venerdì 2 ottobre 2009

Cassazione, sentenza N. 20949: i diritti dei cittadini non possono mai essere sospesi: nemmeno dal dio padrone.



Con la sentenza N. 20949 del 2009, la Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale della nostra Costituzione. Un principio fondamentale ribadito su una questione che, pur presentando un morto, appare secondaria.
Qual è il principio ribadito dalla Corte di Cassazione? Nessun cittadino può essere indotto, per nessun motivo, a recedere dai propri diritti Costituzionali sanciti e regolati dalle leggi.
Nel caso in specie si trattava di valutare se la donna che attraversava sulle strisce pedonali era obbligata ad accertarsi che l’auto gli desse la precedenza dovuta o se l’auto aveva il dovere di darle la precedenza a prescindere.
La legge del più forte, propria dell’ideologia cattolica, non può anteporsi al diritto. L’auto è più forte e non può negare il diritto al pedone. In una diversa sentenza la Corte di Cassazione ha sanzionato il pedone che non attraversava sulle strisce pedonali.
Il principio Costituzionale che viene violato in questa vicenda è un principio che troppo spesso viene violato all’interno della società. Quante volte un magistrato ha intimato all’imputato di usare un linguaggio consono? E’ un atto di violenza! Quante volte si sono minacciati i cittadini con l’uso della divisa? Sono atti di violenza! Sono atti di violenza che impongono a un soggetto, il cittadino, di venir meno alle regole Costituzionali per assumere un atteggiamento deferente verso un’autorità a prescindere dagli atti e dai gesti dell’autorità stessa. Spesso i cittadini non ricorrono per magistrati davanti a questi che sono dei veri e propri atti di terrorismo che compromettono le relazioni sociali; li subiscono percependo l’ingiustizia di individui che si nascondono dietro la dignità che conferirebbe loro l’istituzione che rappresentano.

In questo caso, la signora di 80 anni che attraversava sulle strisce pedonali, secondo l’investitore che l’ha uccisa, aveva un passo frettoloso e camminava a testa bassa. Questo, secondo lui e secondo l’interpretazione della Corte d’Appello di Firenze, costituiva un’attenuante sanzionata col 30% di responsabilità per l’incidente alla signora, invocava un concorso di colpa perché la signora non aveva prestato attenzione se lui si fosse fermato a darle la precedenza. Se lui era buono e magnanimo. Se così dovesse essere, nessuno attraverserebbe più la strada sulle strisce pedonali. La Corte di Cassazione ribadisce che le strisce pedonali non “concedono una facoltà”, non è il dio buono che ti concede di attraversare la strada, ma “costituiscono l’obbligo di dare la precedenza ai pedoni sulle strisce pedonali”.
Un diritto che deve essere riconosciuto a prescindere. Attraversare la strada non può essere, secondo la Corte di Cassazione un “temerario atto di coraggio”, ma una normale azione del vivere quotidiano.
Come la polizia di Stato, i sindaci, i magistrati, dovrebbero riconoscere i diritti dei cittadini a prescindere e trasformarli in propri doveri.
Riporto l’articolo dell’AGI che riassume la sentenza della Corte di Cassazione:

CASSAZIONE: INCIVILE NON DARE
PRECEDENZA A PEDONI SU STRISCE


(AGI) - Roma, 1 ott. - Non e’ “in linea con la elementari regole di comportamento proprie di un paese civile” il comportamento di chi, alla guida di un mezzo di un’automobile o di una moto, considera “una mera facolta’ il suo inderogabile obbligo di dare la precedenza ai pedoni sulle strisce pedonali”. Lo sottolinea la Cassazione, accogliendo il ricorso dei figli di una signora ottantenne deceduta dopo essere stata investita da un motorino mentre attraversava la strada sulle strisce. I giudici del merito - il tribunale e la Corte d’appello di Firenze - avevano dichiarato ascrivibile il fatto per il 30% alla condotta della signora e liquidato il danno morale a ciascuno dei figli in 80 milioni delle vecchie lire. Questi, quindi, si erano rivolti alla Cassazione, che ha dato loro ragione, annullando con rinvio la sentenza di secondo grado, nella quale si rilevava che la donna, al momento dell’incidente, camminava “frettolosamente e a testa bassa senza controllare la sussistenza di veicoli che circolavano”, mentre il pedone, per i giudici d’appello, deve “controllare con attenzione, nel primario suo interesse, se stiano sopraggiungendo veicoli da destra o da sinistra”.
La Suprema Corte (terza sezione civile, sentenza n.20949) ha invece osservato che “il dovere di rallentare fino a fermarsi per consentire l’attraversamento del pedone sulle strisce pedonali fa carico al conducente del veicolo, che la velocita’ va dallo stesso adeguata al contesto dei luoghi ed all’area visibile nelle immediate vicinanze delle strisce, che sul conducente incombe l’obbligo di presumere che nello spazio a tanto destinato un pedone possa in ogni momento attraversare, che, soprattutto, nessun dovere ha il pedone (che ben puo’ essere anche un vecchio o un bambino) di valutare l’intenzione del conducente di lasciarlo effettivamente passare (come deve)”. Gli ‘ermellini’, infatti, ricordano come occorra che “ogni conducente, nell’approssimarsi alle strisce pedonali, ancor piu’ se queste si trovano, come nella specie, in una zona centrale di una citta’, abbia la chiara consapevolezza che deve non solo dare la precedenza, ma anche tenere un comportamento idoneo ad ingenerare nel pedone la sicurezza che possa attraversare senza rischi”. L’attraversamento non puo’ essere un “temerario atto di coraggio”: il pedone deve effettuarlo “con l’aspettativa che i conducenti si fermino per lasciarglielo fare”. E’ dunque un “errore in diritto ritenere che l’omissione da parte del pedone del controllo e dell’apprezzamento della velocita’ dei veicoli sopraggiungenti”, osservano gli alti giudici: un possibile concorso di colpa puo’ essere ravvisabile solo se “il pedone abbia tenuto una condotta assolutamente imprevedibile e del tutto straordinaria, non ipotizzabile nel caso di semplice attraversamento frettoloso e a testa bassa”. (AGI)
Tratto da:
http://www.diritto-oggi.it/archives/00044112.html

Non dare la precedenza ai pedoni sulle strisce e come in questo caso pretendere delle attenuanti per non averlo fatto, (a prescindere dagli incidenti che possono sempre avvenire per cause varie....) non è solo incivile, ma è la pretesa della riaffermazione di un principio dottrinale cattolico sulle norme Costituzionali. Mentre il dio padrone concede, bontà sua, alla persona di attraversare la strada perché il dio padrone è buono, per i cattolici, anche quando la investe; la Costituzione prevede che nessun cittadino venga sottratto ai diritti che la legge determina e, pertanto, il dio padrone in macchina, come DEVE fermarsi allo stop, così deve avere una condotta tale da fermarsi davanti alle strisce e far passare il pedone. Sia che l’autista si chiami “pinco pallino”, sia che si chiami “Silvio Berlusconi”.
O l’Italia diventa un paese che fa propria la morale della Costituzione, o l’Italia continua a manifestare la morale della monarchia assoluta che tanti danni ha fatto!

02 ottobre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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