domenica 24 maggio 2009

Corte Costituzionale, legge sull'introduzione del dialetto friulano e le necessità degli Italiani.

La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità Costituzionale di una serie di norme relative all’introduzione del dialetto del Friuli Venezia Giulia nei provvedimenti amministrativi. La legge del Friuli Venezia Giulia n. 29 del 2007 relativa “Norme per la tutela, valorizzazione e promozione della lingua friulana” era in contrasto con la legge N. 482 del 1999 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche e storiche”.
La legge sull’introduzione del “friulano” erano state introdotte dalla giunta di Riccardo Illy con l’appoggio della Lega.
A ricorrere alla Consulta è stato il Consiglio dei Ministri le cui ragioni sono state accolte dalla Corte Costituzionale con la sentenza N. 159.

Sono state cassate le norme che prevedevano:

“l'obbligo generale «per gli uffici dell'intera regione», anche al di fuori del territorio di insediamento del gruppo linguistico, di «rispondere in friulano alla generalità dei cittadini che si avvalgono del diritto di usare tale lingua», nonché il diritto degli organi collegiali degli enti locali e regionali di utilizzare il friulano escludendo la previsione di un'immediata traduzione in lingua italiana.bocciata la facoltà per i Comuni di adottare toponimi anche nella sola lingua friulana, e anche il previsto silenzio-assenso in base al quale è da intendersi un via libera all'insegnamento del friulano a scuola il fatto che i genitori non abbiano comunicato il rifiuto all'insegnamento della lingua locale. Bocciato infine anche l'obbligo dell'insegnamento del friulano a scuola per almeno un'ora a settimana.”

Il problema si pone per ogni altro dialetto che ha pretese di essere una lingua come il Veneto o il Lombardo.
Se può apparire romantico e attivare sentimenti nostalgici ciò che appartiene al “buon vecchio tempo antico”, nella realtà non c’è nulla di buono in ciò che è antico.
C’è una chiusura di alcune regioni italiane al proprio futuro con un relativo processo di chiusura nei confronti dei ragazzi.

Nulla vieta alle persone di farsi una cultura relativa ad un patrimonio linguistico locale, ma questa cultura non può essere delegata alla scuola che per sua natura deve attrezzare i giovani per affrontare il futuro e non fornire loro strumenti deteriorato. Che Zaia abbia successo nel parlare in dialetto a dei contadini, nessuno lo discute. Non ha certo parlato di investimenti finanziari in prodotto derivati, proprio perché parlano “becero” e confondono sostanza con rappresentazione. Zaia ha forse risolto i problemi per cui protestavano? Io sono più portato a ritenere che parlando in dialetto Zaia abbia recitato una parte suscitando simpatie: più o meno come Berlusconi in Sardegna ha recitato una parte con i lavoratori dell’alluminio. Questi lavoratori, abbagliati dalla pantomina di Berlusconi, non solo si sono chiusi al loro futuro, ma hanno avuto, per sovrappiù il disprezzo dei lavoratori italiani per essersi venduti per delle vuote promesse e aver, in questo modo messo in grave difficoltà l’Italia.

25 maggio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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