venerdì 3 luglio 2009

Corte Costituzionale. Sentenza N. 200/2009. Il significato delle sentenze della Corte Costituzionale e quando il Parlamento commette delitti!


La Corte Costituzionale con la sentenza N. 200/2009 dichiara, in sostanza e al di là dello specifico della legge nella quale entra nel merito, che il Parlamento non si deve permettere di legiferare intervenendo nella materia di competenza delle Regioni.
Il Parlamento è “sovrano”, ma solo nell’ambito in cui la Costituzione gli consente di essere “sovrano”.
E’ “sovrano” nell’ambito dei limiti imposti dalla Costituzione della repubblica: non può fare quello che vuole. Purtroppo assistiamo a personaggi equivoci che ventilano la sovranità del Parlamento quasi fosse una sovranità monarchica, esente da limiti e da condizioni. La cosa più grave è che qualcuno ci crede pure.
Pubblico questo estratto della sentenza della Corte Costituzionale, pubblicato oggi.
La Corte Costituzionale non dice se la legge sottoposta al suo giudizio è una buona o una cattiva legge. Non è questo il suo ruolo. La Corte Costituzionale deve stabilire se quella legge è rispettosa delle norme Costituzionali o fa violenza, stupra, la Costituzione della Repubblica assicurando a qualcuno un “ingiusto profitto”.
Il ruolo della Corte Costituzionale è quello di impedire che il Parlamento della Repubblica imponga delle leggi finalizzate alla costruzione di uno stato al di fuori dell’etica, della morale e delle norme Costituzionali che, minando i principi della Costituzione, di fatto, ne abroghi i principi fondamentali su cui si regge la società civile.
In questo caso, il Parlamento Italiano, nei responsabili di Schifani, come Presidente del Senato e di Fini, nel ruolo del Presidente della Camera, hanno messo in atto un attentato ai principi Costituzionali violando il confine delle competenze legislative del Parlamento Italiano.
Gente come Schifani e Fini, che parlano del “rispetto della legge” e poi, attraverso un uso soggettivo delle Istituzioni, violano la legge per i propri interessi personali. Parlo di Schifani e Fini in quanto Presidenti degli organi, ma la banda che ha violato la legge è quella maggioranza che ha approvato un provvedimento illegale che la Cassazione ha dovuto cassare.
Noi, cittadini Italiani, a cui sono stati sottratti i principi Costituzionali nella loro educazione e sono stati costretti, con la violenza, a sottostare alla morale cattolica, non siamo abituati a considerare i Parlamentari dei delinquenti quando violano la legge Costituzionale: gli italiani sono stati messi in ginocchio talmente tanto davanti al dio padrone che non sono in grado di accusare di crimini i parlamentari che violano la Costituzione. Attraverso il cattolicesimo gli italiani sono più legati alla morale monarchica che non a quella Democratica.
Riporto un ampio stralcio della sentenza N. 200/2009 della Corte Costituzionale nella parte e nelle motivazioni cin cui la corte dichiara l’illegittimità della sottrazione, da parte del Parlamento Italiano delle competenze proprie delle Regioni.




SENTENZA N. 200
ANNO 2009
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE COSTITUZIONALE



composta dai signori:
- Francesco AMIRANTE Presidente
- Ugo DE SIERVO Giudice
- Paolo MADDALENA ”
- Alfio FINOCCHIARO ”
- Alfonso QUARANTA ”
- Franco GALLO ”
- Luigi MAZZELLA ”
- Gaetano SILVESTRI ”
- Sabino CASSESE ”
- Maria Rita SAULLE ”
- Giuseppe TESAURO ”
- Paolo Maria NAPOLITANO ”
- Giuseppe FRIGO ”
- Alessandro CRISCUOLO ”
- Paolo GROSSI ”
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), come convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133; dell'art. 4 del decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137 (Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università), come convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169; e dell'art. 3 del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154 (Disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria e in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali), promossi dalle Regioni Piemonte (2 ricorsi), Emilia-Romagna, Toscana (2 ricorsi), Lazio, Puglia, Calabria, Campania, Basilicata, Siciliana e Abruzzo con ricorsi notificati il 16-17, il 20 e il 24-28 ottobre, il 14 e il 19 novembre, il 3, il 5 e il 6 dicembre 2008, depositati in cancelleria il 22, il 24 e il 28 ottobre, il 20 e il 26 novembre, il 10, il 12 e il 22 dicembre 2008 e rispettivamente iscritti ai nn. 68, 69, 74, 75, 81, 83, 91, 93, 95, 96, 97 e 101 del registro ricorsi 2008.
Visti gli atti di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri;
udito nell'udienza pubblica del 9 giugno 2009 il Giudice relatore Alfonso Quaranta;
uditi gli avvocati Stefano Santarelli per la Regione Piemonte, Giandomenico Falcon per la Regione Emilia-Romagna, Lucia Bora per la Regione Toscana, Sabina Ornella di Lecce per la Regione Puglia, Mariano Calogero per la Regione Calabria e l'avvocato dello Stato Michele Dipace per il Presidente del Consiglio dei ministri.


[...]


38.— A diversa conclusione deve, invece, pervenirsi per quanto concerne le disposizioni (aggiunte in sede di conversione) contenute nelle lettere f-bis) ed f-ter) del medesimo comma 4, attesa la loro diretta incidenza su ambiti di specifica competenza regionale.
38.1— Quanto, infatti, alla lettera f-bis), è pure vero che essa prevede che, con atto regolamentare, si dovrà provvedere alla «definizione di criteri, tempi e modalità per la determinazione e l'articolazione dell'azione di ridimensionamento della rete scolastica»; tuttavia, agli effetti del riparto di competenza legislativa tra lo Stato e le Regioni, ciò che rileva è il riferimento al dimensionamento della rete delle istituzioni scolastiche, vale a dire ad un ambito che deve ritenersi di spettanza regionale.
Sul punto, infatti, questa Corte ha avuto modo di rilevare che, da un lato, l'art. 138, comma 1, lettere a) e b), del d.lgs. n. 112 del 1998 aveva già delegato alle Regioni, nei limiti sopra esposti, funzioni amministrative in materia, tra l'altro, di programmazione dell'offerta formativa integrata tra istruzione e formazione professionale, nonché di programmazione della rete scolastica; dall'altro, l'art. 3 del d.P.R. 18 giugno 1998 n. 233 (Regolamento recante norme per il dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche e per la determinazione degli organici funzionali dei singoli istituti, a norma dell'articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59) aveva disposto che «i piani di dimensionamento delle istituzioni scolastiche (…) sono definiti in conferenze provinciali di organizzazione della rete scolastica, nel rispetto degli indirizzi di programmazione e dei criteri generali, riferiti anche agli ambiti territoriali, preventivamente adottati dalle Regioni» (sentenza n. 34 del 2005).
Avendo riguardo alle riportate disposizioni legislative, la Corte ha così ritenuto, con la citata sentenza, che «proprio alla luce del fatto che già la normativa antecedente alla riforma del Titolo V prevedeva la competenza regionale in materia di dimensionamento delle istituzioni scolastiche, e quindi postulava la competenza sulla programmazione scolastica di cui all'art. 138 del d.lgs. n. 112 del 1998, è da escludersi che il legislatore costituzionale del 2001 abbia voluto spogliare le Regioni di una funzione che era già ad esse conferita» sia pure soltanto sul piano meramente amministrativo.
In altri termini, la definizione del riparto delle competenze amministrative attuato con il citato decreto legislativo fornisce un tendenziale criterio utilizzabile per la individuazione e interpretazione degli ambiti materiali che la riforma del titolo V ha attribuito alla potestà legislativa concorrente o residuale delle Regioni.
Ed in effetti, se si ha riguardo all'obiettivo perseguito dalla disposizione in esame, si deve constatare che la preordinazione dei criteri volti alla attuazione di tale dimensionamento ha una diretta ed immediata incidenza su situazioni strettamente legate alle varie realtà territoriali ed alle connesse esigenze socio-economiche di ciascun territorio, che ben possono e devono essere apprezzate in sede regionale, con la precisazione che non possono venire in rilievo aspetti che ridondino sulla qualità dell'offerta formativa e, dunque, sulla didattica.
E non è senza significato che il comma 4-quater dello stesso art. 64, introdotto dall'art. 3, comma 1, del successivo decreto-legge n. 154 del 2008, come convertito nella legge n. 189 del 2008, abbia previsto – in sostanziale discontinuità con quanto contenuto nella disposizione censurata – che le Regioni e gli enti locali, «nell'ambito delle rispettive competenze (…) assicurano il dimensionamento delle istituzioni scolastiche».
La disposizione in questione, pertanto, lungi dal poter essere qualificata come “norma generale sull'istruzione” nel senso prima precisato, invade spazi riservati alla potestà legislativa delle Regioni relativi alla competenza alle stesse spettanti nella disciplina dell'attività di dimensionamento della rete scolastica sul territorio.
La sussistenza di un ambito materiale di competenza concorrente comporta che non è consentita, ai sensi del sesto comma dell'art. 117 della Costituzione che attua il principio di separazione delle competenze, l'emanazione di atti regolamentari.
39.2.— Analoghe considerazioni devono essere fatte anche per quanto attiene alla lettera f-ter) del comma in esame, la quale demanda al regolamento governativo di prevedere, nel caso di chiusura o di accorpamento degli istituti scolastici aventi sede nei piccoli Comuni, specifiche misure finalizzate alla riduzione del disagio degli utenti.
La disposizione contenuta in tale lettera opera una estensione allo Stato di una facoltà di esclusiva pertinenza delle Regioni, mediante l'attribuzione allo stesso di un compito che non gli compete, in quanto quello della chiusura o dell'accorpamento degli istituti scolastici nei piccoli Comuni costituisce un ambito di sicura competenza regionale proprio perché strettamente legato alle singole realtà locali, il cui apprezzamento è demandato agli organi regionali.
La disposizione in esame, per il suo contenuto precettivo, non può, pertanto, trovare svolgimento in sede regolamentare, atteso che, per le ragioni già indicate, al regolamento governativo non è consentito intervenire, in ossequio al principio della separazione delle competenze, in ambiti materiali la cui disciplina spetta anche alle fonti regionali.
È, però, bene puntualizzare, che non sussistono dubbi in ordine alla facoltà spettante alle Regioni e agli enti locali di prevedere misure volte a ridurre, nei casi in questione, il disagio degli utenti del servizio scolastico, proprio per l'impatto che tali eventi hanno sulle comunità insediate nel territorio e con riguardo alle necessità dell'utenza delle singole realtà locali.
La norma impugnata deve, dunque, essere dichiarata costituzionalmente illegittima per violazione dell'art. 117, comma terzo, Cost., fermo restando che l'obiettivo di consentire l'adozione delle predette misure può essere raggiunto sulla base di autonome determinazioni assunte in sede locale.
39.3.— Conclusivamente, poiché si è in presenza di disposizioni che, nei limiti innanzi precisati, non sono riconducibili alla categoria delle norme generali di cui all'art. 117, secondo comma, lettera n), Cost. e non possono, quindi, formare oggetto di disciplina regolamentare da parte dello Stato, deve essere dichiarata la illegittimità costituzionale delle lettere f-bis) e f-ter) del comma 4 dell'art. 64 del d.l. n. 112 del 2008, aggiunte entrambe dalla relativa legge di conversione n. 133 del 2008, mentre, per il resto, devono essere respinti i ricorsi proposti nei confronti del comma 3 e del comma 4, lettere da a) a f), del medesimo comma.
40.— L'istanza di sospensione formulata dalle Regioni Piemonte e Calabria deve ritenersi assorbita dalla presente pronuncia.
per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
riuniti i giudizi,
riservate a separate decisioni le restanti questioni di legittimità costituzionale sollevate con i ricorsi indicati in epigrafe;
1) dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 64, comma 4, lettera f-bis) e f-ter) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), come convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;

[...]

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 24 giugno 2009.
F.to:
Francesco AMIRANTE, Presidente
Alfonso QUARANTA , Redattore
Roberto MILANA, Cancelliere
Depositata in Cancelleria il 2 luglio 2009.
Il Cancelliere
F.to: MILANA

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Condannare i delitti commessi dal dio padrone o dal Parlamento Italiano è quanto distingue il cittadino dal servo-suddito.
Berlusconi ha dichiarato che “la politica è servizio delle persone”, ma lui ha dimostrato che la politica è AL SUO SERVIZIO, attraverso un’idea di assolutismo monarchico che ha imposto sottraendosi alla legge e alle norme che governano ogni cittadino: violentando la Costituzione della Repubblica. Il gioco della comunicazione consiste nel dichiarare in positivo il negativo che fanno le azioni. Ad esempio: “Vogliamo migliorare la scuola!” e, nei fatti, si elimina il tempo pieno e si sottraggono dei fondi alla scuola per darli alle scuole private anche se la Costituzione lo proibisce. Con le parole si dichiara in positivo, con i fatti si fa il contrario. Perché il gioco funzioni è necessario che gli effetti dei fatti si verifichino in un tempo abbastanza lontano in modo che la memoria delle persone non sia in grado di mettere in relazione le parole, con cui giustificava le sue azioni, e gli effetti che tali azioni hanno prodotto.
Non so se la Corte Costituzionale arriverà in tempo ogni volta che il Parlamento della Repubblica violerà la Costituzione commettendo dei reati. Quella volta che non ci riuscirà avremmo una società fascista.


03 giugno 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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