domenica 26 luglio 2009

Costituzione della Repubblica, articolo 11. Terroristi e terrorismo!

Articolo 11 della Costituzione della Repubblica:

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo delle risoluzioni delle controversie internazionali; consente in condizione di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Quando l’Italia ha iniziato a partecipare alla macellazione del popolo Afgano, i cittadini Italiani sono stati derubati dei loro principi fondamentali. Il Parlamento, violando la norma Costituzionale e decidendo di sparare alla popolazione Afgana, si è trasformato in un’Associazione Sovversiva mirante a disarticolare la Costituzione al fine di favorire illeciti profitti a sia ai parlamentari che ad altri.
Il Parlamento è sovrano soltanto all’interno della Costituzione: non è un parlamento della Repubblica Fascista. Né è il parlamento della monarchia: è il Parlamento che trae la sua legittimità dalla Costituzione.
Quando il Parlamento viola i principi costituzionali e con roboanti azioni di propaganda buona per la vendita del dentifricio, tenta di legittimare delle azioni che la Costituzione gli nega, sta, in sostanza, attentando ai principi Costituzionale alterando la Democrazia in Italia per trasformare la società in una società fascista o clericale.

Nella Democrazia Italiana non esiste l’esenzione dalla responsabilità per aver commesso un delitto solo per il fatto di aver obbedito a degli ordini. Come non esiste la deresponsabilizzazione per la partecipazione ad atti di guerra in contrasto con il dettato Costituzionale.
Quando si legge che un militare italiano ha sparato ed ammazzato una bambina ad un posto di blocco in Afganistan, il sangue di quella bambina ricade sulla mani di ogni italiano: primo fra tutti il Presidente della Repubblica che la Costituzione indica come “Il comandante delle forze armate” art. 87 comma 9.
Quando il Presidente della Repubblica parla dell’attività stragista e di genocidio perpetrata in Afganistan come una “missione di pace” sta offendendo l’intelligenza degli italiani considerandoli degli idioti.

Riporto una breve cronaca della missione di pace:

28.08.2008
Afghanistan: un massacro italiano
Afghanistan: 76 civili, quasi tutti bambini, uccisi in raid aereo Usa a Herat. Il ministero dell'Interno afghano ha dichiarato che il bombardamento aereo Usa della scorsa notte su Shindand, nella provincia occidentale di Herat (sotto comando italiano) non ha causato la morte di 30 talebani come annunciato dai comandi Nato, ma ha ucciso ben 76 civili, in maggioranza donne ma sopratutto bambini.Saeed Sharif, un anziano membro del locale consiglio tribale, aveva dichiarato che attorno alle due di notte le bombe hanno colpito un edificio affollato di fedeli riuniti per ascoltare una recitazione del Corano.

Qualche esempio:

Oltre 120 civili afgani innocenti massacrati dai bombardamenti statunitensi - Video. RAWA. 09/05/2009. Oltre 120 civili innocenti, molti di loro donne


17 lug 2008 ... (ANSA) - ROMA, 17 LUG - Leader tribali hanno denunciato un nuovo massacro di civili perpetrato nell'Afghanistan occidentale da forze


23 ott 2007 ... Undici membri di una famiglia afgana sarebbero stati uccisi in un attacco aereo da parte delle forze occidentali vicino a Kabul

14 apr 2009 ... Massacro di civili in Afganistan. Gli aerei della detta Forza Internazionale d'Assistenza per la Sicurezza, comandata dalla NATO


Questa breve sintesi di massacri che il Presidente della Repubblica, il Parlamento Italiano e il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, impongono come “responsabilità morale” a tutti gli italiani per averli eletti, è tutto fuorché una missione di pace.
Non è importante quale ruolo hanno gli italiani nelle stragi. Moralmente, sia come persone che come collettivo di "popolo italiano", sono responsabili di ogni strage che compiono con la loro partecipazione. Un tribunale internazionale per i crimini può decidere delle diverse gravità e reponsabilità dei singoli: ma tutti appartengono alla stessa banda criminale. Sia chi ha tirato il grilletto contro la bambina, chi ha fatto appoggio logistico e militare alle stragi USA, sia chi ha messo la crocetta sulla scheda elettorale che ha eletto i parlamentari che hanno aggredito, in maniera terrorista, le norme Costituzionali. Quando si dice che la responsabilità "è personale", significa che si è responsabili di non opporsi a decisioni criminali di un Parlamento che viola la Costituzione per i propri personali interessi.
Oppure, se vogliamo, è una missione di pace come i campi di sterminio nazisti erano opere benefiche per l’umanità.

Il parlamento è sovrano, ed è appunto il Parlamento della Repubblica, soltanto fintanto che il suo agire è all’interno della Costituzione della Repubblica. Fuori dalla Costituzione della Repubblica il Parlamento è un’associazione eversiva: terrorismo, che in questo caso, risponde all’ideologia della ricostituzione dello Stato Fascista.
Ogni Italiano, per aver eletto questo Parlamento è responsabile di genocidio! Come il popolo tedesco, per aver eletto i nazisti, si è reso complice e corresponsabile dello sterminio assieme agli italiani di Mussolini.

E’ quello che succede in questo paese.
La Costituzione, che legittima le Istituzioni viene da queste usata come carta igienica per pulirsi il culo alla faccia degli italiani che vengono ricattati e terrorizzati da provvedimenti costituzionalmente illegali e presi in giro dagli organi di informazione.
L’Italia sta perdendo la legittimità Costituzionale per andare verso la costruzione dei campi di sterminio con la partecipazione attiva di quei magistrati che avrebbero dovuto fermare la deriva nazista delle Istituzioni.

26 luglio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784

mercoledì 15 luglio 2009

La sentenza della Corte di Cassazione sul Giudice Luigi Tosti e le implicazioni sociali


Noi non sappiamo usare le sentenze della Corte di Cassazione.
I cittadini non hanno gli strumenti per servirsene e il Ministro della Pubblica Istruzione, come i suoi predecessori, si guarda bene dal fornire ai ragazzi gli strumenti per usare le sentenze della Corte di Cassazione nella loro quotidianità.
Così le persone sono indotte “snobbare” le sentenze della Corte di Cassazione e fingere che non siano mai avvenute. Che la Corte non abbia mai sentenziato né abbia definito qual è la morale della società civile.

E’ un po’ come il processo al giudice Luigi Tosti a proposito del crocifisso.
Non sono riuscito ad aver le motivazioni integrali, per questo motivo mi baso sulle motivazioni riportate dai quotidiani.

http://www.stregoneriapagana.it/luigitosticassazione.html



Eppure, bastano le frasi riportate per condannare le istituzioni per atti di eversione dell’ordine Costituzionale.
La sentenza della Cassazione nei confronti di Luigi Tosti ha “legiferato” sulla presenza del crocifisso nei luoghi pubblici. Fra le altre cose la Corte di Cassazione, proprio forse prendendo spunto dalla sentenza del Consiglio di Stato a proposito del crocifisso nelle aule scolastiche, ha chiesto ai ministeri di precisare il “carattere identitario” di cui il crocifisso sarebbe, secondo il Consiglio di Stato, un simbolo visto che è un simbolo proprio della monarchia assoluta e del fascismo.

Un aspetto importante è che il crocifisso offende la Costituzione della Repubblica per i valori di morte e di distruzione di cui è portatore. Valori di morte che la Corte di Cassazione accenna come “inadeguatezze” e “non in linea col principio costituzionale di laicità dello stato....”.
Il problema che la sentenza della Corte di Cassazione solleva è anche un’altro: la questione dell’esposizione del crocifisso va risolta in campo penale e non amministrativo. Infatti, imporre una religione mediante i simboli è un atto di eversione dell’ordine democratico; offende le persone; aggredisce la loro religione avversa a quella del crocifisso.
Gesù era un criminale: perché i cittadini devono prostrarsi davanti ad un criminale?
Perché i cittadini non dovrebbero sentirsi offesi da un criminale?
Il problema ora è aperto, e lo h aperto la Corte di Cassazione.

15 luglio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

giovedì 9 luglio 2009

Gli incidenti sul lavoro, la posizione marxista, la chiesa cattolica e la Corte di Cassazione


Ci sono questioni, come quella sull’insicurezza del lavoro, capaci di chiarire le questioni Marxiste in relazione ai problemi in cui si dibatte la società.
Marx, in realtà, non aveva molti strumenti per individuare i fattori che intervengono nelle relazioni sociali. Si è limitato alla relazione economica e ad alcune formulazioni filosofiche-sociali proprie del suo tempo.
La questione degli infortuni sul lavoro è una di quelle questioni che rivesta quella che oggi chiamiamo la “sfera dei diritti fondamentali dell’uomo”. Diritti acquisiti da tutti i sistemi giuridici. Diritti che oggi ci appaiono “naturali”, ma il cui fondamento, da cui tali istanze sono diventate diritti, sta nell’analisi marxista del Capitale.

http://www.stregoneriapagana.it/marxinfortunilavoro.html




A volte noi ci si dimentica che il presente è divenuto attraverso una serie di trasformazioni. Trasformazioni che hanno prodotto il presente, ma che, tuttavia, nel presente mantengono le contraddizioni della conflittualità da cui il presente si è generato.
E’ un po’ come l’attuale G8 e i no-global!
Come qualcuno ha fatto osservare, il G8 in corso all’Aquila sta discutendo i temi proposti dai contestatori del G8 di Genova che furono torturati dalla Polizia di Stato Italiana.
A Genova i contestatori furono torturati perché portarono l’attenzione del mondo sui problemi fondamentali della vita e oggi, dopo averli torturati, si discute di quelle istanze: allora c’era Bush, oggi c’è Obama!
Se ci guardiamo intorno, tutta la società capitalista ha fatto proprie le istanze di Marx.
Il lavoro minorile, imposto dal cattolicesimo, è stato eliminato (il processo di eliminazione è ancora in corso, ma è eliminato nella coscienza degli uomini occidentali) proprio sulle istanze di Marx e, guarda caso, hanno avuto l’opposizione del cristianesimo e del cattolicesimo in particolare.
La questione degli infortuni sul lavoro, che oggi ha le prime pagine dei giornali, è una di quelle questioni capaci di separare l’ideologia marxista dall’“ideologia comunista cristiana” che tanti danni e massacri ha prodotto nella società civile.
08 luglio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it


venerdì 3 luglio 2009

Corte Costituzionale. Sentenza N. 200/2009. Il significato delle sentenze della Corte Costituzionale e quando il Parlamento commette delitti!


La Corte Costituzionale con la sentenza N. 200/2009 dichiara, in sostanza e al di là dello specifico della legge nella quale entra nel merito, che il Parlamento non si deve permettere di legiferare intervenendo nella materia di competenza delle Regioni.
Il Parlamento è “sovrano”, ma solo nell’ambito in cui la Costituzione gli consente di essere “sovrano”.
E’ “sovrano” nell’ambito dei limiti imposti dalla Costituzione della repubblica: non può fare quello che vuole. Purtroppo assistiamo a personaggi equivoci che ventilano la sovranità del Parlamento quasi fosse una sovranità monarchica, esente da limiti e da condizioni. La cosa più grave è che qualcuno ci crede pure.
Pubblico questo estratto della sentenza della Corte Costituzionale, pubblicato oggi.
La Corte Costituzionale non dice se la legge sottoposta al suo giudizio è una buona o una cattiva legge. Non è questo il suo ruolo. La Corte Costituzionale deve stabilire se quella legge è rispettosa delle norme Costituzionali o fa violenza, stupra, la Costituzione della Repubblica assicurando a qualcuno un “ingiusto profitto”.
Il ruolo della Corte Costituzionale è quello di impedire che il Parlamento della Repubblica imponga delle leggi finalizzate alla costruzione di uno stato al di fuori dell’etica, della morale e delle norme Costituzionali che, minando i principi della Costituzione, di fatto, ne abroghi i principi fondamentali su cui si regge la società civile.
In questo caso, il Parlamento Italiano, nei responsabili di Schifani, come Presidente del Senato e di Fini, nel ruolo del Presidente della Camera, hanno messo in atto un attentato ai principi Costituzionali violando il confine delle competenze legislative del Parlamento Italiano.
Gente come Schifani e Fini, che parlano del “rispetto della legge” e poi, attraverso un uso soggettivo delle Istituzioni, violano la legge per i propri interessi personali. Parlo di Schifani e Fini in quanto Presidenti degli organi, ma la banda che ha violato la legge è quella maggioranza che ha approvato un provvedimento illegale che la Cassazione ha dovuto cassare.
Noi, cittadini Italiani, a cui sono stati sottratti i principi Costituzionali nella loro educazione e sono stati costretti, con la violenza, a sottostare alla morale cattolica, non siamo abituati a considerare i Parlamentari dei delinquenti quando violano la legge Costituzionale: gli italiani sono stati messi in ginocchio talmente tanto davanti al dio padrone che non sono in grado di accusare di crimini i parlamentari che violano la Costituzione. Attraverso il cattolicesimo gli italiani sono più legati alla morale monarchica che non a quella Democratica.
Riporto un ampio stralcio della sentenza N. 200/2009 della Corte Costituzionale nella parte e nelle motivazioni cin cui la corte dichiara l’illegittimità della sottrazione, da parte del Parlamento Italiano delle competenze proprie delle Regioni.




SENTENZA N. 200
ANNO 2009
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE COSTITUZIONALE



composta dai signori:
- Francesco AMIRANTE Presidente
- Ugo DE SIERVO Giudice
- Paolo MADDALENA ”
- Alfio FINOCCHIARO ”
- Alfonso QUARANTA ”
- Franco GALLO ”
- Luigi MAZZELLA ”
- Gaetano SILVESTRI ”
- Sabino CASSESE ”
- Maria Rita SAULLE ”
- Giuseppe TESAURO ”
- Paolo Maria NAPOLITANO ”
- Giuseppe FRIGO ”
- Alessandro CRISCUOLO ”
- Paolo GROSSI ”
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), come convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133; dell'art. 4 del decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137 (Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università), come convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169; e dell'art. 3 del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154 (Disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria e in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali), promossi dalle Regioni Piemonte (2 ricorsi), Emilia-Romagna, Toscana (2 ricorsi), Lazio, Puglia, Calabria, Campania, Basilicata, Siciliana e Abruzzo con ricorsi notificati il 16-17, il 20 e il 24-28 ottobre, il 14 e il 19 novembre, il 3, il 5 e il 6 dicembre 2008, depositati in cancelleria il 22, il 24 e il 28 ottobre, il 20 e il 26 novembre, il 10, il 12 e il 22 dicembre 2008 e rispettivamente iscritti ai nn. 68, 69, 74, 75, 81, 83, 91, 93, 95, 96, 97 e 101 del registro ricorsi 2008.
Visti gli atti di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri;
udito nell'udienza pubblica del 9 giugno 2009 il Giudice relatore Alfonso Quaranta;
uditi gli avvocati Stefano Santarelli per la Regione Piemonte, Giandomenico Falcon per la Regione Emilia-Romagna, Lucia Bora per la Regione Toscana, Sabina Ornella di Lecce per la Regione Puglia, Mariano Calogero per la Regione Calabria e l'avvocato dello Stato Michele Dipace per il Presidente del Consiglio dei ministri.


[...]


38.— A diversa conclusione deve, invece, pervenirsi per quanto concerne le disposizioni (aggiunte in sede di conversione) contenute nelle lettere f-bis) ed f-ter) del medesimo comma 4, attesa la loro diretta incidenza su ambiti di specifica competenza regionale.
38.1— Quanto, infatti, alla lettera f-bis), è pure vero che essa prevede che, con atto regolamentare, si dovrà provvedere alla «definizione di criteri, tempi e modalità per la determinazione e l'articolazione dell'azione di ridimensionamento della rete scolastica»; tuttavia, agli effetti del riparto di competenza legislativa tra lo Stato e le Regioni, ciò che rileva è il riferimento al dimensionamento della rete delle istituzioni scolastiche, vale a dire ad un ambito che deve ritenersi di spettanza regionale.
Sul punto, infatti, questa Corte ha avuto modo di rilevare che, da un lato, l'art. 138, comma 1, lettere a) e b), del d.lgs. n. 112 del 1998 aveva già delegato alle Regioni, nei limiti sopra esposti, funzioni amministrative in materia, tra l'altro, di programmazione dell'offerta formativa integrata tra istruzione e formazione professionale, nonché di programmazione della rete scolastica; dall'altro, l'art. 3 del d.P.R. 18 giugno 1998 n. 233 (Regolamento recante norme per il dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche e per la determinazione degli organici funzionali dei singoli istituti, a norma dell'articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59) aveva disposto che «i piani di dimensionamento delle istituzioni scolastiche (…) sono definiti in conferenze provinciali di organizzazione della rete scolastica, nel rispetto degli indirizzi di programmazione e dei criteri generali, riferiti anche agli ambiti territoriali, preventivamente adottati dalle Regioni» (sentenza n. 34 del 2005).
Avendo riguardo alle riportate disposizioni legislative, la Corte ha così ritenuto, con la citata sentenza, che «proprio alla luce del fatto che già la normativa antecedente alla riforma del Titolo V prevedeva la competenza regionale in materia di dimensionamento delle istituzioni scolastiche, e quindi postulava la competenza sulla programmazione scolastica di cui all'art. 138 del d.lgs. n. 112 del 1998, è da escludersi che il legislatore costituzionale del 2001 abbia voluto spogliare le Regioni di una funzione che era già ad esse conferita» sia pure soltanto sul piano meramente amministrativo.
In altri termini, la definizione del riparto delle competenze amministrative attuato con il citato decreto legislativo fornisce un tendenziale criterio utilizzabile per la individuazione e interpretazione degli ambiti materiali che la riforma del titolo V ha attribuito alla potestà legislativa concorrente o residuale delle Regioni.
Ed in effetti, se si ha riguardo all'obiettivo perseguito dalla disposizione in esame, si deve constatare che la preordinazione dei criteri volti alla attuazione di tale dimensionamento ha una diretta ed immediata incidenza su situazioni strettamente legate alle varie realtà territoriali ed alle connesse esigenze socio-economiche di ciascun territorio, che ben possono e devono essere apprezzate in sede regionale, con la precisazione che non possono venire in rilievo aspetti che ridondino sulla qualità dell'offerta formativa e, dunque, sulla didattica.
E non è senza significato che il comma 4-quater dello stesso art. 64, introdotto dall'art. 3, comma 1, del successivo decreto-legge n. 154 del 2008, come convertito nella legge n. 189 del 2008, abbia previsto – in sostanziale discontinuità con quanto contenuto nella disposizione censurata – che le Regioni e gli enti locali, «nell'ambito delle rispettive competenze (…) assicurano il dimensionamento delle istituzioni scolastiche».
La disposizione in questione, pertanto, lungi dal poter essere qualificata come “norma generale sull'istruzione” nel senso prima precisato, invade spazi riservati alla potestà legislativa delle Regioni relativi alla competenza alle stesse spettanti nella disciplina dell'attività di dimensionamento della rete scolastica sul territorio.
La sussistenza di un ambito materiale di competenza concorrente comporta che non è consentita, ai sensi del sesto comma dell'art. 117 della Costituzione che attua il principio di separazione delle competenze, l'emanazione di atti regolamentari.
39.2.— Analoghe considerazioni devono essere fatte anche per quanto attiene alla lettera f-ter) del comma in esame, la quale demanda al regolamento governativo di prevedere, nel caso di chiusura o di accorpamento degli istituti scolastici aventi sede nei piccoli Comuni, specifiche misure finalizzate alla riduzione del disagio degli utenti.
La disposizione contenuta in tale lettera opera una estensione allo Stato di una facoltà di esclusiva pertinenza delle Regioni, mediante l'attribuzione allo stesso di un compito che non gli compete, in quanto quello della chiusura o dell'accorpamento degli istituti scolastici nei piccoli Comuni costituisce un ambito di sicura competenza regionale proprio perché strettamente legato alle singole realtà locali, il cui apprezzamento è demandato agli organi regionali.
La disposizione in esame, per il suo contenuto precettivo, non può, pertanto, trovare svolgimento in sede regolamentare, atteso che, per le ragioni già indicate, al regolamento governativo non è consentito intervenire, in ossequio al principio della separazione delle competenze, in ambiti materiali la cui disciplina spetta anche alle fonti regionali.
È, però, bene puntualizzare, che non sussistono dubbi in ordine alla facoltà spettante alle Regioni e agli enti locali di prevedere misure volte a ridurre, nei casi in questione, il disagio degli utenti del servizio scolastico, proprio per l'impatto che tali eventi hanno sulle comunità insediate nel territorio e con riguardo alle necessità dell'utenza delle singole realtà locali.
La norma impugnata deve, dunque, essere dichiarata costituzionalmente illegittima per violazione dell'art. 117, comma terzo, Cost., fermo restando che l'obiettivo di consentire l'adozione delle predette misure può essere raggiunto sulla base di autonome determinazioni assunte in sede locale.
39.3.— Conclusivamente, poiché si è in presenza di disposizioni che, nei limiti innanzi precisati, non sono riconducibili alla categoria delle norme generali di cui all'art. 117, secondo comma, lettera n), Cost. e non possono, quindi, formare oggetto di disciplina regolamentare da parte dello Stato, deve essere dichiarata la illegittimità costituzionale delle lettere f-bis) e f-ter) del comma 4 dell'art. 64 del d.l. n. 112 del 2008, aggiunte entrambe dalla relativa legge di conversione n. 133 del 2008, mentre, per il resto, devono essere respinti i ricorsi proposti nei confronti del comma 3 e del comma 4, lettere da a) a f), del medesimo comma.
40.— L'istanza di sospensione formulata dalle Regioni Piemonte e Calabria deve ritenersi assorbita dalla presente pronuncia.
per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
riuniti i giudizi,
riservate a separate decisioni le restanti questioni di legittimità costituzionale sollevate con i ricorsi indicati in epigrafe;
1) dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 64, comma 4, lettera f-bis) e f-ter) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), come convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;

[...]

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 24 giugno 2009.
F.to:
Francesco AMIRANTE, Presidente
Alfonso QUARANTA , Redattore
Roberto MILANA, Cancelliere
Depositata in Cancelleria il 2 luglio 2009.
Il Cancelliere
F.to: MILANA

----

Condannare i delitti commessi dal dio padrone o dal Parlamento Italiano è quanto distingue il cittadino dal servo-suddito.
Berlusconi ha dichiarato che “la politica è servizio delle persone”, ma lui ha dimostrato che la politica è AL SUO SERVIZIO, attraverso un’idea di assolutismo monarchico che ha imposto sottraendosi alla legge e alle norme che governano ogni cittadino: violentando la Costituzione della Repubblica. Il gioco della comunicazione consiste nel dichiarare in positivo il negativo che fanno le azioni. Ad esempio: “Vogliamo migliorare la scuola!” e, nei fatti, si elimina il tempo pieno e si sottraggono dei fondi alla scuola per darli alle scuole private anche se la Costituzione lo proibisce. Con le parole si dichiara in positivo, con i fatti si fa il contrario. Perché il gioco funzioni è necessario che gli effetti dei fatti si verifichino in un tempo abbastanza lontano in modo che la memoria delle persone non sia in grado di mettere in relazione le parole, con cui giustificava le sue azioni, e gli effetti che tali azioni hanno prodotto.
Non so se la Corte Costituzionale arriverà in tempo ogni volta che il Parlamento della Repubblica violerà la Costituzione commettendo dei reati. Quella volta che non ci riuscirà avremmo una società fascista.


03 giugno 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

giovedì 2 luglio 2009

Proletari e Democrazia: quale futuro per l'ideologia politica?


Il termine Proletario fu inventato da Saint-Simon per sostituire i termini “plebe” e “popolo” che veniva usato a quei tempi per definire le persone dell’insieme sociale distinte dai “nobili” o dal “clero”. Il termine “plebe” e “popolo” furono usati prima e dopo la rivoluzione francese. Il termine “proletariato” fu adottato dai socialisti “utopistici” e il significato tecnico fu precisato da Marx.
Chi è il proletario?
E’ colui la cui ricchezza è costituita dalla prole: dai figli.

Il proletariato è una condizione di stato e di classe sociale propria del XIX° secolo.

Quella classe sarà il motore del rinnovamento sociale presentando sulla scena della storia le sue esigenze che, sfruttate e usate più o meno bene (cioè come noi oggi, a posteriori e figli di quei fatti giudicheremmo senza, magari, tener conto che quei fatti ci hanno costruito con tutto l’ordinamento sociale che oggi riteniamo tanto “naturale”), hanno portato alla fine della seconda guerra mondiale che, sia in Italia che nei paesi dell’ONU, ha spazzato via, superandolo, il concetto marxista di proletariato.

Il proletario era il padrone solo dei suoi figli: le costituzioni occidentali (Russia, Cinese, Statunitense, Italiana e quelle Europee, ecc.), hanno superato la necessità delle relazioni sociali mediante la classi di “padroni”. Una classe è tale nella misura in cui è “padrona” di qualche cosa e conserva il suo possesso (e i suoi privilegi) mediante una separazione castale che può essere culturale, economica, di razza, etnia, di religione, di ceto sociale, ecc.
Solo che le Costituzioni moderne hanno spazzato via questa divisione. Anche quando questa divisione è rimasta nella società come divisione di fatto, dal punto di vista giuridico viene negata.

Sono le Costituzioni che cambiano la relazione fra gli individui. Da una relazione fra “padroni” (tali sono i nobili, i borghesi, il clero e in fondo la scala sociale il proletariato) si passa alla relazione fra cittadini che nella diversità godono gli stessi diritti sociali e le stesse possibilità.

In questa condizione scompare la figura del “proletario”, magari operaio, magari pezzente, ma non più “proletario”. Perché non più “proletario”? Perché i figli non sono più oggetto di possesso. Ma nemmeno l’operaio è oggetto di possesso del “padrone” o dell’”imprenditore” e nemmeno il “fedele” è oggetto di possesso del clero e tanto meno le Istituzioni sono proprietarie dei cittadini.

E’ vero che oggi continua a subentrare questa confusione di classe determinata nel XIX° secolo, ma le cose non stanno più così.
La confusione consiste nel fatto che magistrati e Istituzioni in generale continuano ad applicare le categorie ottocentesche e non si assumono i doveri imposti dalla Costituzione.
I bambini sono dei soggetti di diritto Costituzionale, eppure, ancora oggi, dopo oltre 60 anni dalla Costituzione si sta ancora dibattendo fra i diritti dell’infanzia e il diritto ad esercitare la violenza sull’infanzia per una “buona educazione”. Ancora oggi si sta dibattendo se gli omicidi sui posti di lavoro vadano inquadrati negli incidenti o, come più correttamente indica l’articolo 1 della Costituzione, come atti di terrorismo. Eppure, non sono passati molti anni da quando i magistrati hanno torturato le persone per legittimare il diritto all’assassinio delle persone sul posto di lavoro: questa legittimazione, ricordo, giunse anche dall’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Ancora oggi si dibatte sulla “questione morale” e sul suo significato (ma ne farò un post a parte) lasciando ampio spazio a Beppe Grillo e ad urlatori e razzisti di turno per i loro comodi come Maroni, Bossi, Calderoli ecc.

Di fatto, il termine proletario non ha più ragione d’essere. Semmai, il termine esatto è CITTADINI! Coloro che sono portatori di diritti e che legittimano lo Stato e gli uomini che occupano le Istituzioni SOLO nella misura in cui garantiscono i diritti Costituzionali ai Cittadini.

E’ un modo nuovo e diverso di pensare che deve entrare nella struttura emotiva delle persone e deve trovare le sue veicolazioni sociali. Queste veicolazioni devono trovare definizione dentro il quadro legislativo dove i delitti commessi dai funzionari che occupano le Istituzioni devono essere trattati come atti di terrorismo e dove chi sottrae fondi allo stato o viene meno al riconoscimento dei diritti dei cittadini (come avviene col lavoro nero) deve essere inquisito come terrorista.

In sostanza, c’è un mondo ideale che deve trasformarsi. Un mondo in cui non è pensabile che un extracomunitario come Ratzinger pretenda di gestire il corpo delle donne per i propri pruriti sessuali. Non è accettabile che l’Istituzione venga usata per gli affari di chi quell’istituzione occupa. Soprattutto non è accettabile che i cittadini siano facilmente truffabili e non siano in grado di farsi un’opinione partendo dai fatti.
La questione è estremamente complessa, ma sta di fatto che c’è una nuova struttura ideologica che da 60 anni sta germinando in Europa e nel mondo (Obama è un po’, nel suo ambito culturale, espressione di questa nuova ideologia) che ancora non è stata compiutamente definita nei suoi principi di fondo.
Questa ideologia non è di destra né di sinistra, perché non si è mai seduta sui banchi del Parlamento. Di nessun Parlamento del mondo, però è là, pronta per chi la vuole fornendo quelle sicurezze ideologiche ai cittadini che ora sfuggono perché si tende sempre a ricondurre idee nuove nei vecchi schemi generali per poterle distruggere.
Questa ideologia ha il suo referente nella Costituzione della Repubblica e nella Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo eppure non risponde alle interpretazioni distruttive che della Costituzione della Repubblica e Diritti Universali dell’Uomo ne è stata fatta fino ad oggi.
Non è più tempo di “proletari”, è tempo di CITTADINI!
"Cittadini di tutto il mondo: UNITEVI!"

02 luglio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it