizza per le parole!

Perché lo si fa?
Perché ognuno trova conveniente farlo.
La chiamano diplomazia. Però nessuno riflette sugli effetti che ha. Gli USA erano amici di Noriega e bombardarono Panama. Gli USA erano amici di Saddam Hussein, lo finanziarono per attaccare l’Iran, e poi bombardarono Saddam Hussein. Gli USA erano amici dei Talebani e li armarono, erano amici di Bin Laden, e finirono per bombardare i Talebani e dare la caccia a Bin Laden.
Ora sono “amici” di Israele....
Claudio Simeoni

Cassazione e matrimonio; doveri assunti e diritti della persona.

C’è modo e modo anche per rompere un rapporto coniugale. Il matrimonio impone degli obblighi. Obblighi che posono essere sciolti. Ma devono essere sciolti con atti onorevoli, non con atteggiamenti infantili.
E’ il messaggio dell’ultima sentenza della Corte di Cassazione.
Quando le persone assumono un impegno, questo impegno deve essere onorato e quando non è più possibile onorarlo è necessario sciogliere quell’impegno con un comportamento responsabile e onorevole. Un comportamento che rivendica i propri diritti, ma che non antepone ai propri diritti il piacere di danneggiare l’altro.


La Cassazione: il marito piantato
all'improvviso va risarcito

ROMA (18 aprile) - Il coniuge piantato in asso senza preavviso ha diritto ai "danni dell'abbandono". A sancirlo è la Cassazione che ha convalidato il risarcimento del danno patito dall'essere stato lasciato dalla moglie a F.F., un marito di Cagliari che era stato mollato dalla consorte V. M. via lettera. La donna, ricostruisce la sentenza 14981 della Sesta sezione penale, aveva preso carta e penna e aveva scritto al marito che partiva con la figlia e un amico per una breve vacanza. Solo al ritorno la donna messa alle strette dal marito, aveva confessato la sua intenzione di lasciarlo. La moglie era stata processata per violazione degli obblighi di assistenza familiare ed era stata condannata a risarcire il marito per i danni patiti con l'abbandono(Corte appello Cagliari, marzo 2006).Contro la doppia condanna (penale e pecuniaria), la donna si è rivolta alla Cassazione, facendo presente che il marito era stato avvertito tramite lettera e che, solo successivamente, era maturata in lei la convinzione dell'abbandono dato il «regime di vita e di rapporto intollerabile imposto dal marito». La Consulta ha bocciato il ricorso della moglie e ha evidenziato che «alla stregua del tenore della lettera e del comportamento immediatamente susseguente della donna non possono nutrirsi dubbi sulla sua volontà di abbandonare in modo improvviso e definitivo il domicilio domestico trattenendo per di più con sè la bambina, con evidente lesione dei doveri coniugali».Inutili, poi, come scuse addotte dalla donna «il limitato bagaglio che, alla luce della lettera, doveva servire solo a evitare probabili problemi nella realizzazione concreta dell'abbandono» e il «rientro successivo a casa, dovuto - dice la Cassazione - essenzialmente alla reazione del marito per i problemi relativi alla figlia».

Tratto da:
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=55018&sez=HOME_INITALIA

Non sempre giustificazioni che in altri ambiti appaiono sufficienti, lo sono in ogni altro ambito. Spesso non si tratta nemmeno di giustificazioni razionali, ma di giustificazioni opinabili quali giustificazioni della propria soggettività.
Nel difficile compito di mediare fra i doveri assunti con un matrimonio e i diritti del singolo di cercare la felicità, la Corte di Cassazione continua ad agire cercando di mediare continuamente affinché i comportamenti dei cittadini si avvicinino alla morale imposta dalla Costituzione e ei allontanino da quel desiderio di prevaricazione che, purtroppo, l’educazione cattolica, impone.
Claudio Simeoni

domenica 19 aprile 2009

Diritto alla pornografia e repressione morale illegale dei cattolici

Girare film porno non solo non è reato, ma è utile per gli spettatori di una società civile spesso sottomesi alle fobie ossessive del cattolicesimo.
Ciò che la legge non condanna, troppo spesso i cattolici opprimono per imporre la loro morale.
Si tratta di una causa di lavoro in cui i titolari di un negozio volevano controllare la morale della loro dipendente a prescindere dal rapporto di lavoro. In pratica, erano intenzionati a trasformarla in una schiava oltre e al di là del contratto di lavoro. Certamente l’articolo parla di titolari “bigotti”, ma è necessario capire le conseguenze nel rapporto con le persone che quel “bigottismo” implicava. E’ come per la libertà di “opinione” usata per aggredire le persone di religione diversa. Non si tratta di “libertà di opinione”, ma di giustificazione del delinquere.
Riporto dal giornale La Repubblica

Una commessa di Grosseto protagonista di un video a luci rosseè stata costretta alle dimissioni dai titolari per il buon nome del negozio
Gira film hard e viene licenziata
Condannati i datori di lavoro

Il giudice ha dato ragione alla ragazza. Multa salatissimain attesa che venga quantificato il risarcimento danni

GROSSETO - Il film porno le costa il licenziamento dal posto di lavoro. Ma il giudice dà ragione alla ragazza e condanna i suoi datori. La vicenda ha come protagonista una commessa di Grosseto, colpevole, secondo i suoi datori di lavoro, di aver dato corpo alle sue fantasie, diventando protagonista di una pellicola hard. E tutto a loro insaputa. Al momento non è dato sapere come possano aver saputo della seconda attività della loro commessa. Ma una volta accertata l'identità dell'attrice protagonista del filmino a luci rosse, hanno costretto la loro dipendente a rassegnare le dimissioni per il buon nome del negozio. La ragazza, però, non si è data per vinta e ha intrapreso un'intensa battaglia legale contro i suoi principali un po' troppo "bigotti", sfociata anche in sede penale. Il giudice dopo un attento esame della vicenda, non ci ha pensato due volte a dare ragione alla ragazza. Così ha condannato i titolari del negozio al pagamento di una multa salatissima, in attesa che venga quantificato il risarcimento danni, che sarà fissato attraverso un'altra causa intentata dalla giovane.
(18 aprile 2009)
Tratto da:
http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/commessa-film-porno/commessa-film-porno/commessa-film-porno.html


La pornografia è un’attività sana quando non è criminalizzata al fine di costringerla nella sfera dell’illegalità e della criminalità.
Se non comprendiamo che il rispetto delle leggi e delle regole è il fondamento del vivere civile, allora siamo responsabili di razzismo e di tutti quei crimini che la violazione delle leggi e delle norme produce. Troppo spesso le Istituzioni o persona che avevano potere sociale hanno applicato norme religiose integraliste cattoliche creando difficoltà e, pure, incitamento al terrorismo in persone che in realtà volevano soltanto GIUSTIZIA. Cioè il riconoscimento nella società dei propri diritti che le Istituzioni dovevano garantire.

20 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

venerdì 17 aprile 2009

L'Italia, un paese che protegge il razzismo. E gli italiani?

L’Italia sta assumendo il ruolo di paese razzista a fianco di Israele.
E’ l’impressione che emerge dalle dichiarazioni dei capi politici di ogni partito di destra e di sinistra.
Da quando questo governo ha preso il controllo del paese non ha fatto altro che accentuare quella forma di xenofobia che già lo aveva caratterizzato durante la campagna elettorale. Un conto è combattere il crimine e un altro conto è essere complici o tolleranti nei confronti dei criminali per poter criminalizzare intere popolazioni, gruppi o strati sociali.

L’Italia è un paese razzista.
Se da un lato abbiamo le prese di posizione dell’Europa contro l’Italia; riporto:


Immigrati, commissario Consiglio Europa critica Italia

giovedì 16 aprile 2009 16:5


BRUXELLES (Reuters) - Il commissario per i Diritti umani del Consiglio d'Europa ha detto oggi che l'Italia deve migliorare la sua politica verso l'immigrazione e "sradicare" discriminazione e xenofobia, e ha chiesto alle autorità italiane di condannare con più fermezza le manifestazioni razziste.
Il commissario si è anche detto "preoccupato" dei rimpatri forzati di immigrati verso la Tunisia, per il rischio di tortura che corrono nel paese nordafricano.
Lo dice un comunicato dell'ufficio del commissario Thomas Hammarberg diffuso oggi, in occasione della presentazione del rapporto sull'Italia, che fa seguito alla visita di alcuni giorni compiuta in gennaio scorso.
"Sebbene siano stati intraprese iniziative, rimangono serie preoccupazioni sulla situazione dei rom, sulla politica e la pratica verso l'immigrazione e sul mancato rispetto delle misure transitorie impegnative richieste dalla Corte europea dei diritti umani", ha detto Hammarberg.
"Le autorità devono condannare più fermamente tutte le manifestazioni di razzismo e intolleranza e garantire l'effettiva applicazione della legislazione anti-discriminazione".
Il commissario si è soffermato in particolare sulla situazione di rom e sinti, vittime di "un persistente clima di intolleranza", e ha criticato in sostanza il censimento deciso dal governo, preoccupato della "sua compatibilità con gli standard europei che guidano la raccolta e il processamento di dati personali".
Hammarberg ha citato esplicitamente il pacchetto sicurezza ancora in discussione al parlamento italiano, sottolineando i possibili effetti negativi sui diritti dei migranti. "Criminalizzare i migranti è una misura sproporzionata che rischia di provocare ulteriore discriminazione e le tendenze xenofobe nel paese", ha spiegato, definendo la misura che consente ai medici di denunciare gli immigrati irregolari "profondamente ingiusta".
Il commissario ha contestato poi i rimpatri forzati di immigrati, in particolare verso la Tunisia, per motivi di sicurezza, affermando che i rimpatriati nel paese africano rischiano la tortura: "L'Italia ha ignorato le misure transitorie impegnative richieste dalla Corte europea dei diritti umani di fermare le deportazioni, mettendo seriamente in pericolo l'efficacia del sistema europeo di protezione dei diritti umani".
Nei giorni scorsi, il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha detto che nel Cie di Lampedusa sono trattenuti 710 immigrati, "quasi tutti tunisini" che, se il governo non predisporrà misure urgenti, potrebbero tornare in libertà, mentre il capo del Viminale vorrebbe che fossero rimpatriati.

Tratto da:
http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE53F0LL20090416


C’è la presa di posizione dell’Italia contro l’ONU e la ricerca di equilibrio fra i popoli affinché l’integrazione sia compiuta.



(ASCA) - Roma, 17 apr - ''Non ci sono oggi le condizioni per l'Italia per reimpegnarsi nel negoziato della Conferenza Durban II''. Lo ha ribadito il ministro degli Esteri, Franco Frattini, durante la conferenza stampa conclusiva del convegno ''Overcoming nuclear dangers'' che si e' svolto ieri ed oggi alla Farnesina.

ONU/RAZZISMO: FRATTINI, OGGI NO CONDIZIONI PRESENZA ITALIA A DURBAN 2

''L'Italia - ha sottolineato il capo della diplomazia italiana - mantiene l'atteggiamento tenuto finora del disimpegno alla Conferenza, come d'altronde hanno fatto anche gli Stati Uniti''.Frattini ha poi fatto sapere di aver parlato telefonicamente con i colleghi ministri degli Esteri di Gran Bretagna, Francia, Svezia, Olanda, Danimarca e Germania riguardo alla conferenza delle Nazioni Unite contro il razzismo ('Durban 2') che avra' luogo a Ginevra il prossimo lunedi'.Ai leader europei Frattini ha ''presentato i dubbi e le preoccupazioni dell'Italia sulle conclusioni relative a Durban 1, che noi ritenevamo e riteniamo tutt'ora inaccettabili'' sia per quanto riguarda l'antisemitismo sia per il rispetto delle liberta' di espressione ''non sufficientemente garantita''.''Desideriamo - ha poi ribadito il titolare della Farnesina - una conferenza Onu equilibrata e di successo''.''Restiamo impegnati con i colleghi europei fino all'ultima ora - ha concluso - ma, per ora, non ci sono le condizioni'' per il reimpegno italiano

Tratto da:
http://www.asca.it/news-ONU_RAZZISMO__FRATTINI__OGGI_NO_CONDIZIONI_PRESENZA_ITALIA_A_DURBAN_2-824061-ORA-.html


Sta di fatto che gli italiani non subiscono atti di razzismo: almeno per ora. Così il governo italiano ritiene che sviluppare il razzismo gli consenta di convogliare l’attenzione delle persone per poter meglio gestire la crisi in cui si dibatte l’Italia. In realtà è il contrario. Il razzismo spinto dal governo italiano alimenta la crisi e, in particolar modo, i suoi aspetti più distruttivi alimentando la caccia all’immigrato regolare e favorendo la clandestinizzazione degli immigrati al fine di favorire lo sviluppo della criminalità.
L’Italia è umiliata da un ministro come Frattini che pur di compiacere il razzismo di Israele sta umiliando l’Italia.

17 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
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mercoledì 8 aprile 2009

Corte Costituzionale: uguaglianza fra figli naturali e figli legittimi.

La Corte Costituzionale ha sentenziato in merito alle relazioni familiari. Da un lato riconosce che il convivente, proprio per la convivenza, non si è assunto i doveri che il matrimonio impone, ma dall’altro ha riconosciuto che i figli naturali hanno gli stessi diritti dei figli legittimi.
La sentenza è importante perché rimuove un altro tipo di discriminazione voluto e imposto dalla chiesa cattolica.
Quella famiglia che la chiesa cattolica vuole imporre alla società civile mediante il ricatto. Un ricatto che spesso grava sui figli. Già varie norme sono state modificate nel corso di questi anni, ma anche questa rappresenta un passo avanti nella realizzazione di quella Costituzione che ancora oggi, dopo 60 anni, è ancora inapplicata mentre norme incostituzionali continuano a guidare il comportamento di troppe persone.
Riporto l’articolo:


Sale dal 20 al 40% la rendita per i figli naturali di chi è morto sul lavoro
di redazione
Una sentenza della Corte Costituzionale riconosce la disparità di trattamento rispetto alla prole nata da una coppia regolarmente sposata. Ma esclude che al convivente "more uxorio" possa spettare lo stesso beneficio percepito dal coniuge

ROMA - Il figlio naturale di un lavoratore morto in un incidente sul lavoro d'ora innanzi ha diritto non più al 20% ma al 40% della rendita INAIL, per l'evidente disparità con i figli legittimi, nati da una coppia regolarmente sposata, i quali possono godere del "plus" di assistenza che spetta al genitore superstite nella misura del 50% della rendita. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità parziale dell'art.85 (primo comma, numero due) del Testo unico del 1965 relativo alle norme sull'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
La Corte, nella sentenza n. 86 scritta dal giudice Alfio Finocchiaro, ha accolto solo in parte le questioni di legittimità sollevate dal Tribunale di Milano che, in sede civile, era chiamato a decidere su una controversia tra l'INAIL e una donna il cui convivente era morto in un incidente sul lavoro. La Consulta ha escluso - come invece richiesto dal Tribunale - che il convivente "more uxorio" abbia diritto alla stessa rendita percepita dal coniuge del lavoratore deceduto (vale a dire il 50% della retribuzione), ma al contempo ha ampliato i diritti dei figli naturali, altrimenti discriminati rispetto a quelli legittimi.
Nella sentenza la Corte ricorda di aver "ripetutamente posto in evidenza la diversità tra famiglia di fatto e famiglia fondata sul matrimonio, in ragione dei caratteri di stabilità, certezza, reciprocità e corrispettività dei diritti e doveri che nascono soltanto da tale vincolo, individuando le ragioni costituzionali che giustificano un differente trattamento normativo tra i due casi nella circostanza che il rapporto coniugale trova tutela diretta nell'art. 29 della Costituzione". Ecco perché, in materia pensionistica, i giudici costituzionali ribadiscono un principio già sancito nel 2000 secondo cui "la mancata inclusione del convivente "more uxorio" tra i soggetti beneficiari del trattamento pensionistico di reversibilità trova una sua non irragionevole giustificazione nella circostanza che il suddetto trattamento si collega geneticamente ad un preesistente rapporto giuridico che, nel caso considerato, manca".
Ciò premesso, i giudici costituzionali hanno accolto la richiesta del Tribunale di Milano che quantomeno al figlio naturale venga concessa una rendita del 40% (anziché del 20%) fino al compimento dei diciotto anni, pari a quella cui hanno diritto gli orfani di entrambi i genitori. La Consulta in questo caso ha riconosciuto una "discriminazione tra figli naturali e figli legittimi" che si pone in contrasto con gli articoli 3 e 30 della Costituzione. "Infatti mentre la morte del coniuge per infortunio comporta, in presenza di figli legittimi, l'attribuzione della rendita al superstite nella misura del 50% e a ciascuno dei figli nella misura del 20%", spiega la Corte, "la morte per infortunio di colui che non è coniugato e ha figli naturali riconosciuti non comporta l'attribuzione al genitore superstite di alcuna rendita per infortunio, mentre i figli hanno diritto solo al 20% di detta rendita". (fonte INAIL)

Tratto da:
http://www.articolo21.info/5168/editoriale/sale-dal-20-al-40-la-rendita-per-i-figli-naturali.html

Si tratta di una decisione che riafferma il diritto della Costituzione ad essere prevalente sulla morale cristiana che tanti danni ha fatto alla società civile. In un’epoca in cui una percentuale sempre più consistente di bambini nascono fuori dei matrimoni tradizionali le decisioni della Corte Costituzionale rappresentano delle decisioni importanti su cui le persone devono organizzare la propria morale uscendo dalla coercizione cattolica.
Claudio Simeoni

La Corte di Cassazione sentenzia fra la creazione pagana politeista e la creazione cristiana

In Stregoneria sappiamo che la responsabilità di un gesto travalica l’effetto immediato del gesto e si estende nella sequenza dei mutamenti in cui quel gesto, quell’azione o quella decisione interviene. Fa parte del concetto di creazione del Paganesimo Politeista. Zeus non crea dal nulla le cose, ma modifica il suo presente affinché il nuovo, per forza propria e per propria responsabilità, nasca e si manifesta.
In questa sentenza della Corte di Cassazione riscontriamo l’opposizione concettuale della creazione cristiana con la creazione nella Religione Pagana.

Fino a che punto il gestore di un locale è responsabile nel gestire quel locale? Dove inizia la sua responsabilità e dove finisce?
In questo caso, apparentemente banale e legato fatti di cronaca, incontriamo la diversa interpretazione di un fatto da un’ottica cristiana e da un’ottica Pagana Politeista.
Il tribunale di Sondrio e la Corte d’Appello di Milano affermano, facendo proprio il punto di vista cristiano, che i gestori della discoteca non potevano prevedere l’evento. In pratica, dice la Corte d’Appello di Milano, essendo l’uomo creato ad immagine e somiglianza del dio padrone non è in grado di trascendere il momento del suo presente in quanto, tale tipo di trascendenza, non appartiene all’uomo, ma al dio suo creatore.

Per contro, la Corte di Cassazione afferma, assumendo il punto di vista della Costituzione, che, l’episodio in questione, nelle sue possibilità, era già presente nelle scelte delle persone di aprire la discoteca in quanto, dice la Corte, le liti fuori dalle discoteche sono eventi non rari e, dunque, il gestore avrebbe dovuto mettere in atto strutture adeguate per evitare che eventuali liti degenerassero.

La Corte d’Appello di Milano pensa che l’individuo non sia responsabile delle sue scelte oltre la propria sfera personale; la Corte di Cassazione pensa che l’individuo debba agire anche in base alle modificazioni del suo presente.
Riporto l’articolo:




Devono fare tutto il possibile per metterlo in sicurezza"
Cassazione: parcheggi a misura di rissa di fronte alle discoteche, altrimenti il locale deve risarcire i danni
Per la Suprema Corte il proprietario deve costruire 'staccionate alte e protettive' altrimenti è tenuto e ripagare i danni. E soprattutto: "Il diverbio fuori dal locale rappresenta un evento prevedibile"

Roma, 7 apr. - (Adnkronos) - I gestori delle discoteche devono costruire, all'esterno del locale, dei parcheggi antirissa, vale a dire con staccionate alte e 'protettive'. Diversamente, nel caso in cui scoppi una rissa all'esterno del locale notturno, i gestori dovranno risarcire sia i danni patrimoniali che quelli non patrimoniali. Parola di Cassazione secondo la quale oggi ''il diverbio all'uscita di un locale notturno costituisce evento prevedibile''. Di conseguenza i gestori delle discoteche, se non vogliono passare guai giudiziari, devono fare tutto il possibile per mettere in sicurezza lo spiazzo antistante la discoteca. Applicando questo principio, la terza sezione civile (sentenza 8128), ha ribaltato i due verdetti precedenti accordando il risarcimento dei danni patrimoniali e non ai genitori di un giovane di Sondrio, Dario Z. che, il 6 gennaio del 1999, uscito da una discoteca del posto si era azzuffato con un altro giovane nello spiazzo antistante al locale. Dario Z. era finito contro una bassa staccionata e, precipitando sulla strada sottostante, aveva riportato lesioni gravissime che lo avevano, nel corso del giudizio, portato alla morte.

Sia il Tribunale di Sondrio che la Corte d'Appello di Milano, pur riconoscendo ''l'esistenza di una situazione di pericolo costituita dalla staccionata inadeguata'', avevano negato al giovane, deceduto nel corso della causa, il diritto ad essere risarcito sulla base del fatto che i gestori della discoteca non potevano prevedere la rissa. Contro il verdetto negativo della Corte d'Appello milanese del giugno 2004, i genitori di Dario Z. hanno fatto ricorso in Cassazione. Piazza Cavour ha accolto il loro ricorso e ha evidenziato che ''il luogo dove avvenne la caduta dei giovani era una pertinenza del locale e frequentato da un numeroso pubblico'', per cui ''l'omessa predisposizione di una adeguata recinzione di per se' poneva in essere l'imputazione della responsabilita' oggettiva in relazione al possibile verificarsi di un danno cagionato dalla cosa''. Quanto alla rissa scoppiata tra i giovani, Piazza Cavour precisa che questa e' ''all'evidenza una concausa, contestuale alla situazione di pericolo, con l'effetto di aggravamento del danno poiche' la omessa predisposizione di una misura di sicurezza ha reso inevitabile la caduta dei corpi, che altrimenti avrebbero trovato un adeguato riparo''. Sara' ora la Corte d'Appello di Milano a quantificare i danni per i genitori del giovane morto in seguito alla rissa fuori dalla discoteca.


Tratto da:
http://www.adnkronos.com/IGN/Cronaca/?id=3.0.3189861667


Non si tratta di una semplice questione teorica, ma investe la collocazione e il ruolo della persona all’interno della società.
Lo so che questo principio non viene assunto in maniera stabile e sistematica da tutti i magistrati. Se così fosse, molti ingegneri edili sarebbero stati chiamati a rispondere per i danni inferti con le loro scelte edilizie. Molti poliziotti sarebbero in galera chiamati a rispondere per gli effetti delle loro azioni e, molti magistrati, a loro volta, dovrebbero essere in galera per rispondere degli effetti delle loro azioni.
Però, questa questione è aperta.
Il Presidente della Repubblica è responsabile dei suoi atti. Ma lo è anche delle conseguenze dei suoi atti? E fino a dove? Il Presidente del Consiglio è responsabile dei suoi atti? E fino a dove?
Ovvio che un conto sono le responsabilità politiche, quelle morali e quelle giuridiche.
Però la questione, a mio avviso, è questa: qual è il punto di vista che assumiamo quando agiamo o guardiamo il mondo in cui viviamo?
E’ indubbio che la Corte di Cassazione sta cercando un equilibrio fra diversi punti di vista. Però la Corte di Cassazione non fa altro che rispecchiare ciò che si muove nella società cercando, per quanto le è possibile, di guidare la formazione di una morale e di un’etica civile.
Claudio Simeoni

martedì 7 aprile 2009

07 aprile 1979: il trentennale del terrorismo di Pietro Calogero e del Teorema Calogero!

07 aprile 1979: il trentennale del terrorismo.

Allora non c’era il tribunale del riesame e nemmeno il tribunale delle libertà.
Il terrorismo del Teorema Calogero devastava l’Italia.

Torture, arresti arbitrari, processi falsi e prove manomesse. Ricatti agli imputati per impedire loro di difendersi.

Ma che cos’è il Teorema Calogero?

E’ un’interpretazione nazista del sistema giuridico: il dio padrone, Pietro Calogero e i magistrati, asserivano che il mendicante, solo perché mendica, è responsabile di delitto mafioso e strage.

Per il teorema Calogero, chiunque si permetteva di pretendere l’applicazione del diritto Costituzionale era complice dell’ omicidio di Aldo Moro. Poteva essere torturato e incarcerato per anni di carcerazione preventiva grazie al delirio di onnipotenza che il Pubblico Ministero aveva ereditato con il regime fascista e l’odio sociale che la magistratura ha sempre avuto nei confronti dei cittadini.

Poi, le cose cambiarono un po’. La Corte di cassazione prima e poi l’intervento del legislatore misero un freno al delirio terroristico dei Pubblici Ministeri nazisti riequilibrando la società civile.

07 aprile 2009
Claudio Simeoni

Demagogia e ideologia e l'inganno dei partiti politici: deduzione e induzione come metodo d'analisi ideologica.

Demagogia, ideologia, è il grande inganno operato dai partiti politici.

Fino a non molto tempo fa i Partiti Politici affermavano un’ideologia dalla quale facevano discendere le loro decisioni. Le decisioni dei partiti politici erano coerenti, più o meno, con l’ideologia che proclamavano nella situazione sociale in cui facevano politica.

Oggi le cose si sono capovolte. I partiti politici denunciano sia la demagogia che l’ideologia come dei mali da combattere.
Ma la demagogia rappresenta, sia pur in maniera “irragionevole” (irragionevole è necessario stabilire nei confronti di cosa), dei bisogni di massa trasformati in richieste e l’ideologia rappresenta il sistema di idee che stanno alla base di un partito politico o di un movimento politico.

La demagogia è irragionevole nei confronti di una democrazia applicata nella direzione imposta dalla Costituzione, diventa ragionevole quando la Costituzione non viene rispettata dalle Istituzioni e la democrazia, pur mantenendo la sua apparenza, di fatto, viene svuotata in una sorta di dittatura di qualche privilegio che si impone ai cittadini.

Se noi osserviamo, affinché si manifesti una situazione simile, è necessario che una demagogia, manifestata da gruppi di individui, sia riuscita a impedire la Costituzione della Repubblica costringendo gruppi o masse a forme demagogiche di risposta. E’ il caso dei trent’anni della Democrazia Cristiana che impose al paese la demagogia cristiana per impedire la democrazia della Costituzione della Repubblica costringendo le masse ad una rivolta, anche violenta, aprendo una serie di contraddizioni tanto che la Democrazia Cristiana fu cancellata.

Oggi, assistiamo alla demagogia di Berlusconi che attraverso una serie di provvedimenti legislativi sta cancellando la Costituzione della Repubblica al fine di assicurarsi che i cittadini non abbiano diritto alla Costituzione della Repubblica.

Noi assistiamo al tentativo, specialmente da parte del Popolo delle Libertà, di affermare che non è più tempo delle ideologie. Le ideologie appartengono ad un tempo passato e che oggi bisogna superare le ideologie.
L’ideologia può essere definita come un insieme di idee e messe a fondamento dell’agire di un partito: il popolo delle Libertà, ad esempio si è guardato bene dal fare questo. Come si è guardato bene dal definire i principi sociali, politici, economici, giuridici, pediatrici, ecc. che le loro eventuali idee manifestano. Il Popolo delle Libertà si è guardato bene dal definire le sue idee lasciando la libertà ad ogni iscritto di fantasticare su quelle che potrebbero essere le idee del suo partito. Le idee, i principi, di un partito si esprimono mediante le azioni e le scelte di quel partito. L’idea del partito non è quella che il militante afferma, ma è quella che si deduce dalle scelte di quel partito, dalle azioni, dai provvedimenti giuridici. E sono le scelte, i provvedimenti giuridici, le azioni, che dimostrano L’IDEOLOGIA DI QUEL PARTITO.

All’interno di una contrapposizione ideologica, lo scontro è, tutto sommato, abbastanza semplice. Uno dice sono comunista e io, che ho un’idea di che cosa sia la mia idea di comunismo, immagino che cosa lui faccia o farebbe se dovesse agire. Uno dice, sono socialista, nazista, democristiano, ed io che ho un’idea di che cosa sia socialista, nazista, democristiano, immagino che cosa lui faccia o farebbe se dovesse agire. Nello scontro ideologico io proietto la mia idea sulle intenzioni dell’altro. Uso il processo deduttivo: da ciò che lui afferma di essere io deduco...

Ma quando un partito politico afferma che non c’è più l’ideologia e fa comunque scelte giuridiche, provvedimenti legislativi, azioni di governo o di opposizione, significa che l’IDEOLOGIA C’E’!
L’ideologia c’è, ma viene nascosta per proteggere intenzioni devastanti, cattive.
Solo che per individuare l’ideologia che muove quel partito non posso più usare il metodo deduttivo, ma devo ricorrere al METODO INDUTTIVO!

Non posso più scendere dal complesso di idee e determinare le azioni di un partito; devo, invece, partire dalle azioni del partito per individuare il suo complesso di idee.

Qual è l’ideologia del popolo delle Libertà?
Ciò che le scelte e le azioni del partito dimostrano. Il metodo induttivo richiede una grande capacità analitica e una conoscenza approfondita delle ideologie politiche e sociali. E’ un metodo difficilmente applicabile dalle masse e queste vengono facilmente ingannate.
Qual è oggi l’ideologia di Rifondazione Comunista? Quella che le sue azioni dimostrano. Non è più il “comunismo” come è stato conosciuto dall’ideologia che portò alla nascita della Democrazia. Qual è l’ideologia del Partito Democratico? Quella che si deduce dalle sue scelte, dalle sue azioni.
E l’inganno come funziona? Nell’attivare le aspettative delle persone in base a sollecitazioni emotive che la collocazione politica di quel partito richiama alla mente. Non attenzione alle azioni per individuare l’ideologia del partito, ma distratti nei confronti delle scelte con un’attenzione concentrata su aspettative desiderate che quel partito evoca verbalmente ma nega mediante le azioni.
Fra aspettative desiderate evocate dall’attesa nell’individuo e le azioni di quel partito che finisce per condannare all’attesa perpetua l’individuo, scoppia l’esigenza demagogica dell’individuo che attende. L’individuo che attende non ha colto lo stridere fra ideologia immaginata e azioni del suo partito tanto da non cogliere come quel partito, di fatto, (PdL, PD, UdC) ha imposto la demagogia che ha privato i cittadini della democrazia.
Quando scoppia la contraddizione nella vita dei cittadini, allora si coniano nuovi nomi e nuove categorie (ho sentito “cesarismo” e ho sentito “soluzioni sudamericane”) per non usare le categorie ideologiche che ben definiscono azioni, scelte giuridiche, scelte sociali e scelte politiche, di quei partiti e dei loro militanti.
Da qui le contraddizioni sociali. La popolazione percepisce la necessità di ripristinare, anche in maniera violenta, la legalità democratica.
Claudio Simeoni

venerdì 3 aprile 2009

Corte di Cassazione e i diritti del cittadino nei confronti delle Istituzioni

Ancora una volta la Corte di Cassazione stabilisce il diritto del cittadino contro le omissioni delle Istituzioni.
Quante volte i cittadini hanno dovuto scontrarsi contro muri di gomma in cui le Istituzioni prendevano in giro i cittadini?
I cittadini, che sotto il regime fascista e nazista sono oggetti di possesso delle Istituzioni, in Democrazia sono i reali fruitori di diritti civili che devono essere ottemperati dalle Istituzioni.
Le sentenze della Corte di Cassazione, ancora una volta, vanno in questa direzione stemperando gli eccessi di sbilanciamento giuridico che troppo spesso i magistrati periferici fanno.

E ora ''il silenzio omissivo'' o gli eventuali ritardi saranno pagati a caro prezzo

Roma, 2 apr. (Adnkronos) - Giro di vite sui dipendenti pubblici che, con il loro silenzio o con risposte date in ritardo, non danno risposte immediate alle richieste del cittadino. La Cassazione ha infatti convalidato la condanna per omissione in atti d'ufficio nei confronti di un ingegnere del Comune di Castelvetrano, Antonino S., addetto ai servizi tecnici, colpevole di non aver dato una risposta alla formale richiesta di una cittadina, Giuseppa C. che, in quanto destinataria di un provvedimento di espropriazione, aveva chiesto al tecnico di prendere visione dell'atto di cessione al Comune da parte della Regione Siciliana di aree destinate alla realizzazione di un parcheggio. Nonostante la signora avesse fatto una richiesta formale il 13 aprile del 2000, Antonino S. non le aveva mai dato una risposta esauriente. Da qui la denuncia e la condanna dell'ingegnere per omissioni di atti d'ufficio sancita dal Tribunale di Marsala, dalla Corte d'Appello di Palermo e oggi dalla Cassazione. Scrivono i supremi giudici della VI sezione penale (sentenza 14466) che rischia una condanna per omissione di atti di ufficio punito dall'art. 328 c.p. il dipendente della Pubblica amministrazione che nei confronti del cittadino temporeggia davanti alle sue richieste o resta in silenzio.''Resta ingiustificato - scrivono gli 'ermellini' - il silenzio omissivo del pubblico ufficiale perche', nell'economia del delitto di cui all'art. 328 c.p., una volta individuato l'interesse qualificato alla conoscenza da parte del richiedente, anche la risposta negativa dell'ufficio adito, in termini di indisponibilita', oppure di parziale disponibilita' della documentazione richiesta, fa parte del contenuto dell'atto dovuto al cittadino, il quale, sull'informazione negativa, puo' organizzare la sua strategia di tutela, oppure rinunciare in modo definitivo ad ogni diversa sua pretesa''. La severita' della norma, aggiunge Piazza Cavour, e' ''posta a tutela del privato ed e' strutturata in modo da impedire sacche di indebita inerzia nel compimento di atti dovuti''. Sulla stessa lunghezza d'onda anche la Corte d'Appello di Palermo che, il 21 marzo 2006 aveva confermato la condanna per omissione di atti d'ufficio nei confronti dell'ingegnere comunale. Inutile il suo ricorso in Cassazione volto ad attenuare il suo silenzio colpevole: Piazza Cavour ha respinto il ricorso avvertendo che d'ora in avanti ''il silenzio omissivo del pubblico ufficiale'' o gli eventuali ritardi nelle risposte al cittadino si pagheranno a caro prezzo.

Tratto da:
http://www.adnkronos.com/IGN/Cronaca/?id=3.0.3170754480


In Italia non è chiara la differenza fra un regime fascista e un regime democratico, né sono chiare le diverse modalità di relazione sociale fra i due regimi. L’Italia non ha mai rotto col regime assolutista fascista che si è sempre riprodotto nelle decisioni di organi istituzionali più preoccupati di difendere i propri privilegi formali che non ad ottemperare ai propri doveri.
Claudio Simeoni

Buttiglione e l'odio contro la Costituzione dei cattolici.

In effetti, l’ideologia cattolica è incostituzionale quando, uscita dal privato, viene imposta alla società civile.
L’ideologia cattolica è il fondamento ideologico del nazismo e del fascismo. Quel fondamento che portò alla costruzione dei campi di sterminio negando la persona e l’uomo al fine di trasformarlo in una bestia posseduta dal dio padrone o dallo stato padrone.
La Costituzione è l’oggetto giuridico che impone alla Istituzioni il riconoscimento dei cittadini come persone; come portatori di diritti proprio contro il dio padrone cristiano e i vari vicari che ne fanno la sua volontà.
La legge sulla fecondazione assistita, come formulata, era un atto di terrorismo contro la Costituzione. Come lo è il negare alle persone la gestione del loro corpo sia per quanto riguarda l’inalienabile diritto alla morte sia per quanto riguarda la decisione soggettiva di abortire.
Negare il diritto alla persona è un atto di terrorismo contro la Costituzione e contro la società civile.
Cosa diversa per Buttiglione che nel suo odio si identifica con l’onnipotenza del dio padrone e pretende che le persone siano bestiame in ginocchio davanti al suo padrone:
Riporto:

Fecondazione assistita, Buttiglione:
"La Costituzione è stata tradita"
Il presidente dell'Udc al 'Corriere della Sera' sulla sentenza della corte costituzionale:
"Anche i cattolici potrebbero non difendere più la carta fondamentale se si pretende di cambiarla con interpretazioni evolutive”

Roma, 3 apr. - (Adnkronos) - La Costituzione e' stata tradita. E "se si pretende di cambiare la carta fondamentale attraverso interpretazioni evolutive", neanche i cattolici la difenderanno piu'. E' quanto afferma il presidente dell'Udc, Rocco Buttiglione (nella foto), in una intervista al 'Corriere della Sera', a proposito della sentenza della corte costituzionale sulla fecondazione assistita. I giudici "vogliono spostare in avanti l'equilibrio dei valori costituzionali credendo di seguire una presunta direzione di marcia della storia", ha spiegato Buttiglione. Ma in realta' tocca al Parlamento interpretare i mutamenti sociali e la Corte "deve intervenire solo in presenza di grossolane violazioni dei principi costituzionali". Le interpretazioni di questi "giurisperiti libertari radicali", secondo il presidente dell'Udc, fanno piuttosto correre il rischio "che i cattolici con il cuore si stacchino dalla Costituzione". Perche' "non sarebbe piu' la loro" e verrebbe meno "il patto sottostante", che, ha ricordato Buttiglione, si basa "sull'equilibrio tra la tradizione liberale, la tradizione del movimento socialista e del movimento cattolico". Se poi qui "ognuno dichiara anticostituzionale cio' che non gli piace - prosegue il presidente - allora bisogna tornare a mettere ai voti la costituzione" e nel frattempo "io potrei dire che l'aborto e' anticostituzionale, ma non lo faccio".


Tratto da:
http://www.adnkronos.com/IGN/Edicola/?id=3.0.3174571142

Si tratta del terrorismo. Terrorismo che viene imposto da Berlusconi, Tremonti, Bondi, Casini, in odio alla società civile che pretende il rispetto della Costituzione.
La Costituzione non va difesa: VA RISPETTATA. Ma soprattutto va OTTEMPERATA!
Terroristi criminali come De Gasperi, Scelba, Fanfani, Moro, Andreotti, Rumor, ecc., hanno insanguinato il paese proprio aggredendo la Costituzione in funzione del diritto del dio padrone di stuprarne i cittadini. Di quell’aggressione criminale ancora si stanno pagando le conseguenze nelle affermazioni deliranti e naziste di Buttiglione che quando non riesce a far fesse le persone sottraendole al diritto Costituzionale inveisce contro la Costituzione per i suoi interessi e quelli del suo padrone.
Solo i delinquenti continuano ad imporre il creazionismo per stuprare le società civili come Buttiglione. L’assolutismo del loro padrone contro la Democrazia della Costituzione. E, nel far questo, incitano l’attività criminale delle mafie contro i cittadini indifesi.
Di anticostituzionale c'è solo il cristianesimo!
VERGOGNA!
Claudio Simeoni

mercoledì 1 aprile 2009

Legge sulla fecondazione assistita: la Corte Costituzionale accoglie ricorsi.

Ancora una volta si dimostra come il governo Berlusconi agisca contro la Costituzione.
Il Governo Berlusconi ha offeso la Costituzione con la legge 40 sulla fecondazione Assistita.
Secondo la Corte Costituzionale il Governo Berlusconi ha messo in atto un atto terroristico nei confronti dei cittadini violando e offendendo principi fondamentali dei cittadini. Un vero e proprio atto di terrorismo sociale al fine di favorire le attività criminali della chiesa cattolica.

Roma 1 aprile 2009
Fecondazione.
La Consulta boccia la legge 40: no al limite dei 3 embrioni

La Corte costituzionale ha accolto due dei tre ricorsi presentati dai radicali e dall'associazione Luca Coscioni contro la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. In particolare sarebbe caduto il principio dell'intangibilita' dell'embrione.
I giudici della Consulta erano chiamati a decidere sulla legittimita' dell'articolo 14 comma 2 e 3.
In discussione il fatto che, secondo la legge approvata dal Parlamento, le tecniche di produzione degli embrioni non devono creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre e il fatto che la crioconservazione di embrione e' vietata salvo ipotesi del tutto eccezionali.
Norme che, secondo i fautori del ricorso parzialmente accolto dai giudici della Corte costituzionale, risulterebbe in contrasto con gli articoli 2, 3, 13 e 32 della Costituzione.

Tratto da:
http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=112967


La Corte Costituzionale ha dichiarato l' illegittimità dell' art. 14 comma 2, della legge 18 febbraio 2004, n. 40, dice una nota della Consulta, «limitatamente alle parole ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre» embrioni. La Corte ha anche dichiarato incostituzionale il comma 3 dello stesso articolo «nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna».La Consulta ha infine dichiarato inammissibili per difetto di rilevanza nei giudizi principali le questioni di legittimità costituzionale degli articoli 6, comma 3, e 14, commi 1 e 4. (dal sito dell'Unità)

Al di là di quanto si può dire, sta di fatto che il Governo Berlusconi è sempre più sprezzante nei confronti dei cittadini e questo, è verametne un’offesa: umiliare la Costituzione per sostituirla con il dio padrone dei cristiani. Quanto sangue è stato versato per costruire la libertà Costituzionale!
Claudio Simeoni