mercoledì 8 aprile 2009

La Corte di Cassazione sentenzia fra la creazione pagana politeista e la creazione cristiana

In Stregoneria sappiamo che la responsabilità di un gesto travalica l’effetto immediato del gesto e si estende nella sequenza dei mutamenti in cui quel gesto, quell’azione o quella decisione interviene. Fa parte del concetto di creazione del Paganesimo Politeista. Zeus non crea dal nulla le cose, ma modifica il suo presente affinché il nuovo, per forza propria e per propria responsabilità, nasca e si manifesta.
In questa sentenza della Corte di Cassazione riscontriamo l’opposizione concettuale della creazione cristiana con la creazione nella Religione Pagana.

Fino a che punto il gestore di un locale è responsabile nel gestire quel locale? Dove inizia la sua responsabilità e dove finisce?
In questo caso, apparentemente banale e legato fatti di cronaca, incontriamo la diversa interpretazione di un fatto da un’ottica cristiana e da un’ottica Pagana Politeista.
Il tribunale di Sondrio e la Corte d’Appello di Milano affermano, facendo proprio il punto di vista cristiano, che i gestori della discoteca non potevano prevedere l’evento. In pratica, dice la Corte d’Appello di Milano, essendo l’uomo creato ad immagine e somiglianza del dio padrone non è in grado di trascendere il momento del suo presente in quanto, tale tipo di trascendenza, non appartiene all’uomo, ma al dio suo creatore.

Per contro, la Corte di Cassazione afferma, assumendo il punto di vista della Costituzione, che, l’episodio in questione, nelle sue possibilità, era già presente nelle scelte delle persone di aprire la discoteca in quanto, dice la Corte, le liti fuori dalle discoteche sono eventi non rari e, dunque, il gestore avrebbe dovuto mettere in atto strutture adeguate per evitare che eventuali liti degenerassero.

La Corte d’Appello di Milano pensa che l’individuo non sia responsabile delle sue scelte oltre la propria sfera personale; la Corte di Cassazione pensa che l’individuo debba agire anche in base alle modificazioni del suo presente.
Riporto l’articolo:




Devono fare tutto il possibile per metterlo in sicurezza"
Cassazione: parcheggi a misura di rissa di fronte alle discoteche, altrimenti il locale deve risarcire i danni
Per la Suprema Corte il proprietario deve costruire 'staccionate alte e protettive' altrimenti è tenuto e ripagare i danni. E soprattutto: "Il diverbio fuori dal locale rappresenta un evento prevedibile"

Roma, 7 apr. - (Adnkronos) - I gestori delle discoteche devono costruire, all'esterno del locale, dei parcheggi antirissa, vale a dire con staccionate alte e 'protettive'. Diversamente, nel caso in cui scoppi una rissa all'esterno del locale notturno, i gestori dovranno risarcire sia i danni patrimoniali che quelli non patrimoniali. Parola di Cassazione secondo la quale oggi ''il diverbio all'uscita di un locale notturno costituisce evento prevedibile''. Di conseguenza i gestori delle discoteche, se non vogliono passare guai giudiziari, devono fare tutto il possibile per mettere in sicurezza lo spiazzo antistante la discoteca. Applicando questo principio, la terza sezione civile (sentenza 8128), ha ribaltato i due verdetti precedenti accordando il risarcimento dei danni patrimoniali e non ai genitori di un giovane di Sondrio, Dario Z. che, il 6 gennaio del 1999, uscito da una discoteca del posto si era azzuffato con un altro giovane nello spiazzo antistante al locale. Dario Z. era finito contro una bassa staccionata e, precipitando sulla strada sottostante, aveva riportato lesioni gravissime che lo avevano, nel corso del giudizio, portato alla morte.

Sia il Tribunale di Sondrio che la Corte d'Appello di Milano, pur riconoscendo ''l'esistenza di una situazione di pericolo costituita dalla staccionata inadeguata'', avevano negato al giovane, deceduto nel corso della causa, il diritto ad essere risarcito sulla base del fatto che i gestori della discoteca non potevano prevedere la rissa. Contro il verdetto negativo della Corte d'Appello milanese del giugno 2004, i genitori di Dario Z. hanno fatto ricorso in Cassazione. Piazza Cavour ha accolto il loro ricorso e ha evidenziato che ''il luogo dove avvenne la caduta dei giovani era una pertinenza del locale e frequentato da un numeroso pubblico'', per cui ''l'omessa predisposizione di una adeguata recinzione di per se' poneva in essere l'imputazione della responsabilita' oggettiva in relazione al possibile verificarsi di un danno cagionato dalla cosa''. Quanto alla rissa scoppiata tra i giovani, Piazza Cavour precisa che questa e' ''all'evidenza una concausa, contestuale alla situazione di pericolo, con l'effetto di aggravamento del danno poiche' la omessa predisposizione di una misura di sicurezza ha reso inevitabile la caduta dei corpi, che altrimenti avrebbero trovato un adeguato riparo''. Sara' ora la Corte d'Appello di Milano a quantificare i danni per i genitori del giovane morto in seguito alla rissa fuori dalla discoteca.


Tratto da:
http://www.adnkronos.com/IGN/Cronaca/?id=3.0.3189861667


Non si tratta di una semplice questione teorica, ma investe la collocazione e il ruolo della persona all’interno della società.
Lo so che questo principio non viene assunto in maniera stabile e sistematica da tutti i magistrati. Se così fosse, molti ingegneri edili sarebbero stati chiamati a rispondere per i danni inferti con le loro scelte edilizie. Molti poliziotti sarebbero in galera chiamati a rispondere per gli effetti delle loro azioni e, molti magistrati, a loro volta, dovrebbero essere in galera per rispondere degli effetti delle loro azioni.
Però, questa questione è aperta.
Il Presidente della Repubblica è responsabile dei suoi atti. Ma lo è anche delle conseguenze dei suoi atti? E fino a dove? Il Presidente del Consiglio è responsabile dei suoi atti? E fino a dove?
Ovvio che un conto sono le responsabilità politiche, quelle morali e quelle giuridiche.
Però la questione, a mio avviso, è questa: qual è il punto di vista che assumiamo quando agiamo o guardiamo il mondo in cui viviamo?
E’ indubbio che la Corte di Cassazione sta cercando un equilibrio fra diversi punti di vista. Però la Corte di Cassazione non fa altro che rispecchiare ciò che si muove nella società cercando, per quanto le è possibile, di guidare la formazione di una morale e di un’etica civile.
Claudio Simeoni

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