venerdì 6 novembre 2009

Corte di Cassazione, sentenza n. 41767: ancora sul diritto di critica ai politici e alle autorità.


Anche con la sentenza N. 41767, resa nota ai primi di novembre del 2009, la Corte di Cassazione continua il percorso giuridico per riaffermare i principi della Costituzione della Repubblica contro i principi cristiani, rappresentati dal crocifisso, che vengono imposti ai bambini e ritenuti erroneamente dei “principi giuridici” una volta cresciuti.
Il vicesindaco del comune di Carceri denuncia un consigliere comunale dello steso comune che gli attribuiva una condotta penalmente rilevante affermando che il vicesindaco “avrebbe compiuto al fine di favorire la cognata affidandole l’incarico di responsabile del servizio finanziario”.

Rileva la Corte di Cassazione che con il volantino della sua denuncia dal titolo “l’assalto alla diligenza continua”, il consigliere comunale aveva attribuito al vicesindaco il reato di abuso d’ufficio.

Notiamo che sia il Tribunale di Padova che la Corte d’Appello di Venezia hanno condannato il consigliere comunale perché le sue affermazioni, secondo questi tribunali (ma sarebbe bene che i giudici dei tribunali di Padova e Venezia si istruiscano un po’ di morale ed etica Costituzionale anziché continuare ad applicare i deliri di onnipotenza del crocifisso appeso nelle aule di tribunale con cui minacciano e ricattano gli imputati), tendenti ad interpretare come un reato i comportamenti riprovevoli del vicesindaco, si qualificavano come diffamazione. Secondo il Tribunale di Padova e la Corte d’Appello di Venezia quella critica offendeva il vicesindaco “nella sua qualità di uomo politico”. Per questo motivo, il Tribunale di Padova e la Corte d’Appello di Venezia, condannava il consigliere comunale a 600 euro di multa e a 5000 euro di danni morali nei confronti del vicesindaco.

In soldoni: “offendeva il vicesindaco nella sua qualità di dio padrone!”.

La Corte di Cassazione ha messo in atto due tipi di analisi.
Nella prima ha controllato che nelle accuse mosse dal consigliere comunale non vi fossero delle offese alla persona del vicesindaco a prescindere dalle sue azioni. In sostanza, ha controllato che le accuse mosse dal consigliere comunale di Carceri fossero legate e correlate alle azioni (in altri casi, alle affermazioni che per un politico sono azioni) del vicesindaco. Ciò che non è tollerato, nel nostro sistema giuridico, è l’aggressione alla persona a prescindere.

La Corte di Cassazione dimostra, ancora una volta, la carenza morale ed etica dei magistrati di Padova e di Venezia. Una tensione morale più volta a salvaguardare il diritto del padrone che non volta a salvaguardare i diritti dei cittadini.
E questa carenza spiega molti problemi di giustizia che ha la Regione Veneto.
La Corte di Cassazione, assolvendo il consigliere comunale e spazzando via le farneticazioni assolutiste dei giudici di Padova e di Venezia afferma:

«La critica non perde il suo carattere di esercizio del diritto di manifestare liberamente il pensiero nei confronti del potere politico, se diretta contro trasgressioni, contingenti o abitudinarie,da parte di detentori di tale potere, qualunque sia il campo della trasgressione», dice ancora la Cassazione.

E ancora:

«se la politica, cioè l'arte di governare la Polis nell'esclusivo interesse della collettività, valica limiti fissati dalle regole, la critica non può non riferire e stigmatizzare il singolo fenomeno di anomalia, piccola o grande che sia la sua dimensione». Ancora maggiore è il dovere di critica quando la notizia che viene censurata dal consigliere comunale «la corrispondenza al vero della notizia diffusa dallo scritto del consigliere comunale».

Con questo, la Corte di Cassazione, assolve il consigliere comunale perché “il fatto non costituisce reato”.

Partendo dal presupposto che la Corte di Cassazione ha restituito l’onore a questo consigliere comunale: chi gli restituisce i danni morali che gli sono stati causati da magistrati incompetenti e ignoranti che hanno interpretato la legge secondo i valori del crocifisso con cui aggrediscono gli imputati?
Qui non siamo davanti ad una diversa interpretazione della legge, ma davanti ad una diversa visione della Costituzione nelle relazioni fra i cittadini. I magistrati di Padova e di Venezia hanno condannato quel consigliere comunale partendo dal presupposto che il dio padrone, nelle vesti del vicesindaco, fosse esente da critica. Sono partiti dal presupposto che le azioni del dio padrone, nelle vesti del vicesindaco, non facessero indignare, esasperare, imbufalire, i cittadini. I magistrati di Padova e di Venezia, ritenevano che davanti alle azioni del dio padrone, nelle vesti del vicesindaco, i cittadini e gli avversari politici dovessero subire l’arbitrio ed essi, come magistrati, avevano solo il compito di consentire al dio padrone, nelle vesti del vicesindaco, di esercitare la propria discrezione.

La Corte Costituzionale sta sottolineando la sacralità del diritto di critica e del diritto di indignazione del cittadino nei confronti di qualsiasi “autorità” che occupi un ruolo istituzionale.
Un diritto sacro che poliziotti, vigili urbani, politici, con l’appoggio di magistrati compiacenti, più legati al crocifisso che non alla Costituzione della Repubblica, aggrediscono in un delirio di onnipotenza convinti nell’impunità quando aggrediscono i cittadini per riaffermare il loro dominio su di essi. Il loro dominio in quanto dio padrone: come sono stati educati.
Ancora una volta la Corte di Cassazione è intervenuta a colmare delle lacune, ma quante altre violenze i cittadini subiranno ancora?

05 novembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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