giovedì 7 maggio 2009

Corte di Cassazione: la colpa degli altri non diminuisce la propria. Un'azienda è sempre responsabile degli incidenti sul posto di lavoro

In questa sentenza la Cassazione ribadisce un principio giuridico importante: la tua colpa per l’evento non viene cancellata anche e ci sono altre colpe.
Ma, soprattutto la Corte di Cassazione ha ribadito il principio secondo cui l’azienda è SEMPRE responsabile per gli incidenti sui posti di lavoro.
Le associazioni artigiane e la confindustria hanno sempre tentato di criminalizzare gli operai affermando che loro non vogliono usare le protezioni dimenticando che l’azienda ha l’obbligo di imporre le protezioni.
La Corte di Cassazione ribadisce il fatto che un lavoratore può essere imprudente o disattento, ma questo non diminuisce le responsabilità ell’azienda.
Provate a pensare al grado di attenzione di una persona che lavora quattro o cinque ore sotto il sole per riparare un tetto: qual è il suo grado di attenzione? Quanto si può ridurre? E la stanchezza come può incidere? Bene ha fatto la Corte di Cassazione a ribadire il principio.
Riporto da un sito internet:


Morti bianche e Cassazione:
colpa dell'azienda anche se gli operai sono distratti


L'azienda è responsabile degli infortuni sul lavoro anche se sono stati causati da distrazioni o imprudenze degli operai. E deve fornire "adeguate misure di protezione" anche ai lavoratori autonomi. Questi i due principi cardine ribaditi dalla Cassazione, che interviene sul drammatico tema delle morti bianche. La Corte richiama le imprese ad una maggiore "sensibilità" alla sicurezza sul lavoro con una sentenza che conferma la condanna per omicidio colposo nei confronti del direttore di un'azienda di Retorbido, un piccolo comune in provincia di Pavia.
Il caso
Nel gennaio 2001 un giovane meccanico, che prestava servizio come lavoratore autonomo, precipitò dal lucernario di un capannone mentre era intento a ripulire le grondaie. Sia il tribunale di Voghera che la Corte d'appello di Milano hanno condannato il direttore dello stabilimento responsabile della sicurezza per omicidio colposo e l'azienda Valdata al risarcimento del danno nei confronti dei genitori dell'operaio. Secondo il ricorso presentato in Cassazione, i giudici di merito avrebbero sbagliato a considerare l'azienda responsabile delle misure di sicurezza che, invece, nel caso del lavoratore autonomo avrebbero dovuto essere adottate dallo stesso operaio. Inoltre, secondo la difesa, il lavoro di pulizia sul tetto, che ha causato l'incidente, non rientrava nelle mansioni del lavoratore, il cui contratto si riferiva soltanto alle riparazioni meccaniche. Tesi che i giudici della quarta sezione penale, con la sentenza 18998, hanno bocciato senza mezzi termini.
La colpa altrui non cancella la propria
La Corte ha sottolineato che è stato accertato che "i responsabili delle sicurezza dello stabilimento non avevano predisposto sottopalchi di protezione o elementi di rinforzo dei lucernari al fine di evitare cadute dall'alto". Ed è proprio a questo proposito che la Cassazione ribadisce la responsabilità che grava sul datore di lavoro indipendentemente dal comportamento del lavoratore e dalla sua qualifica di impiegato a tempo pieno o autonomo. In sostanza la Corte ribadisce che "la normativa anti infortunistica mira a salvaguardare l'incolumità del lavoratore non solo dai rischi derivanti da incidenti o fatalità, ma anche da quelli che possono scaturire dalle sue stesse disattenzioni, imprudenze o disubbidienze alle istruzioni raccomandate". In conclusione, sintetizza la Cassazione, "la colpa altrui non cancella la propria".

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Fonte:
http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Morti%20bianche%20e%20Cassazione:%20colpa%20dell'azienda%20anche%3Cbr%20/%3E%20se%20gli%20operai%20sono%20distratti&idSezione=3030


Dobbiamo sempre aspettare la Corte di Cassazione che ribadisce i principi democratici in contrapposizione ai principi cattolici e fascisti.
E’ un principio cattolico quello secondo cui il “lavoratore è disattento” o “il lavoratore è imprudente”; è un principio democratico affermare che “una persona può essere imprudente” o “può sottovalutare gli effetti della stanchezza o del pericolo”. Non la persona che “sbaglia in sé”, ma la persona che modifica continuamente la propria posizione nello spazio e che può incontrare delle condizioni sfavorevoli.
Il datore di lavoro non è quello che sale sul tetto, ma è quello che predispone le protezioni per la salvaguardia di colui che sale sul tetto. E se è lui che sale sul tetto e non ha predisposto le adeguate protezioni?
Doppiamente superficiale e disattento.
07 maggio 2009
Claudio Simeoni

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