mercoledì 2 settembre 2009

Corte di Cassazione: l'educazione dei figli fra ideologia cristiana e ideologia pagana; fra educazione democratica ed educazione monarchica.


Anche nella sentenza 18804/2009 della Corte di Cassazione è in atto uno scontro sociale di dimensioni Titaniche fra due concezioni diverse della società.
Da un lato c’è la concezione cristiana, cattolica nel nostro caso, che considera i ragazzi degli oggetti di possesso ad opera dei genitori (onora il padre e la madre!), e dall’altra parte c’è la concezione religiosa Pagana Politeista che considera i genitori responsabili degli strumenti morali, etici, psico-fisici, che trasmettono ai ragazzi e con i quali i ragazzi fondano il loro futuro.

Questo scontro titanico fra principi Costituzionali e principi cristiani; fra principi democratici e principi monarchici; fra religione cristiana e religione Pagana; è in atto fin da quando la carta Costituzionale è entrata in vigore in Italia. Lo scontro titanico in atto ha lo scopo di trasportare il principio morale nel sentire comune per dirigere le scelte delle persone civili nella loro quotidianità.

Il caso trattato dalla Corte di Cassazione è una causa per il risarcimento di un ragazzo ucciso da un altro ragazzo, all’epoca dei fatti, non ancora maggiorenne, dopo una lite nel catanese. L’assassino aveva ricevuto delle avance di natura omosessuale e le aveva rafforzate con minacce di rivelare, qualora non fosse stato corrisposto, le relazioni omosessuali del padre. Da qui la reazione dell’omicida che uccise il ragazzo. La famiglia dell’omicida, coinvolta nel procedimento penale e chiamata a risarcire i danni, si oppose al risarcimento danni adducendo il fatto che: “la responsabilità dei genitori si affievolisce via via che il figlio si avvicina alla maggiore età.” In sostanza, la difesa ha asserito: “dal momento che il figlio è creato ad immagine e somiglianza di dio, io, come genitore, ho una responsabilità relativa. E’ dio che l’ha creato così. Più il ragazzo arriva alla maggiore età e più si allontana dalla mia autorità!”

La Corte di Cassazione ha, invece, ribadito la responsabilità dei genitori. Dice la Corte di Cassazione: “L'educazione è fatta non solo di parole, ma soprattutto di comportamenti e di presenza accanto ai figli”. Sottolineando non solo l’importanza del linguaggio non verbale, ma comportamentale dei genitori. La Corte sottolinea come le azioni dei genitori, come i genitori giustificano le loro azioni, come i genitori affrontano la quotidianità, appartiene al messaggio educativo che trasmettono ai figli. L’adeguatezza degli strumenti con cui i figli affrontano la quotidianità, non dipende dalle prediche o dai buoni consigli, ma dall’insieme complessivo, fatto di emozioni, azioni, decisioni, scelte, fatte in tutti i momenti quotidiani, che comprende l’insieme del linguaggio educativo la cui responsabilità ricade sempre e comunque sui genitori.

La Corte di Cassazione rilevando, nel caso in questione un “fallimento educativo” ad opera dei genitori che non hanno fornito al figlio strumenti adeguati con cui affrontare la sua esistenza, afferma: “per altro sembrano avere tratto origine proprio da comportamenti dei genitori, in particolare del padre, che unitamente all'atteggiarsi del contesto sociale in cui la famiglia si trovava a vivere hanno probabilmente ferito la sensibilità del minore nelle sue corde più profonde e meno controllabili.”. In sostanza, hanno manomesso la sua struttura emotiva. Il ragazzo, afferma la Corte “era stato lasciato solo” dai genitori “di fronte alle provocazioni della vittima e dell’ambiente”.

La responsabilità dei genitori per i figli deve indurli a stare sempre vicino ai figli “in circostanze che essi possono non essere in grado di capire o di affrontare con equilibrio.”.

Da qui la condanna dei genitori da parte della Corte di Cassazione al risarcimento della vittima per responsabilità educative.

Purtroppo troppe persone escono dal catechismo con la convinzione che le loro azioni siano inutili. Tutto dipende da dio. Tutto dipende dalla provvidenza. Così non pensano alle loro responsabilità nei confronti dei figli, pensano che sia un dono del dio padrone se i loro figli sono adeguati alla società o meno. Non scorgono le azioni di trasformazione e di crescita dei loro figli. Non li forniscono dei mezzi con cui affrontare la loro vita.
Non concepiscono che il bambino, appena nato, ha delle formidabili capacità di comprendere i meccanismi di causa effetto; una capacità di memoria eccezionale (rispetto all’adulto); la capacità di formulare pensieri astratti trasformando l’esperienza in idea; hanno capacità di apprendimento eccezionali; distinguono negli adulti che stanno loro attorno la realtà emotiva dalle bugie che escono dalla loro bocca; assorbono tutte le informazioni con una selezione minima.
Educati negli oratori e nelle parrocchie gli adulti pensano ai loro figli come delle bestie dono del loro dio e si dimenticano che hanno, nei loro confronti, tutta la responsabilità del futuro che viene loro incontro.

Con la sentenza N. 18804/2009, ancora una volta la Corte di Cassazione ribadisce il principio sociale Costituzionale in contrapposizione ai principi morali cristiani che, ritenendo i bambini delle bestie sottrae i genitori dalla responsabilità della loro educazione. Il genitore, per i cristiani, non è responsabile delle proprie azioni, qualunque cosa fa lo fa per volere del dio padrone. Il figlio deve obbedienza al genitore perché, per il figlio, il genitore è l’immagine del dio padrone. Si tratta dell’irresponsabilità del cristiano di fronte alla vita. Quell’irresponsabilità che ha seminato di violenza e crimini la storia dell’infanzia dall’avvento del cristianesimo e che la Corte di Cassazione sta, faticosamente, tentando di riportare nell’ambito della morale e dell’etica civile.

02 settembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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30175 – Marghera Venezia
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