lunedì 26 ottobre 2009

Silvio Berlusconi, il ricatto e l'estorsione. Chissà se in questo paese ci sarà mai giustizia!


A volte, quando devi tentare di capire il presente, ti soccorre l’esperienza.

Leggo dal giornale Il Messaggero:

ROMA (26 ottobre) - Un paio di giorni prima che scoppiasse il putiferio e quattro carabinieri finissero in manette, il premier Silvio Berlusconi ha telefonato al presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, per avvertirlo che c’era un video compromettente che lo riguardava. «Nei giorni scorsi è venuto da me Alfonso Signorini (direttore del settimanale Mondadori “Chi”) - ha detto il presidente del Consiglio al governatore - per farmi vedere un filmato che ti riguardava. Mi ha chiesto “che ne dobbiamo fare?” E io gli ho risposto che non se ne parlava lontanamente di pubblicare una simile cosa. Io penso che debba essere ritirato dal commercio e, se vuoi, ti do nome e indirizzo dell’agente che ce l’ha dato così, se ritieni, potrai farlo ritirare». Marrazzo incassa la chiamata e ringrazia. Palazzo Chigi sembra ignorare che il politico del Pd è sotto ricatto, che ha pagato per il silenzio, pensano forse che lui non sapesse dell’esistenza di questo filmato. E hanno voluto avvertirlo. Il presidente della Regione, però, invece di cercare i magistrati, pare scelga di contattare direttamente la “Photo Masi” di Milano, vorrebbe comprare lui stesso il video.

Tratto da:
http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=23209&sez=HOME_ROMA&npl=&desc_sez=

Ebbene, quali reati ha commesso Silvio Berlusconi?
Apparentemente sembra un “atto garbato”. Ha ricevuto un’informazione e l’ha girata a Marrazzo. In realtà si tratta di un doppio ricatto.

Iniziamo col considerare che la copia del video che ritraeva Marrazzo è stata sequestrata presso la redazione di Chi. Dopo che Chi aveva tutto il tempo di farsene delle copie e di scaricarsela in computer.
In secondo luogo, Berlusconi telefona a Marrazzo solo due o tre giorni prima che intervenisse la magistratura: cosa che fa ipotizzare che qualcuno avesse avvertito Silvio Berlusconi della cosa. E che, con la telefonata, abbia tentato di pararsi il culo.
Appare del tutto evidente come Silvio Berlusconi non fosse estraneo all’azione di ricatto: se fosse stato estraneo avrebbe consegnato il tutto ai carabinieri o alla magistratura. Invece, che cosa ha fatto? Ha consigliato a Marrazzo di acquistarsi la copia del filmino e di mettere a tacere la faccenda pagando il fotografo. E’ Berlusconi stesso a fornire il nome del fotografo che Marrazzo deve contattare. In pratica, Silvio Berlusconi fa da mediatore per l’azione estorsiva: con l’aggravante di essere il Presidente del Consiglio, un pubblico funzionario.
Fino a qui i fatti, ma qual era il vantaggio che Berlusconi si prefiggeva?
E qui entriamo nel campo delle ipotesi. Ed è qui che entra in campo l’esperienza o, se preferite, la fantapolitica.
Berlusconi, saputo che i Ros stavano procedendo per impedire la distruzione ipotetica del materiale, decide di fingersi compiacente con Marrazzo e lo invita a mettere la cosa a tacere pagando. Se Marrazzo avesse pagato, Berlusconi lo aveva in pugno! Ricattabile in ogni momento e a piacimento. Inoltre, chi avrebbe sospettato che lui avesse fatto da intermediario per l’estorsione mettendo in relazione il ricattato con chi gli avrebbe venduto il materiale per il ricatto?
Un pubblico funzionario che è a conoscenza di un reato è obbligato a comunicarlo alla magistratura! 361 c.p. Ma forse, Berlusconi, ne ha avuto notizia non nelle vesti di “pubblico funzionario”, ma nelle vesti di possibile “utilizzatore finale” del materiale ricattatorio. Un ricatto che veniva posto in essere non soltanto pubblicandolo, ma, soprattutto, costringendo il ricattato a pagare per avere il materiale del quale il suo avversario politico, Silvio Berlusconi, ne aveva copia e conoscenza.

Al di là dei vari accertamenti nei confronti dei carabinieri, il coinvolgimento del trans, il ruolo di Marrazzo e dell’auto blu, c’è da indagare sul ruolo di Berlusconi.
Qua e là trapela, nella stampa “qualcuno più in alto” dei carabinieri. Trapela la presenza di cocaina messa dai carabinieri per aggravare la posizione di Marrazzo. E la cocaina appare nel filmato? E Berlusconi che aveva visto il filmato, ne ha denunciato la presenza o era solo interessato a mettere Marrazzo nelle condizioni di essere ulteriormente ricattato?
Tutti questi aspetti dovranno essere chiariti dalla Procura di Roma, ma appare evidente, fin da ora, che Berlusconi ha avuto un ruolo attivo nell’azione estorsiva e ricattatoria nei confronti di Marrazzo. Se non altro incitandolo affinché pagasse. Sembra che il reiterato silenzio di Marrazzo avesse messo in difficoltà i suoi ricattatori.

La fantapolitica non la faccio io, ma è scritta nero su bianco nell’ordinanza del Gip. Riporto da La Repubblica:

"Al loro ritorno uno dei due gli chiedeva di consegnare loro molti soldi e di andarli a prendere, facendogli capire che altrimenti vi sarebbero state rappresaglie o comunque conseguenze negative, accettando poi che Marrazzo consegnasse loro tre assegni dell'importo uno di 10 mila euro e due di 5 mila euro ciascuno. I due prima di andare via lasciavano un numero di cellulare al quale Marrazzo doveva chiamarli per la consegna di altro denaro, facendosi dare da Marrazzo un numero telefonico per ricontattarlo". Nell'ordinanza si sottolinea poi che "esaminando il portafogli Marrazzo si accorgeva che dallo stesso mancava la somma di 2 mila euro e che non era presente quella di 3 mila euro appoggiata sul tavolino, circostanza della quale Natalì si mostrava contrariata". "Qualche giorno dopo - si legge ancora nel documento - al numero telefonico della Regione che Marrazzo aveva lasciato ai due giungeva una telefonata ricevuta dalla segretaria che gli riferiva che l'interlocutore che voleva parlargli si era qualificato come un carabiniere. Marrazzo aveva dato incarico al suo segretario di presentare per suo conto una denuncia di smarrimento degli assegni e da allora non era più stato contattato". Nell'ordinanza del giudice Spinaci ci si sofferma poi sulla posizione di Tagliente, Simeone e del maresciallo Nicola Testini, un altro dei quattro carabinieri finiti in carcere: "Nel corso di spontanee dichiarazioni - si legge nella motivazione - Tagliente, Simeone e Testini hanno affermato concordemente di avere ricevuto verso la fine del luglio del 2009 da un loro confidente e gravitante nel mondo dei transessuali, tale Gian Guarino Cafasso (deceduto nel settembre 2009) un filmato su cd nel quale era ripreso il presidente Marrazzo in compagnia di un transessuale in atteggiamenti ambigui e nel quale veniva ripresa anche della polvere bianca".

Tratto da:
http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/marrazzo-spiato/ordinanza-gip/ordinanza-gip.html

Quando Marrazzo fa fare una enuncia dello smarrimento degli assegni, per farsi pagare, quei carabinieri, o chi di dovere, deve far entrare in gioco uno più in alto, altrimenti il ricatto è monco: c’è il filmino estorto, ma la vittima può sempre denunciare l’estorsione.
E qui entra in campo Berlusconi!
E ora, alla magistratura spettano gli accertamenti.

26 ottobre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

venerdì 23 ottobre 2009

Corte di Cassazione contro Ratzinger (40727): per la Cassazione, coppie di fatto, coppie omosessuali (gay, lesbiche e quant'altro) sono una FAMIGLIA


Sconfitta la linea Ratzinger dalla Corte di Cassazione.

La famiglia non è fatta dal rapporto di un uomo e una donna come vorrebbe Ratzinger, ma, come dice la Corte di Cassazione che sentenziando contro un extracomunitario originario di Tirana, condannato dalla Corte d’Appello di Cagliari, per reati di maltrattamenti in famiglia aveva fatto ricorso affermando che la norma censurata dall’articolo 572 doveva applicarsi solo alle famiglie conviventi “more uxorio”. Nel cassare quel ricorso la Corte di Cassazione ha detto: “alla famiglia deve intendersi riferito ogni consorzio di persone fra le quali, per strette relazioni e consuetudini di vita, siano sorti rapporti di assistenza e solidarietà per un apprezzabile periodo di tempo.”

Dunque la parola famiglia si applica a delle relazioni, non ai sessi che costruiscono le relazioni. Il termine famiglia si applica ad un consorzio di persone fra le quali, per strette relazioni e consuetudini di vita, siano sorti rapporti di assistenza e solidarietà. Dunque, anche quando sorgono relazioni omosessuali.
La norma penale, secondo la sentenza N. 40727 della Corte di Cassazione, di cui all’articolo 572 c.p. si estende anche alle “coppie di fatto” che la Cassazione definisce come “famiglie di fatto”.

Ratzinger e i cattolici muovendo guerra al tentativo di delegittimare le famiglie che non fossero fra uomini e donne e di impedire il matrimonio fra persone dello stesso sesso, hanno, di fatto, aggredito la società civile e la Costituzione della Repubblica.
Ancora una volta, il significato di famiglia, non va a definire ciò che un uomo e una donna hanno contratto col matrimonio, ma la scelta di persone che costruiscono delle relazioni e che il matrimonio, sempre e comunque, sarebbe tenuto a ratificare qualora le persone ne chiedessero la ratifica.

22 ottobre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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mercoledì 21 ottobre 2009

Corte di Cassazione, sentenza N. 40552 e il rispetto che la Polizia di Stato deve ai cittadini!


Si può manifestare il proprio pensiero senza che l’arrogante e vile poliziotto della Digos aggredisca le persone!
Questo è il senso della sentenza n. 40552 della Corte di Cassazione che, finalmente, mette la parola fine alle provocazioni e agli atti di intimidazione messi in atto da una polizia di Stato spesso moralmente corrotta. Spesso i poliziotti sono intervenuti per intimidire e minacciare i cittadini che manifestavano la loro riprovazione contro i comportamenti di Ratzinger di Bagnasco, strappando manifesti e togliendo striscioni di protesta ritenendo che il dio padrone non debba subire la censura.
I cittadini hanno la necessità di una Polizia di Stato rispettosa ed ossequiosa alle leggi, non di banditi che li intimidiscono inventandosi le leggi che fa comodo loro!
La Corte di Cassazione dà l’interpretazione autentica delle leggi, almeno ci prova.

Nella fattispecie della sentenza n. 40552 e pubblicata il 20-21 ottobre 2009, la Corte di Cassazione esamina il caso di alcuni manifestanti che in una manifestazione di protesta nella Piazza di Poggio Mirteto, nel Reatino, innalzavano uno striscione con la scritta: “Sempre a fianco dei compagni che lottano per la rivoluzione”. Inoltre, nei volantini che distribuivano, fu incriminata la frase: “terrorista e' lo stato della reazione, non i compagni che lottano per la rivoluzione”.
Secondo le farneticazioni demenziali e offensive della Procura di Rieti, queste persone andavano perseguite in base all’articolo 414 del codice penale. Nel suo ricorso alla Corte di Cassazione il PM affermava che nell’assolvere i manifestanti il Gip di Rieti aveva effettuato: “una lettura parziale delle espressioni contenuti nei volantini e nello striscione, illogicamente ritenute una manifestazione non punibile della liberta' di pensiero”.

Sono farneticazioni che alimentano il terrore nei cittadini. Il terrore che il poliziotto usi proprie interpretazioni per aggredire la libertà sociale a favore di progetti eversivi che vedono, in ultima analisi, i cittadini soccombere o essere coinvolti in vicissitudini giudiziarie che li riempie di angoscia.
A queste farneticazioni la Corte di Cassazione ha risposto confermando l’assoluzione e integrando le motivazioni assolutorie del giudice dicendo:

“elemento oggettivo dell'apologia di uno o piu' reati punibile ai sensi dell'art. 414, comma terzo c.p., non si identifica nella mera manifestazione del pensiero, diretta a criticare la legislazione o la giurisprudenza o a promuovere l'abolizione della norma incriminatrice o a dare un giudizio favorevole sul movente dell'autore della condotta illecita, ma consiste nella rievocazione pubblica di un episodio criminoso diretta e idonea a provocare la violazione delle norme penali, nel senso che l'azione deve avere la concreta capacita' di provocare l'immediata esecuzione di delitti o, quanto meno, la probabilita' che essi vengano commessi in un futuro piu' o meno prossimo”

La Corte di Cassazione confermava l’assoluzione da parte del Gip di Rieti. L’assoluzione fu fatta con la motivazione che “il fatto non sussiste” in quanto, con quegli slogan, altro non avevano fatto che manifestare la loro libertà di pensiero “con espressioni di solidarietà e supporto ad un gruppo di arrestati che, a torto o a ragione, erano stati ritenuti vittime di un programma repressivo e persecutorio da parte dello Stato”.
E mentre la Procura di Rieti farneticava (decine di persone, con la tortura, e le minacce sono state costrette da magistrati, con l’aiuto degli avvocati, ad affermare le loro azioni erano finalizzate a “fare la rivoluzione” perché quando provavano a dire che, invece, erano finalizzate a difendere la Costituzione, venivano torturati e minacciati di morte! Esperienza diretta quando col teorema Calogero vennero organizzati processi accorpando reati diversi e soggetti che nulla avevano in comune fra di loro, solo per costruire un teorema criminale!) affermando, nel suo ricorso, che quelle frasi che inneggiavano erano di “incontrovertibile contenuto apologetico e istigativo”, la Corte di Cassazione ha condannato la richiesta della procura come illegale ed illogica affermando che l’attività contestata:

“non ha travalicato i limiti della libera manifestazione del pensiero, tutelata dall'art. 21 della Costituzione", specialmente se si considera che "non risulta che alla distribuzione dei volantini abbia fatto seguito la Commissione di un qualche illecito e che nessuna rilevanza puo' assumere l'assidua frequentazione con le persone arrestate”.

Questa sentenza della Corte di Cassazione è assolutamente lineare con sentenze che l’hanno preceduta e che hanno lo scopo di definire la libertà di espressione e di propaganda delle proprie idee. Si tratta di sentenze che bocciano il delirio di un’autorità a non essere contesta o criticata. Sono sentenze che sanciscono il diritto dei cittadini di farsi delle opinioni negative nei confronti di azioni mal motivate e mal gestite da parte delle autorità e, in questo caso, dalla Polizia di Stato. Si tratta di sentenze che sanciscono il diritto all’indignazione e alla rabbia dei cittadini nei confronti di provvedimenti o ingiusti o percepiti come ingiusti e che poliziotti moralmente corrotti, quelli che minacciano di morte le persone esponendo il crocifisso, anziché la Costituzione della Repubblica e le norme a cui LORO dovrebbero attenersi, reprimono per sancire il loro disprezzo per le norme Costituzionali.
Questi cittadini sono stati fermati e denunciati perché i poliziotti (o l’autorità giudiziaria che ha proceduto alla denuncia) è composta da individui ignoranti e moralmente indegni e hanno incontrato un Pubblico Ministero che ha fatto propria questa indegnità e questa immoralità.

Questi cittadini hanno subito un atto di terrorismo.
A questi cittadini si è tentato di imporre norme estranee alla Costituzione.
E domani, a chi toccherà?

21 ottobre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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domenica 11 ottobre 2009

Berlusconi, le sue offese e le sue menzogne agli italiani e alle Istituzioni.


Silvio Berlusconi continua a sputtanare l’Italia e le sue Istituzioni. Nascosto come un codardo dietro la carica di Presidente del Consiglio e attorniato da una banda di guardiaspalla, continua ad insultare l’Italia e le sue Istituzioni. In maniera vigliacca afferma che ci sarebbe una stampa straniera che manifesta “Uno spiriti anti-italiano”. In realtà la stampa straniera vede nei comportamenti di Silvio Berlusconi, non da ultimo quell’atto di terrorismo che fu l’imposizione al Parlamento Italiano del Lodo Alfano, un pericolo per tutta l’Europa. Un’aggressione alla democrazia e alla Costituzione. Una stampa che vede nelle farneticazioni di Berlusconi quei preludi che portarono, in tempi funesti, alla creazione dei campi di sterminio negando i principi democratici dei popoli.
Silvio Berlusconi ha spinto l’Italia nella peggiore crisi economica. Una crisi che ha inizio con la feroce guerra che Silvio Berlusconi ha scatenato, con tutti i suoi media e con l’aiuto di sindacati amici (CISL e UIL) contro il progetto del governo Prodi di Alitalia. Berlusconi ha dimostrato un disprezzo per le difficoltà economiche degli italiani oltre l’accettabile: affermava che la crisi economica era psicologica; affermava che bisognava spendere per sottrarre denaro agli italiani; affermava che la crisi era superata mentre gli italiani vengono licenziati e cassaintegrati!
E mentre tutto questo avveniva, Silvio Berlusconi esercitava la sua professione di puttaniere usando mezzi italiani per le sue prostitute pagandole con promesse di seggi elettorali. Promesse che solo l’intervento indignato di sua moglie, Veronica, ha fatto saltare mentre un’opposizione al limite della demenza, Veltroni, Franceschini, Rutelli, ecc. assisteva indifferente.

La magistratura ha ragione nel sentenziare che è legittimo dare del “buffone” a chi si comporta da buffone all’interno delle Istituzioni. E nel sentenziare la magistratura ha preso atto degli atteggiamenti, offensivi per gli italiani, di Silvio Berlusconi. L’Italia è una DEMOCRAZIA, non quello stato fascista che Berlusconi tanto auspica rivendicando per sé dei diritti e dei privilegi che non solo non ha, ma che la loro rivendicazione fa nascere indignazione nei cittadini.
Anti-italiano è l’atteggiamento arrogante ed offensivo di Silvio Berlusconi.


Ora Silvio Berlusconi offende la Corte Costituzionale.
Riferendosi al fatto che la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il Lodo Alfano, Berlusconi afferma:


«non aver detto una parola fuori luogo perché non si può continuare così; non si può far lavorare il Parlamento per molto tempo e poi intervenire su questa decisione negando se stessi e negando una decisione che la Corte prese quattro anni fa».

La Corte Costituzionale non si è MAI contraddetta. E’, piuttosto Silvio Berlusconi che è incapace di leggere e di comprendere un testo elementare. E’ sufficiente confrontare le motivazioni adottate dalla Corte Costituzionale sul Lodo Schifani e le decisioni sul Lodo Alfano. Basta andare alla pagina:


per verificare immediatamente che Silvio Berlusconi ha mentito.
Silvio Berlusconi sta tentando di trasformare l’Italia in uno stato fascista distruggendo le Istituzioni democratiche e aggredendo i diritti dei cittadini. Silvio Berlusconi sta costruendo miseria in Italia operando, assieme alla Mercegaglia, per far licenziare decine di migliaia di persone, tagliare gli stipendi e costruire un paese in miseria. Per farlo si avvale della maggior struttura di comunicazione che ci sia stata in Italia. Non solo ha televisioni, giornali e il servilismo di una RAI, ma il suo stesso mignottismo e le sue pretese di impunità aggrediscono la struttura economica del paese: la sentenza CIR ne è un esempio. Silvio Berlusconi corrompe i giudici (Metta) per assicurarsi un profitto. Silvio Berlusconi e la battuta “io come mafioso non mi hai mai preso” fatta in presenza di Maroni non è una battuta, ma è piuttosto quel “buttare in ridere” una realtà sulla quale la magistratura ha indagato poco: da dell’Utri a Mangano, Silvio Berlusconi appare invischiato nella mafia. Come Berlusconi appare invischiato con la cocaina (Tarantini ne smerciava a chili e non solo Berlusconi non è stato intercettato, ma nemmeno indagato e questo fa nascere un sospetto visto il suo modo di farneticare!).Lo stesso “Piano di rinascita” di Licio Gelli appare come un progetto di aggressione alla società democratica che Berlusconi sta mettendo in atto.

Berlusconi va farneticando che lui è stato eletto dal popolo. Intanto che la smetta di etichettare i cittadini italiani come “popolo”. Non sono i suoi servi: sono cittadini. I portatori di quei diritti che lui, con molte leggi, ha calpestato. In secondo luogo, la carica di Presidente del Consiglio gliela data il Parlamento della Repubblica e lui l’ha squalificata con un comportamento che ha offeso l’articolo 54 della Costituzione. E’ nei diritti dei cittadini che il Presidente del Consiglio “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore...” invece, Silvio Berlusconi ha offeso la Corte Costituzionale e la persona del Presidente della Repubblica senza nessuna motivazione. Solo per il livore di veder “sminuita” la sua onnipotenza!
La Corte Costituzionale è stata insultata, i giornalisti che hanno, giustamente, preteso che lui rendesse conto del suo comportamento, sono stati denunciati con i suoi miliardi.
L’Italia, con Silvio Berlusconi, è in pericolo.

11 ottobre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
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venerdì 9 ottobre 2009

Il significato sociale e giuridico della Costituzione della Repubblica. Il Gesù di Nazareth e Silvio Berlusconi: la loro pazzia e i giudici.


La Costituzione Italiana (e forse quella tedesca) è unica nel panorama occidentale.
Mentre, storicamente, la Costituzione era una concessione dello Stato ai cittadini, la Costituzione Italiana somma i doveri che i cittadini impongono alle Istituzioni affinché siamo Stato.
Quando nel 1948 fu approvata la Costituzione, non c’era uno stato che la emanava, ma c’era un’assemblea Costituente dopo che lo Stato Monarchico era stato cancellato.
L’assemblea Costituente ha elaborato la Costituzione come carta nella quale lo Stato Italiano si legittimava.
Non è possibile, dal punto di vista Istituzionale, sospendere la Costituzione e le relative norme se non come atto di forza avente carattere eversivo.

Nell’attività di propaganda sociale si è sempre teso a sottovalutare la Corte Costituzionale. Eppure, i reati di eversione dell’ordinamento democratico possono essere messi in atto SOLTANTO dal Parlamento della Repubblica. Tutte le altre Istituzioni possono fare attentati ai principi Costituzionali che diventano, però, attentati allo Stato. La parte dello Stato che può far attività criminale di eversione dell’ordine democratico, è solo quando il Parlamento della Repubblica si trasforma in un’associazione criminale.

E non è importante se queste perone sono state elette dai cittadini. Il fatto che Hitler sia stato eletto dai cittadini non legittima la costruzione dei campi di sterminio. Il fatto che i cittadini (e non il popolo di servi come va farneticando Berlusconi e molti esponenti della lega) abbiano eletto dei rappresentanti, lo hanno fatto sempre e comunque all’interno delle norme Costituzionali: quale cittadino eleggerebbe un suo rappresentante che poi lo infilerebbe nei forni crematori? Quando dei rappresentanti eletti, come Berlusconi, fa delle leggi che contrastano con i principi Costituzionali, significa che ha truffato i cittadini. Non sono i cittadini che hanno eletto Berlusconi, ma è Berlusconi che ha truffato i cittadini per farsi eleggere al fine di appropriarsi dei loro diritti Costituzionali.

Quando la Corte Costituzionale boccia una legge, sta fermando un atto di terrorismo eversivo dell’ordine Costituzionale.

Chi ha votato la legge sul Lodo Alfano, è un criminale che ha attentato ai diritti fondamentali dei cittadini pretendendo, come dice Nicolò Ghedini con “primus super pares” , che la Corte Costituzionale si mettesse in ginocchio davanti al suo padrone: la stessa cosa là fatta il pazzo di Nazareth, quel Gesù tanto amato dai cristiani, che ha preteso che i giudici si mettessero in ginocchio davanti a lui perché lui era il figlio del dio padrone. Come i giudici dei vangeli, hanno appeso questo criminale, così la Corte Costituzionale ha deciso di dare un taglio netto ai tentativi eversivi di Silvio Berlusconi.

Si tratta di attività di eversione dell’ordinamento democratico, approvata dal Parlamento e sottoscritta da Napolitano in favore dell’utilizzatore finale Silvio Berlusconi (che si è preso come complici il Presidente stesso, e i presidenti di Camera e Senato che, però, non avevano i carichi pendenti di Silvio Berlusconi).

Perché solo il Parlamento può fare attentati contro l’ordinamento Costituzionale? Perché è l’unico organo che può approvare norme in forza di legge che contrastano con il dettato Costituzionale e, questo governo, ha fatto numerosi attentati eversivi contro la Costituzione della Repubblica per i quali la Corte Costituzionale è stata chiamata a decidere.
Borghese o Sogno o Licio Gelli, quando tentano un colpo di Stato, commettono dei reati che devono essere perseguiti dai giudici ordinari. Ma quando Silvio Berlusconi per attuare il “piano rinascita” fa approvare leggi in contrasto con la Costituzione, queste devono essere rimosse dalla Corte Costituzionale; l’unico organo che protegge i cittadini e i loro diritti dalla violenza di un Parlamento della Repubblica CORROTTO (se volete comperato con le televisioni, ma dalle accuse della Magistratura Romana e dalle dichiarazioni di alcuni deputati, anche con denaro per comprarne i voti).
In un Parlamento composto da individui corrotti che pretendono una legittimazione della loro corruzione dall’essere parlamentari (dal mafioso Andreotti, al pluricondannato dell’Utri alla sequela infinita nelle file berlusconiane), va da sé che ad essere predati sono i cittadini e solo la Corte Costituzionale può fermare questo tipo di attività.


09 ottobre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
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mercoledì 7 ottobre 2009

La sentenza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano e l'eversione dell'ordine Costituzionale.


D’accordo, c’erano dubbi?
Il Lodo Alfano è illegittimo!
E Alfano?
Perché non si dimette?
Ha spinto il parlamento della Repubblica Italiana ad un atto di eversione dell’ordine democratico. Ha preteso che un cittadino non fosse uguale agli altri cittadini. Ha preteso di imporre un principio monarchico ai cittadini italiani. Ha tentato di trasformare i cittadini dello stato in un popolo di sudditi sottomesso al re!
Perché Alfano non si dimette?
E perché il Parlamento della Repubblica non si dimette?
Ha approvato un provvedimento qualificabile come un atto di terrorismo sottraendo il delinquente Berlusconi ai tribunali!

E Giorgio Napolitano; che interessi aveva?
Non sapeva che negare il principio di uguaglianza nella società civile è un atto di eversione dell’ordine Costituzionale?
Lo ha firmato. Come se i cittadini fossero delle merde e non i detentori dei diritti manifestati dalla Costituzione della Repubblica. I cittadini gli hanno concesso l’onore di essere il Presidente della Repubblica, ma non per i suoi interessi personali! Non per fargli avere uno stipendio, ma perché fosse attento affinché la Costituzione non fosse violentata e ingiuriata. Affinché fosse attento ai diritti dei cittadini e non a quelli di un qualche padrone.
Scriveva Il Sole 24 ore il 21 maggio 2009 quando il consigliere di Napolitano giustificava le azioni illegali di Napolitano nel firmare il Lodo Alfano:

Il consigliere di Napolitano scrive che «già il 2 luglio 2008, autorizzando la presentazione alle Camere del disegno di legge del governo in materia, una nota del Quirinale riferì che "punto di riferimento per la decisione del Capo dello Stato é stata la sentenza n. 24 del 2004 con cui la Corte Costituzionale dichiarò l'illegittimità costituzionale dell'articolo 1 della legge 140/2003 che prevedeva la sospensione dei processi che investissero le alte cariche dello Stato"».
Tratto da:
Sbagliato!
La Costituzione non è un bussolotto con cui si gioca nei vicoli di Napoli! E’ un progetto sacro che determina i comportamenti nella società civile. Indubbiamente la Corte Costituzionale nel cancellare un provvedimento incostituzionale è attenta a non danneggiare la società civile o lo Stato, ma confondere questa ATTENZIONE, questa GENTILEZZA FORMALE, come l’assoluto giuridico del dio padrone, non offende solo la Corte Costituzionale, ma tutta l’Italia! La decisione ella Corte Costituzionale, in merito al Lodo Schifani, era fatta premettendo che nessuno avrebbe reiterato un simile provvedimento incostituzionale. La reiterazione è di una gravità estrema; un atto di arroganza violento contro la Costituzione della Repubblica.
QUESTO ERA TENUTO A SAPERE GIORGIO NAPOLITANO!

Dichiarava Angelino Alfano prima della sentenza:

Alfano: "Siamo in fiduciosa e serena attesa"
Il ministro della Giustizia Angelino Alfano, al termine di un incontro a Parigi con l'omologa francese Michelle Alliot-Marie, ha risposto alle domande dei giornalisti: "Siamo in fiduciosa e serenaattesa. I giudici sono in camera di consiglio. E mentre i giudici sono in camera di consiglio il ministro della giustizia non parla". Interrogato su quale sensazione provasse a sentire il suo cognome pronunciato così frequentemente negli ultimi giorni, il ministro ha risposto: "E' l'abitudine di abbinare un cognome a una legge ma la legge è tale perchè è votata dal parlamento.E non è di una persona".
Alfano: "Nella legge applicati tutti i precedenti"
Il Lodo Alfano "è una legge nella quale noi abbiamo confidato, ritenendo di avere applicato tutti i precetti della precedente sentenza della Consulta". Il ministro della giustizia Angelino Alfano, ha risposto così riguardo al giudizio della Consulta. "Ma non entro nel merito del lavoro che la Consulta sta svolgendo", ha aggiunto.
Affermava La Russa, uno che con le sue azioni ha sempre manifestato disprezzo per la Costituzione e ora, anziché conoscerla, preferisce immaginarla:

La Russa: "Sono ottimista"
Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha dichiarato: "Sul verdetto sono ottimista, è impossibile che la Corte smentisca se stessa, si tratterebbe di una decisione politica più che giuridica"

Scrive il Times:

L'editoriale del Times
Dopo le dichiarazioni di ieri dei legali del premier - "la legge è uguale per tutti, ma non la sua applicazione" - un editoriale del quotidiano britannico Times parla di "esempio di "doppio pensiero", riferendosi a George Orwell. Il quotidiano fa notare anche che "le accuse di corruzione che Berlusconi dovrà affrontare se l'immunità venisse revocata sono conseguenza delle sue azioni"
Il livello di conoscenza della Costituzione di questi politici è tratto da:
http://www.repubblica.it/2009/10/dirette/sezioni/politica/alfano-lodo/lodo-alfano-7ott/index.html


Cosa hanno detto i legali di Silvio Berlusconi:

L’avvocato Nicolò Ghedini:

Poi è stato il turno dei legali di Berlusconi (oltre a Pecorella anche Niccolò Ghedini e Piero Longo). «La legge è uguale per tutti ma non sempre lo è la sua applicazione» ha detto Niccolò Ghedini in un passaggio del suo intervento, durato 15 minuti. L'avvocato del presidente del Consiglio, che è anche parlamentare, ha sottolineato che con il Lodo «è stato realizzato con una legge ordinaria, un edificio costituzionalmente resistente». «Con le modifiche apportate alla legge elettorale - ha aggiunto Pecorella -, il presidente del Consiglio non può più essere considerato uguale agli altri parlamentari, ossia non è più 'primus inter pares', ma deve essere considerato 'primus super pares'». Pecorella ha aggiunto che bisogna prendere atto del fatto che «con la legislazione di oggi sulle elezioni delle cariche politiche, la posizione del presidente del Consiglio si è venuta staccando da quella che era stata disegnata dalle tradizioni liberali».

L’avvocato Pietro Longo:


E' stato poi Piero Longo a spiegare perché a parere del collegio difensivo il Lodo Alfano non è un'immunità. L'attuale legge, infatti, secondo il legale ha «come caratteristiche la temporaneità, la non reiterabilità, la rinunciabilità, la sospensione della prescrizione, la garanzia per le prove non rinviabili, la tutela delle parti civili». In particolare, la sospensione della prescrizione «esorcizza l'ipotesi falsificante secondo cui con la sospensione del processo si avrebbe lo stesso risultato di un immunità». Così non è, a detta dell'avvocato Longo. Anche perchè - ha evidenziato - la sospensione del processo è prevista nel codice penale nel caso di legittimo impedimento dell'imputato. Il Lodo, dunque, «non è legato alla mera carica o alla funzione ma all'espletamento di una complessa attività da parte di un'alta carica». Difatti - ha aggiunto Longo - «nel difficile sistema geopolitico in cui viviamo», con i numerosi appuntamenti internazionali nell'agenda del premier, sarebbe per lui «impossibile» svolgere contemporaneamente il suo incarico e tutelare il diritto di difesa come imputato. Il rischio sarebbe quello di «dover trascurare gli impegni connessi alla carica costituzionale», tanto più se i processi sono «aggravati da centinaia o migliaia di atti e documenti».

L’avvocato Gaetano Pecorella:

L'avvocato del premier, Gaetano Pecorella, dice di aspettarsi «che la Corte decida con grande serenità tenendo conto solo degli aspetti giuridici e dimenticando le questioni politiche». A chi gli fa notare che la discussione avviene proprio all'indomani delle polemiche scoppiate sulla sentenza sul Lodo Mondadori, Pecorella risponde: «Il Lodo Mondadori non c'entra nulla, abbiamo fiducia in questi giudici, perché pensiamo che non si lasceranno influenzare da altre questioni». Sul verdetto della Consulta, e sui tempi di attesa di questo, il legale del premier non si sbilancia: «Meglio non fare mai previsioni - afferma - io sono fiducioso. Certo, se c'è un giudice che chiede più tempo per approfondire la questione, di solito il presidente lo concede, e potrebbe esserci un rinvio, ma io credo che la Corte deciderà nei prossimi giorni». Pecorella, poi, ricorda come il Lodo Alfano sia «una legge anche frutto delle indicazioni che diede la Corte nel 2004», quando bocciò il Lodo Schifani. «Ci auguriamo che i giudici apprezzino e condividano ciò». La legge che prevede l'immunità per le quattro più alte cariche dello Stato dai procedimenti penali, conclude, «non è una anomalia europea, in quasi tutti i Paesi d'Europa esiste uno strumento simile».
Interventi degli avvocati tratti da:
http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_06/consulta-lodo-alfano-prima-seduta_7b07b1fa-b257-11de-9355-00144f02aabc.shtml

Gli interventi degli avvocati sono tutti degli insulti alla Costituzione della Repubblica. Sono tutti, sia che lo siano per intima convinzione o per mestiere, attentati alla Costituzione finalizzati ad imporre la Monarchia Assoluta.
SONO DEI CRIMINI!
Crimini che non verranno perseguiti in quest’ambito, ma quei crimini, commessi in presenza della Corte Costituzionale che ha dovuto decidere la costituzionalità del Lodo Alfano, premettono un altro genere di crimini. Sia quello commesso approvando il Lodo Alfano che quello commesso approvando leggi in assoluta contraddizione con quello che è il dettato Costituzionale. Sia il favorire di atti amministrativi incostituzionali (per esempio i fondi che le regioni sottraggono alla scuola pubblica per finanziare la scuola privata).
Rileva il Times:

LONDRA - "Gli avvocati di Berlusconi usano una difesa da 'Fattoria degli animali' per chiedere che il premier sia messo al di sopra della legge". E' questo il titolo del Times di Londra sulla seduta della Corte Costituzionale che esamina la legalità della legge sull'immunità giudiziaria per il presidente del Consiglio italiano. Il quotidiano londinese allude ai commenti di leader dell'opposizione che hanno paragonato al messaggio del romanzo di George Orwell, La fattoria degli animali, il ragionamento dell'avvocato Niccolò Ghedini, uno dei difensori di Berlusconi, il quale ha notato che il primo ministro va considerato "primus super partes", ovvero al di sopra degli altri. Il paragone con Orwell era già stato fatto ieri dal capogruppo dell'Idv alla Camera, Massimo Donadi. Il romanzo, uno dei capolavori dello scrittore britannico, è una spietata metafora del totalitarismo, in una società che predica che gli animali sono tutti uguali, ma qualcuno di loro è in realtà al di sopra di tutti gli altri. "Un interessante esempio di duplicità del pensiero", lo definisce un commento di Richard Owen, sempre sul Times, notando che per il "cadaverico" avvocato Ghedini, un conto è la legge e un altro conto è "l'applicazione della legge". L'editoriale rammenta che si tratta dello stesso avvocato che definì Berlusconi come "l'utilizzatore finale", dunque non passibile di conseguenze legali, a proposito della sua notte a letto con la escort Patrizia D'Addario; e l'articolo ricorda anche che, subito dopo questo commento, un progetto di legge per punire i clienti delle prostitute fu quietamente rinviato. Il giornale osserva anche che nessuno ha trovato da ridire sul fatto che l'avvocato Ghedini, oltre a difendere Berlusconi davanti alla Corte Costituzionale, è un deputato del partito di Berlusconi e ha un ruolo nel preparare le leggi passate dal suo governo: "Un ovvio conflitto di interessi". Il Times ricorda poi che due dei giudici della Corte cenarono con Berlusconi e con il ministro della Giustizia Alfano, autore della legge sull'immunità, nel maggio scorso, suscitando le critiche dell'opposizione per un apparente tentativo di influenzare la Corte. L'articolo nota quindi che solo uno dei giudici è una donna, Maria Rita Saulle, 73 anni, e si chiede se essa "condivide il disgusto suscitato dagli scandali di sesso di Berlusconi".

http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-30/times-giustizia-premier/times-giustizia-premier.html?ref=rephpnews


L’attività di Berlusconi appare come un’attività criminale. Ogni provvedimento legislativo è preso all’interno di una logica nazional-socialista, più vicina all’assolutismo di Ratzinger che non a quello della Costituzione della Repubblica. Altre leggi andranno alla Corte Costituzionale: quella sui respingimenti, sul reato di clandestinità, sui siti per il nucleare, ecc. leggi illegali che hanno a fondamento l’ideologia fascista e clericale che conduce direttamente alla struttura monarchica dello stato “primus super partes", non è forse il re, il padrone, colui che si sottrae alle leggi?
La Corte Costituzionale ha detto chiaramente uscendo dall’atto di gentilezza che aveva compiuto per il lodo Schifani: per il Lodo Alfano deve essere fatta una legge Costituzionale in quanto introdurre l’ineguaglianza nel sistema sociale implica una modificazione della Costituzione.

07 ottobre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

venerdì 2 ottobre 2009

Cassazione, sentenza N. 20949: i diritti dei cittadini non possono mai essere sospesi: nemmeno dal dio padrone.



Con la sentenza N. 20949 del 2009, la Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale della nostra Costituzione. Un principio fondamentale ribadito su una questione che, pur presentando un morto, appare secondaria.
Qual è il principio ribadito dalla Corte di Cassazione? Nessun cittadino può essere indotto, per nessun motivo, a recedere dai propri diritti Costituzionali sanciti e regolati dalle leggi.
Nel caso in specie si trattava di valutare se la donna che attraversava sulle strisce pedonali era obbligata ad accertarsi che l’auto gli desse la precedenza dovuta o se l’auto aveva il dovere di darle la precedenza a prescindere.
La legge del più forte, propria dell’ideologia cattolica, non può anteporsi al diritto. L’auto è più forte e non può negare il diritto al pedone. In una diversa sentenza la Corte di Cassazione ha sanzionato il pedone che non attraversava sulle strisce pedonali.
Il principio Costituzionale che viene violato in questa vicenda è un principio che troppo spesso viene violato all’interno della società. Quante volte un magistrato ha intimato all’imputato di usare un linguaggio consono? E’ un atto di violenza! Quante volte si sono minacciati i cittadini con l’uso della divisa? Sono atti di violenza! Sono atti di violenza che impongono a un soggetto, il cittadino, di venir meno alle regole Costituzionali per assumere un atteggiamento deferente verso un’autorità a prescindere dagli atti e dai gesti dell’autorità stessa. Spesso i cittadini non ricorrono per magistrati davanti a questi che sono dei veri e propri atti di terrorismo che compromettono le relazioni sociali; li subiscono percependo l’ingiustizia di individui che si nascondono dietro la dignità che conferirebbe loro l’istituzione che rappresentano.

In questo caso, la signora di 80 anni che attraversava sulle strisce pedonali, secondo l’investitore che l’ha uccisa, aveva un passo frettoloso e camminava a testa bassa. Questo, secondo lui e secondo l’interpretazione della Corte d’Appello di Firenze, costituiva un’attenuante sanzionata col 30% di responsabilità per l’incidente alla signora, invocava un concorso di colpa perché la signora non aveva prestato attenzione se lui si fosse fermato a darle la precedenza. Se lui era buono e magnanimo. Se così dovesse essere, nessuno attraverserebbe più la strada sulle strisce pedonali. La Corte di Cassazione ribadisce che le strisce pedonali non “concedono una facoltà”, non è il dio buono che ti concede di attraversare la strada, ma “costituiscono l’obbligo di dare la precedenza ai pedoni sulle strisce pedonali”.
Un diritto che deve essere riconosciuto a prescindere. Attraversare la strada non può essere, secondo la Corte di Cassazione un “temerario atto di coraggio”, ma una normale azione del vivere quotidiano.
Come la polizia di Stato, i sindaci, i magistrati, dovrebbero riconoscere i diritti dei cittadini a prescindere e trasformarli in propri doveri.
Riporto l’articolo dell’AGI che riassume la sentenza della Corte di Cassazione:

CASSAZIONE: INCIVILE NON DARE
PRECEDENZA A PEDONI SU STRISCE


(AGI) - Roma, 1 ott. - Non e’ “in linea con la elementari regole di comportamento proprie di un paese civile” il comportamento di chi, alla guida di un mezzo di un’automobile o di una moto, considera “una mera facolta’ il suo inderogabile obbligo di dare la precedenza ai pedoni sulle strisce pedonali”. Lo sottolinea la Cassazione, accogliendo il ricorso dei figli di una signora ottantenne deceduta dopo essere stata investita da un motorino mentre attraversava la strada sulle strisce. I giudici del merito - il tribunale e la Corte d’appello di Firenze - avevano dichiarato ascrivibile il fatto per il 30% alla condotta della signora e liquidato il danno morale a ciascuno dei figli in 80 milioni delle vecchie lire. Questi, quindi, si erano rivolti alla Cassazione, che ha dato loro ragione, annullando con rinvio la sentenza di secondo grado, nella quale si rilevava che la donna, al momento dell’incidente, camminava “frettolosamente e a testa bassa senza controllare la sussistenza di veicoli che circolavano”, mentre il pedone, per i giudici d’appello, deve “controllare con attenzione, nel primario suo interesse, se stiano sopraggiungendo veicoli da destra o da sinistra”.
La Suprema Corte (terza sezione civile, sentenza n.20949) ha invece osservato che “il dovere di rallentare fino a fermarsi per consentire l’attraversamento del pedone sulle strisce pedonali fa carico al conducente del veicolo, che la velocita’ va dallo stesso adeguata al contesto dei luoghi ed all’area visibile nelle immediate vicinanze delle strisce, che sul conducente incombe l’obbligo di presumere che nello spazio a tanto destinato un pedone possa in ogni momento attraversare, che, soprattutto, nessun dovere ha il pedone (che ben puo’ essere anche un vecchio o un bambino) di valutare l’intenzione del conducente di lasciarlo effettivamente passare (come deve)”. Gli ‘ermellini’, infatti, ricordano come occorra che “ogni conducente, nell’approssimarsi alle strisce pedonali, ancor piu’ se queste si trovano, come nella specie, in una zona centrale di una citta’, abbia la chiara consapevolezza che deve non solo dare la precedenza, ma anche tenere un comportamento idoneo ad ingenerare nel pedone la sicurezza che possa attraversare senza rischi”. L’attraversamento non puo’ essere un “temerario atto di coraggio”: il pedone deve effettuarlo “con l’aspettativa che i conducenti si fermino per lasciarglielo fare”. E’ dunque un “errore in diritto ritenere che l’omissione da parte del pedone del controllo e dell’apprezzamento della velocita’ dei veicoli sopraggiungenti”, osservano gli alti giudici: un possibile concorso di colpa puo’ essere ravvisabile solo se “il pedone abbia tenuto una condotta assolutamente imprevedibile e del tutto straordinaria, non ipotizzabile nel caso di semplice attraversamento frettoloso e a testa bassa”. (AGI)
Tratto da:
http://www.diritto-oggi.it/archives/00044112.html

Non dare la precedenza ai pedoni sulle strisce e come in questo caso pretendere delle attenuanti per non averlo fatto, (a prescindere dagli incidenti che possono sempre avvenire per cause varie....) non è solo incivile, ma è la pretesa della riaffermazione di un principio dottrinale cattolico sulle norme Costituzionali. Mentre il dio padrone concede, bontà sua, alla persona di attraversare la strada perché il dio padrone è buono, per i cattolici, anche quando la investe; la Costituzione prevede che nessun cittadino venga sottratto ai diritti che la legge determina e, pertanto, il dio padrone in macchina, come DEVE fermarsi allo stop, così deve avere una condotta tale da fermarsi davanti alle strisce e far passare il pedone. Sia che l’autista si chiami “pinco pallino”, sia che si chiami “Silvio Berlusconi”.
O l’Italia diventa un paese che fa propria la morale della Costituzione, o l’Italia continua a manifestare la morale della monarchia assoluta che tanti danni ha fatto!

02 ottobre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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