martedì 16 giugno 2009

La Corte di Cassazione e la mano morta come violenza sessuale.


La Corte di Cassazione, terza Sezione, con la sentenza n. 24801, ancora una volta, sentenzia che la “mano morta” è violenza sessuale. Lo ha dichiarato dichiarando inammissibile il ricorso di un idraulico di Monfalcone di 67 anni confermando, di fatto, la sentenza in corte d’Appello a 9 mesi e 10 giorni.
La sentenza di oggi non fa che confermare sentenze precedenti, come quella n. 12157 del marzo 2008 in cui classificò il gesto della “mano morta” come un gesto di violenza sessuale. Allora fu il palpeggiamento di un palermitano 56enne nei confronti di una ragazza su un autobus mentre faceva finta di dormire. Anche allora, come nel caso di Monfalcone, la Corte condannò nonostante la vittima “abbia evitato di reagire platealmente, limitandosi a cambiare subito posto e a chiamare in aiuto il fratello col cellulare".
Nel caso di Monfalcone, il palpeggiamento è avvenuto dopo che l’idraulico tentò di abbracciare la vittima e una serie di apprezzamenti. L’idraulico fu assolto in primo grado e condannato in appello a Trieste.
Si nota come troppo spesso le sentenze dei magistrati periferici divergano con le interpretazioni della legge che ne da la Corte di Cassazione. Impedire i ricorsi, dopo la sentenza assolutoria, significa, spesso, impedire giustizia nei confronti delle vittime.
16 giugno 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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