giovedì 26 novembre 2009

Corte di Cassazione, sentenza: Bruno Vespa condannato per diffamazione. Dalla quantità di diffamazioni di Vespa, emerge chi ha potuto denunciarlo.


La Corte di Cassazione coglie l’occasione del caso per determinare i limiti e i diritti di chi conduce talk show televisivi, ma, più in generale, chi fa delle affermazioni di ordine giornalistico prive di riscontri instillando dei sospetti nel pubblico per situazioni immaginarie atte ad eccitare le loro emozioni e ottenere, come risultato, il sospetto di una verità diversa da quella dimostrata.
Il caso è relativo a Porta a Porta col conduttore Bruno vespa avvezzo alla ricerca di sensazionalismi e all’uso della cronaca per far passare tesi spesso, a dir poco, deliranti. Non ho dimenticato i 30 bambini sacrificati dai satanisti che un Benzi, in vena di fanatismo cattolico, declamava nella sua trasmissione nonostante la polizia di Stato, presente, affermava che ciò non era vero.
Qualche volta, ma sempre troppo poco, Bruno Vespa lo fa con chi può chiedere giustizia e, in questo caso, la Corte di Cassazione ha sentenziato affermando che i giornalisti, rivolgendosi ad un caso giudiziario in cui sono coinvolti degli accertamenti su ipotesi investigative, poi naufragate: «non è consentito, neppure in chiave retrospettiva, riferire di ipotesi investigative o di meri sospetti degli inquirenti (veri o presunti che siano) senza precisare, al tempo stesso, che quelle ipotesi o sospetti sono rimasti privi di riscontro». A Bruno Vespa piace eccitare il pubblico con i sensazionalismi come certe trasmissioni di Rai2 o di Italia 1 a cui piace evocare misteri, fantasmi o sensazionalismi più o meno esoterici per eccitare il pubblico e raccogliere un po’ di ascolti.
Riporto la notizia relativa alla sentenza 45051 con cui la Corte di Cassazione condanna Bruno Vespa per diffamazione:



Cassazione, multa confermata a Vespa:«Maggior rigore nei talk show»
Il conduttore condannato per diffamazione per una puntata di Porta a Porta sull'omicidio di Alberica Filo Della Torre


ROMA (25 novembre) - La Corte di Cassazione ha respinto l'appello di Bruno Vespa contro una condanna per diffamazione originata da una puntata di Porta a Porta dedicata all'omicidio della contessa Alberica Filo Della Torre. Il giornalista è stato condannato a una multa di mille euro e al risarcimento dei danni ai familiari, per «non avere impedito» che nel corso della trasmissione andasse in onda un servizio (per il quale è stata condannata anche l'autrice) in cui «la morte della nobildonna era stata gratuitamente accostata ad una serie di ipotesi oggettivamente diffamatorie, in un contesto oscuro e inquietante di servizi segreti con conseguenziale pregiudizio per l'onore e la reputazione dei familiari». La V Sezione penale della Cassazione, nella sentenza 45051, ha colto l'occasione per invitare ad un «maggior rigore» da parte dei talk show che rivisitano processi in tv. I giudici criticano quel «singolare fenomeno mediatico che tende a offrire una realtà immaginifica o virtuale, capace, non di meno, per forza di persuasione, di sovrapporsi, ove acriticamente recepita dagli utenti, a quella sostanziale o, quanto meno, a collocarsi in un ambito in cui i confini tra immaginario e reale diventano sempre più labili e non facilmente distinguibili». Piazza Cavour rileva come «secondo un fatto di costume oggi invalso e comunemente accettato» sia «consentito pure rivisitare nei talk show televisivi gravi fatti delittuosi oggetto di indagini e persino di processo, nella ricerca di una verità mediatica in parallelo a quella sostanziale o a quella processuale». Iniziative che «riscuotono a quanto pare apprezzabili indici di gradimento nell'utenza» ma che comunque «sembrano inserirsi in un singolare fenomeno mediatico che tende a offrire una realtà virtuale». Ebbene, avvertono i giudici «non è consentito neppure in chiave retrospettiva riferire di ipotesi investigative o di meri sospetti degli inquirenti (veri o presunti che siano) senza precisare, al tempo stesso, che quelle ipotesi o sospetti sono rimasti privi di riscontro». Un avvertimento che gli ermellini rimarcano perché «le ipotesi degli investigatori che non abbiano trovato conforto nelle indagini sono il nulla assoluto».
Tratto da:
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=81795&sez=HOME_SPETTACOLO

Cosa diversa è accusare un magistrato o gli investigatori quando, a differenza dell’emarginato sociale Bruno Vespa (se ne sta talk show e non vive la vita civile; vive la vita virtuale della televisione e quando qualche cosa lo disturba, nel suo delirio immaginario, allora fa come le tre scimmie: non vede, non sente, non parla. Però gli piace farsi applaudire anche se gli applausi arrivano da un criminale come Wojtyla) la percezione delle persone, nel loro abitare il mondo descrive una realtà diversa da quella imposta dalle indagini. Come per il “terrorismo” che fu la risposta della gente ai tentativi di colpi di stato che hanno nella strage di Piazza Fontana, nella strage di Bologna, nella strage della Loggia, e forse Peteano, l’emersione di una volontà di eversione dell’ordine democratico diffusa vissuta dai cittadini come opprimente e che oggi si tende a limitare attribuendola a Borghese, Cavallaro, P2, Ior e quant’altri, e che Stato ed Istituzioni non solo hanno voluto sempre ignorare, ma spesso appoggiare e favorire. Cosa che Bruno Vespa ha sempre voluto ignorare criminalizzando, in una realtà immaginata e virtuale, gli avvenimenti di questo paese.
Non è un caso che Silvio Berlusconi si trovi molto bene in quel paesaggio virtuale che, come dice la Cassazione, si «tende ad offrire», più che offrire, è spacciare una «realtà immaginifica o virtuale capace di sovrapporsi, ove acriticamente recepita dagli utenti, a quella sostanziale». Non è molto diverso dallo spacciare eroina per bloccare la capacità di critica e di «collocarsi in un ambito in cui i confini tra immaginario e reale diventano sempre più labili e non facilmente distinguibili». Cosa che del resto Silvio Berlusconi, con l’uso della televisione fa sistematicamente spacciando i suoi miliardi, con cui condiziona la giustizia e arriva in prescrizione come delle assoluzioni. Inoltre, come fa spesso Bruno Vespa per stimolare l’immaginazione dei suoi spettatori: «non è consentito, neppure in chiave retrospettiva, riferire di ipotesi investigative o di meri sospetti degli inquirenti (veri o presunti che siano) senza precisare, al tempo stesso, che quelle ipotesi o sospetti sono rimasti privi di riscontro».

26 novembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
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