mercoledì 21 ottobre 2009

Corte di Cassazione, sentenza N. 40552 e il rispetto che la Polizia di Stato deve ai cittadini!


Si può manifestare il proprio pensiero senza che l’arrogante e vile poliziotto della Digos aggredisca le persone!
Questo è il senso della sentenza n. 40552 della Corte di Cassazione che, finalmente, mette la parola fine alle provocazioni e agli atti di intimidazione messi in atto da una polizia di Stato spesso moralmente corrotta. Spesso i poliziotti sono intervenuti per intimidire e minacciare i cittadini che manifestavano la loro riprovazione contro i comportamenti di Ratzinger di Bagnasco, strappando manifesti e togliendo striscioni di protesta ritenendo che il dio padrone non debba subire la censura.
I cittadini hanno la necessità di una Polizia di Stato rispettosa ed ossequiosa alle leggi, non di banditi che li intimidiscono inventandosi le leggi che fa comodo loro!
La Corte di Cassazione dà l’interpretazione autentica delle leggi, almeno ci prova.

Nella fattispecie della sentenza n. 40552 e pubblicata il 20-21 ottobre 2009, la Corte di Cassazione esamina il caso di alcuni manifestanti che in una manifestazione di protesta nella Piazza di Poggio Mirteto, nel Reatino, innalzavano uno striscione con la scritta: “Sempre a fianco dei compagni che lottano per la rivoluzione”. Inoltre, nei volantini che distribuivano, fu incriminata la frase: “terrorista e' lo stato della reazione, non i compagni che lottano per la rivoluzione”.
Secondo le farneticazioni demenziali e offensive della Procura di Rieti, queste persone andavano perseguite in base all’articolo 414 del codice penale. Nel suo ricorso alla Corte di Cassazione il PM affermava che nell’assolvere i manifestanti il Gip di Rieti aveva effettuato: “una lettura parziale delle espressioni contenuti nei volantini e nello striscione, illogicamente ritenute una manifestazione non punibile della liberta' di pensiero”.

Sono farneticazioni che alimentano il terrore nei cittadini. Il terrore che il poliziotto usi proprie interpretazioni per aggredire la libertà sociale a favore di progetti eversivi che vedono, in ultima analisi, i cittadini soccombere o essere coinvolti in vicissitudini giudiziarie che li riempie di angoscia.
A queste farneticazioni la Corte di Cassazione ha risposto confermando l’assoluzione e integrando le motivazioni assolutorie del giudice dicendo:

“elemento oggettivo dell'apologia di uno o piu' reati punibile ai sensi dell'art. 414, comma terzo c.p., non si identifica nella mera manifestazione del pensiero, diretta a criticare la legislazione o la giurisprudenza o a promuovere l'abolizione della norma incriminatrice o a dare un giudizio favorevole sul movente dell'autore della condotta illecita, ma consiste nella rievocazione pubblica di un episodio criminoso diretta e idonea a provocare la violazione delle norme penali, nel senso che l'azione deve avere la concreta capacita' di provocare l'immediata esecuzione di delitti o, quanto meno, la probabilita' che essi vengano commessi in un futuro piu' o meno prossimo”

La Corte di Cassazione confermava l’assoluzione da parte del Gip di Rieti. L’assoluzione fu fatta con la motivazione che “il fatto non sussiste” in quanto, con quegli slogan, altro non avevano fatto che manifestare la loro libertà di pensiero “con espressioni di solidarietà e supporto ad un gruppo di arrestati che, a torto o a ragione, erano stati ritenuti vittime di un programma repressivo e persecutorio da parte dello Stato”.
E mentre la Procura di Rieti farneticava (decine di persone, con la tortura, e le minacce sono state costrette da magistrati, con l’aiuto degli avvocati, ad affermare le loro azioni erano finalizzate a “fare la rivoluzione” perché quando provavano a dire che, invece, erano finalizzate a difendere la Costituzione, venivano torturati e minacciati di morte! Esperienza diretta quando col teorema Calogero vennero organizzati processi accorpando reati diversi e soggetti che nulla avevano in comune fra di loro, solo per costruire un teorema criminale!) affermando, nel suo ricorso, che quelle frasi che inneggiavano erano di “incontrovertibile contenuto apologetico e istigativo”, la Corte di Cassazione ha condannato la richiesta della procura come illegale ed illogica affermando che l’attività contestata:

“non ha travalicato i limiti della libera manifestazione del pensiero, tutelata dall'art. 21 della Costituzione", specialmente se si considera che "non risulta che alla distribuzione dei volantini abbia fatto seguito la Commissione di un qualche illecito e che nessuna rilevanza puo' assumere l'assidua frequentazione con le persone arrestate”.

Questa sentenza della Corte di Cassazione è assolutamente lineare con sentenze che l’hanno preceduta e che hanno lo scopo di definire la libertà di espressione e di propaganda delle proprie idee. Si tratta di sentenze che bocciano il delirio di un’autorità a non essere contesta o criticata. Sono sentenze che sanciscono il diritto dei cittadini di farsi delle opinioni negative nei confronti di azioni mal motivate e mal gestite da parte delle autorità e, in questo caso, dalla Polizia di Stato. Si tratta di sentenze che sanciscono il diritto all’indignazione e alla rabbia dei cittadini nei confronti di provvedimenti o ingiusti o percepiti come ingiusti e che poliziotti moralmente corrotti, quelli che minacciano di morte le persone esponendo il crocifisso, anziché la Costituzione della Repubblica e le norme a cui LORO dovrebbero attenersi, reprimono per sancire il loro disprezzo per le norme Costituzionali.
Questi cittadini sono stati fermati e denunciati perché i poliziotti (o l’autorità giudiziaria che ha proceduto alla denuncia) è composta da individui ignoranti e moralmente indegni e hanno incontrato un Pubblico Ministero che ha fatto propria questa indegnità e questa immoralità.

Questi cittadini hanno subito un atto di terrorismo.
A questi cittadini si è tentato di imporre norme estranee alla Costituzione.
E domani, a chi toccherà?

21 ottobre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

Nessun commento:

Posta un commento