giovedì 2 luglio 2009

Proletari e Democrazia: quale futuro per l'ideologia politica?


Il termine Proletario fu inventato da Saint-Simon per sostituire i termini “plebe” e “popolo” che veniva usato a quei tempi per definire le persone dell’insieme sociale distinte dai “nobili” o dal “clero”. Il termine “plebe” e “popolo” furono usati prima e dopo la rivoluzione francese. Il termine “proletariato” fu adottato dai socialisti “utopistici” e il significato tecnico fu precisato da Marx.
Chi è il proletario?
E’ colui la cui ricchezza è costituita dalla prole: dai figli.

Il proletariato è una condizione di stato e di classe sociale propria del XIX° secolo.

Quella classe sarà il motore del rinnovamento sociale presentando sulla scena della storia le sue esigenze che, sfruttate e usate più o meno bene (cioè come noi oggi, a posteriori e figli di quei fatti giudicheremmo senza, magari, tener conto che quei fatti ci hanno costruito con tutto l’ordinamento sociale che oggi riteniamo tanto “naturale”), hanno portato alla fine della seconda guerra mondiale che, sia in Italia che nei paesi dell’ONU, ha spazzato via, superandolo, il concetto marxista di proletariato.

Il proletario era il padrone solo dei suoi figli: le costituzioni occidentali (Russia, Cinese, Statunitense, Italiana e quelle Europee, ecc.), hanno superato la necessità delle relazioni sociali mediante la classi di “padroni”. Una classe è tale nella misura in cui è “padrona” di qualche cosa e conserva il suo possesso (e i suoi privilegi) mediante una separazione castale che può essere culturale, economica, di razza, etnia, di religione, di ceto sociale, ecc.
Solo che le Costituzioni moderne hanno spazzato via questa divisione. Anche quando questa divisione è rimasta nella società come divisione di fatto, dal punto di vista giuridico viene negata.

Sono le Costituzioni che cambiano la relazione fra gli individui. Da una relazione fra “padroni” (tali sono i nobili, i borghesi, il clero e in fondo la scala sociale il proletariato) si passa alla relazione fra cittadini che nella diversità godono gli stessi diritti sociali e le stesse possibilità.

In questa condizione scompare la figura del “proletario”, magari operaio, magari pezzente, ma non più “proletario”. Perché non più “proletario”? Perché i figli non sono più oggetto di possesso. Ma nemmeno l’operaio è oggetto di possesso del “padrone” o dell’”imprenditore” e nemmeno il “fedele” è oggetto di possesso del clero e tanto meno le Istituzioni sono proprietarie dei cittadini.

E’ vero che oggi continua a subentrare questa confusione di classe determinata nel XIX° secolo, ma le cose non stanno più così.
La confusione consiste nel fatto che magistrati e Istituzioni in generale continuano ad applicare le categorie ottocentesche e non si assumono i doveri imposti dalla Costituzione.
I bambini sono dei soggetti di diritto Costituzionale, eppure, ancora oggi, dopo oltre 60 anni dalla Costituzione si sta ancora dibattendo fra i diritti dell’infanzia e il diritto ad esercitare la violenza sull’infanzia per una “buona educazione”. Ancora oggi si sta dibattendo se gli omicidi sui posti di lavoro vadano inquadrati negli incidenti o, come più correttamente indica l’articolo 1 della Costituzione, come atti di terrorismo. Eppure, non sono passati molti anni da quando i magistrati hanno torturato le persone per legittimare il diritto all’assassinio delle persone sul posto di lavoro: questa legittimazione, ricordo, giunse anche dall’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Ancora oggi si dibatte sulla “questione morale” e sul suo significato (ma ne farò un post a parte) lasciando ampio spazio a Beppe Grillo e ad urlatori e razzisti di turno per i loro comodi come Maroni, Bossi, Calderoli ecc.

Di fatto, il termine proletario non ha più ragione d’essere. Semmai, il termine esatto è CITTADINI! Coloro che sono portatori di diritti e che legittimano lo Stato e gli uomini che occupano le Istituzioni SOLO nella misura in cui garantiscono i diritti Costituzionali ai Cittadini.

E’ un modo nuovo e diverso di pensare che deve entrare nella struttura emotiva delle persone e deve trovare le sue veicolazioni sociali. Queste veicolazioni devono trovare definizione dentro il quadro legislativo dove i delitti commessi dai funzionari che occupano le Istituzioni devono essere trattati come atti di terrorismo e dove chi sottrae fondi allo stato o viene meno al riconoscimento dei diritti dei cittadini (come avviene col lavoro nero) deve essere inquisito come terrorista.

In sostanza, c’è un mondo ideale che deve trasformarsi. Un mondo in cui non è pensabile che un extracomunitario come Ratzinger pretenda di gestire il corpo delle donne per i propri pruriti sessuali. Non è accettabile che l’Istituzione venga usata per gli affari di chi quell’istituzione occupa. Soprattutto non è accettabile che i cittadini siano facilmente truffabili e non siano in grado di farsi un’opinione partendo dai fatti.
La questione è estremamente complessa, ma sta di fatto che c’è una nuova struttura ideologica che da 60 anni sta germinando in Europa e nel mondo (Obama è un po’, nel suo ambito culturale, espressione di questa nuova ideologia) che ancora non è stata compiutamente definita nei suoi principi di fondo.
Questa ideologia non è di destra né di sinistra, perché non si è mai seduta sui banchi del Parlamento. Di nessun Parlamento del mondo, però è là, pronta per chi la vuole fornendo quelle sicurezze ideologiche ai cittadini che ora sfuggono perché si tende sempre a ricondurre idee nuove nei vecchi schemi generali per poterle distruggere.
Questa ideologia ha il suo referente nella Costituzione della Repubblica e nella Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo eppure non risponde alle interpretazioni distruttive che della Costituzione della Repubblica e Diritti Universali dell’Uomo ne è stata fatta fino ad oggi.
Non è più tempo di “proletari”, è tempo di CITTADINI!
"Cittadini di tutto il mondo: UNITEVI!"

02 luglio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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