giovedì 23 aprile 2009

I genitori sono responsabili dell'educazione data ai loro figli: sentenza della Corte di Cassazione

Bene ha fatto la Corte di Cassazione ad emettere questa sentenza: i figli non sono creati ad immagine e somiglianza del dio padrone. Pertanto, il loro divenuto, dipende dall’impegno che i genitori hanno profuso durante la loro crescita.
E’ necessario dire che i genitori ignorano il dovere di trasmettere ai figli la conoscenza e l’uso delle norme della società civile. Ometto di far comprendere ai loro figli l’uso e l’opportunità di seguire le regole. Omettono di far comprendere come la regola serva a loro e come essi devono imparare a sfruttarla a proprio vantaggio, ma non per essere più furbi del loro avversario, ma per essere furbi nella costruzione del loro futuro. Perché la società e l’ambiente in cui viviamo pratica degli agguati alle persone e se non si è preparati, spesso, si deve rinunciare al nostro futuro.
Nello stesso tempo si deve essere nelle condizioni di non danneggiarci facendo danni ad altri.
Genitori che nella loro identificazione col dio padrone si sentono furbi e bravi e anziché spiegare ai loro figli i problemi che la vita presenta loro preferiscono presentare ai loro figli il loro delirio di onnipotenza incitando i loro figli ad identificarvisi.

Bene ha fatto la Corte di Cassazione a dichiarare la responsabilità dei genitori per aver pensato che i loro figli siano bestiame e che è inutile sprecare impegno per costruire dei cittadini, non solo rispettosi delle regole, ma fruitori di quelle regole nella costruzione del loro futuro.
Riporto la notizia:



Cassazione, figli in motorino senza casco?
Colpa dei genitori che non li hanno educati

ROMA (23 aprile) - I ragazzi che in motorino non mettono il casco è perché non sano stati bene educati dai loro genitori, quindi, in caso di incidente, per la Cassazione sono mamma e papà a dover pagare i danni. Applicando questo principio, al terza Sezione civile (sentenza 9556) ha respinto il ricorso di Salvatore e Anna N., genitori di un ragazzo di Potenza che, nell'agosto del '90, quando ancora non aveva compiuto i 18 anni, alla guida del proprio ciclomotore senza indossare il casco su una strada provinciale ad Avigliano, si scontrava con la vespa sulla quale c'era Rocco M., un giovane che moriva alcuni giorni dopo l'incidente. Riconosciuta la responsabilità di Vito N. per il 70%, la Corte d'Appello di Potenza, nel marzo 2005, condannava i suoi genitori a risarcire i famigliari di Rocco per i danni morali patiti, oltre alle spese sostenute dai genitori del ragazzo deceduto per l'incidente, imponendo loro anche di pagare al 50% le spese processuali. Una decisione condivisa in pieno da piazza Cavour che, nel respingere il ricorso di Salvatore e Anna N., ha evidenziato come «lo stato di immaturità, il temperamento e la cattiva educazione del minore possono desumersi anche dalle modalità del fatto ed è pacifico che il figlio non indossava il casco». Scrivono infatti i supremi giudici che in base all'articolo 2048 C.c. i genitori di un minorenne hanno «doveri di natura inderogabile finalizzati a correggere comportamenti non corretti e, quindi, meritevoli di costante opera educativa, onde realizzare una personalità equilibrata, consapevole della relazionalità della propria esistenza e della protezione della propria ed altrui persona da ogni accadimento consapevolmente illecito». Ora, dice la Cassazione, data «una certa dimestichezza con i veicoli» che Vito N. aveva nonostante fosse minorenne, è evidente che il fatto che non indossasse il casco fosse da attribuirsi alla «cattiva educazione» impartita dai genitori. Poco importa, come hanno tentato di difendersi loro, se il ragazzo avesse avuto due esperienze lavorative. Questo, dice piazza Cavour, «non è sufficiente a fornire la prova liberatoria della presunzione della culpa in educando». Insomma, conclude la Suprema Corte, il fatto che il ragazzo non avesse il casco dimostra che non «era stata impartita al figlio un'educazione normalmente sufficiente ad impostare una corretta vita di relazione in rapporto al suo ambiente, alle sue abitudini, alla sua personalità».


Fonte:
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=55629&sez=HOME_INITALIA&ssez=CRONACANERA



Lungo è il cammino della società per assumere come metro l’etica Costituzionale, ma se ciò non avverrà non ci sarà futuro. In questo caso, ogni generazione sarà costretta a ricominciare a sbagliare da capo data la presenza di genitori che non trasmettono ai loro figli il patrimonio di errori che hanno commesso.
Il genitore deve imparare a non presentarsi ai propri figli come l’immagine del dio, dell’arrivato. Di colui che non si modifica né che cerca di migliorare il proprio presente. Deve iniziare a presentarsi ai propri figli come un individuo che affronta il mondo con tutti i suoi problemi e con tutte le sue difficoltà cercando di fornire ai propri figli gli strumenti per affrontare quelle difficoltà che, almeno per quanto sta alla sua esperienza, si presenteranno nella loro vita.

Questo ha indicato la Corte di Cassazione in questa sentenza.
Claudio Simeoni

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