mercoledì 22 aprile 2009

Mahmoud Ahmadinejad, l'ONU, il razzismo, Israele, l'Italia: e le umiliazioni della Costituzione.

Quando si parla di razzismo noi condanniamo il razzismo sia nelle affermazioni che nelle azioni.

Le affermazioni sono razziste quando incitano alle azioni di danneggiamento di una razza o di una religione; le azioni che danneggiano una razza o una religione sono sempre e comunque razziste.

E’ il problema che si è manifestato nella conferenza ONU di Ginevra in cui degli stati, che hanno fatto azioni razziste, si sono dissociati dall’assemblea ONU affermando che esiste un “diritto di opinione” che deve essere garantito. In sostanza, questi Stati hanno affermato che le aggressioni all’Islam non possono essere censurate in quanto, tali aggressioni, spesso di ordine verbale, ricadono sotto il diritto delle opinioni.
In pratica l’Italia, non partecipando al summit vuole difendere le posizioni di Calderoli come delle opinioni e non come atteggiamenti razzisti. Le aggressioni di esponenti di governo all’Islam come la manifestazione di opinioni e non come atti di incitamento razzista che impedisce, di fatto, ai musulmani la costruzione di luoghi di culto. Lo impedisce con le stesse motivazioni con cui venne organizzata l’opinione pubblica in relazione alle leggi razziali durante il fascismo.

Indubbiamente le affermazioni di Mahmoud Ahmadinejad dell’Iran sono pesanti.
Pesano come un macigno sulla coscienza delle persone. Ma non dimentichiamo i precedenti. Non dimentichiamo che gli USA, per razzismo, finanziarono Sadam Hussein affinché attaccasse l’Iran, e ne nacque una guerra furibonda. Quelle non sono parole, SONO BOMBE! Carter, con Bush alla CIA, tentarono un’invasione dell’Iran (e si impantanarono). Gli stessi USA bombardarono la Libia e ammazzarono la figlia di pochi mesi di Gheddafi.

Le bombe sono sempre razziste; le parole non sempre. Anche quando sono dure o sono pronunciate da persone che non ci piacciono. Restano, pur sempre delle parole. Se i paesi occidentali sono disposti ad affermare che le vignette danesi erano espressione di opinioni, mentre io sostengo che erano delle ingiurie razziste, perché le parole di Mahmoud Ahmadinejad vengono catalogate come razziste e non come espressione di opinione?

E’ Israele che ha chiesto le bombe a penetrazione agli USA per distruggere l’economia e la società Iraniana. E’ Israele, in possesso della bomba atomica, che incita all’odio militare contro l’Iran esattamente come partecipò alla campagna razzista contro l’Iraq. Se la campagna contro il “perfido ebreo” portò alle leggi razziali perché tale campagna era organizzata dallo Stato Italiano; la campagna contro il “perfido Iraq con le armi chimiche e le armi di distruzione di massa” portò all’annientamento del popolo iracheno: 700.000 morti molti dei quali grondano sulle mani dell’Italia (che per Costituzione ripudia la guerra, dello Stato di Israele e degli USA).
Sta di fatto che le bombe al fosforo e gli ebrei che mettono i bambini davanti ai carri armati per distruggere la popolazione e la sopravvivenza di Gaza, è un dato fattivo. E’ una manifestazione di feroce razzismo.
Che poi questo razzismo faccia comodo all’Italia, agli USA, a Israele e che nazioni come l’Australia e il Canada che si sono macchiati di feroci delitti di razzismo nei confronti delle popolazioni autoctone, abbiano interesse a non essere messe sotto accusa, è un altro discorso.

Il razzismo si fa sempre e solo contro le persone deboli. Economicamente e socialmente deboli.
Destabilizzare l’area mediorientale prima che la crisi economica si riversi sullo stato d’Israele era l’obiettivo primario di Israele.

Una richiesta agli Stati: se dovete fare una guerra di potere, non prendete per i fondelli le popolazioni. Se volete macellare le popolazioni Afgane, non venite a raccontare frottole sulla condizione delle donne o dell’infanzia. Agli stati la condizione delle persone non frega assolutamente nulla; è solo un pretesto per creare consenso alle loro aggressioni.

Se si vuole combattere una situazione sociale, o religiosa, è indispensabile mettere ordine nei propri Stati e nelle proprie Nazioni. Uno stato non può appoggiare le guerre di religione fra cristiani, musulmani, ebrei, induisti e buddisti. Uno stato deve mantenere la propria etica e deve saper essere consapevole che solo il rispetto, da parte sua, della sua etica gli permette di mantenere una distanza fra chi vorrebbe scatenare guerre di religione. Ma finché Frattini, Alfano e Calderoli, esaltano il dio padrone cristiano, anziché il dettato Costituzionale allora hanno PAURA a partecipare alla Conferenza dell’ONU sul razzismo perché, essi stessi, in contrapposizione e in offesa alla Costituzione, manifestano il razzismo e hanno paura di essere messi sotto accusa: come, del resto, sta facendo l’Unione Europea.
Obama stesso, nel risolvere la questione delle torture della CIA è consapevole che la violazione dell’etica in funzione dell’assolutismo del dio padrone voluto da Bush ha finito per distruggere l’immagine degli USA nel mondo e ha aperto le porte all’attività dei truffatori che hanno dato il via all’attuale crisi economica. La violazione dell’etica ha imposto spese militari per distruggere l’islam in Iraq tali da impedire agli USA di arricchire la loro società.
La mancanza di etica e il delirio di onnipotenza ha portato Berlusconi a schierarsi con Bush e a partecipare al massacro in Iraq offendendo i valori etici italiani.
Ogni persona, e la Corte di Cassazione ha stabilito i parametri, come si deve fare per "combattere" o confrontarsi con una religione. Ciò che è legale (obbediente ai limiti imposti dalla Costituzione) e ciò che è illegale (manifestazione di razzismo e incitamento all'odio). Ciò che è legale richiede molto lavoro e molto studio oltre che un'etica personale; ciò che è illegale necessita solo di un delirio patologico di onnipotenza e di mezzi fisici: coltelli, bastoni, carri armati e bombe!
Quelle di Mahmoud Ahmadinejad sono parole, quelle di Israele, USA, Italia, sono bombe lanciate su una popolazione che si doveva distruggere: si chiama razzismo!

Riporto:

PAESI ASSENTI E I PRESENTI- Israele, Canada, Stati Uniti, Italia, Germania, Olanda, Svezia ed Australia non partecipano ai lavori, temendo una replica delle manifestazioni antisemite che avevano contrassegnato la precedente riunione delle Nazioni Unite contro il razzismo, nel 2001 a Durban (Sudafrica). I Paesi assenti contestano il documento finale della conferenza e i controversi riferimenti a Israele e alla «diffamazione delle religioni». E certamente le defezioni sono state favorite anche dalla presenza del presidente iraniano, noto per le violente diatribe contro Israele e per aver definito l'Olocausto «un mito».

Claudio Simeoni

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