domenica 3 gennaio 2010

Le amministrazioni comunali criminali, i magistrati pavidi e complici, le sentenze della Corte di Cassazione e la legalità democratica.

L'amministrazione della cosa pubblica non è un pranzo di gala, né un ricco banchetto per gli amministratori; purtroppo, troppo spesso, è fonte di disagio e di angoscia per i cittadini che devono subire angherie, insulti, offese e violazione delle più elementari norme del vivere civile da parte di chi dovrebbe essere al loro servizio. Troppo spesso amministratori pubblici, come dice Giorgio Napolitano come Presidente della Repubblica, so
no servi dello Stato. Preferiscono un ruolo da stato fascista e da monarchia assoluta, anzic
hé il ruolo imposto dalla società Democratica che impone agli amministratori di essere al servisio dei cittadini.
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La Corte di Cassazione, fra mille difficoltà e tentando di armonizzare le norme Costituzionali con le esigenze della società, ha sentenziato più volte contro le norme
che le amministrazioni comunali, in un’ottica di eversione dell’ordine democratico. Le amministrazioni comunali non possono aggredire le persone, i cittadini, per far quadrare i loro bilanci. Possono chiedere allo Stato di versare il dovuto, ma non possono rapinare i cittadini con trucchi amministrativi pensando che la Corte di Cassazione si dimentichi delle norme Costituzionali.

Purtroppo questa dimenticanza avviene troppo spesso, per superficialità o per paura di prendersi delle responsabilità, da parte dei giudici di pace o dei giudici periferici.
La paura di prendersi delle responsabilità è ciò che fa propendere i giudizi della magistratura periferica più verso il padrone (il crocifisso che hanno appeso nell’aula) che non a quel principio Costituzionale secondo cui “la legge è uguale per tutti”. Quel TUTTI sta a significare TUTTI, non a “tutti quelli che mi fa comodo perché qui comando io”.

Mentre le amministrazioni comunali, le Istituzioni e le persone che occupano ruoli Istituzionali, SONO COLPEVOLI FINO A PROVA CONTRARIA; i cittadini sono innocenti e non colpevoli fino a prova contraria. Troppi interessi e troppi magistrati superficiali sono sprezzanti nei confronti delle norme civili. Da qui la diversità delle sentenze fra giudici periferici e giudici della Corte di Cassazione.
Quando una norma disprezza il cittadino, la Corte di Cassazione deve intervenire per riportare il giudizio nella legalità democratica.
Troppe amministrazioni in mano alla Lega e troppi imitatori del terrorismo leghista si sono dimenticati che hanno dei doveri nei confronti dei cittadini e preferiscono favorire le rapine di Silvio Berlusconi e di Giulio Tremonti nei confronti delle casse comunali piuttosto che rivendicare il loro ruolo di amministratori all’interno delle norme Costituzionali. Sono state coperte le minori entrate dei comuni ordinate dal governo con l’abolizione dell’ICI? Se non sono state coperte, i Comuni devono ricorrere alla magistratura e rivalersi nei confronti del governo centrale e, se necessario, nella persona di Silvio Berlusconi e delle sue esternazioni propagandistiche; non possono rapinare i cittadini con le multe ai semafori o militarizzando il territorio con le righe blu.
Riporto la notizia dal Corriere della Sera che riassume un po’ di sentenze della Corte di Cassazione:




Dai T-Red con il giallo troppo veloce agli errori formali
Multe e semafori, la giungla (giudiziaria) dei ricorsi
L’ultimo verdetto: non valida la contravvenzione se manca il vigile. Le associazioni: troppe sentenze diverse
31 dicembre 2009
Giusi Fasano



MILANO— La sentenza della Cassazione numero 9888 del 2009 (seconda sezione civile) dice che se nel verbale non è scritto tutto con grande precisione la multa va annullata. Altro che soldi e punti in meno per il passaggio al semaforo rosso... La 21816 del 2008 chiama in causa i testimoni: se ce ne sono a smentire la versione del vigile urbano non c’è niente da fare, si annulla tutto perché l’agente non è infallibile e può aver visto un rosso che non c’era. La numero 24249 del novembre scorso dice che sono annullabili i verbali quando si passa col rosso a un semaforo intelligente: quelli con il sensore che fanno scattare la luce rossa quando si arriva superando i limiti di velocità. E poi ci sono i giudici di pace.
Prendi le multe con il famoso T-Red, per esempio. Ne sono state annullate più di centomila in pochi mesi, dopo l’inchiesta sui semafori-scandalo per il giallo troppo breve, causa di un’impennata impressionate di contravvenzioni lungo le strade di molte regioni italiane. Per non parlare delle notifiche consegnate in ritardo. Lì non ha più importanza ammettere candidamente o meno di aver bruciato un semaforo rosso: se la contravvenzione arriva oltre i 150 giorni dal momento in cui è stata commessa l’infrazione, la si può considerare carta straccia. Multe, ricorsi, anni di carteggi, cavilli giuridici. E nessuna «certezza della pena» per un’infrazione fra le più gravi del codice della strada. La questione è semplice: se non rispetti un semaforo e ti arriva a casa una multa, facendo ricorso hai probabilità abbastanza alte di non pagarla mai. Soprattutto dopo l’affermazione di una tendenza crescente in questi ultimi mesi, sancita con più sentenze della Corte suprema: la multa per passaggio con rosso che non viene contestata immediatamente, e quindi fisicamente, da un agente della polizia municipale, può essere annullata.
L’ultimo caso è di pochi giorni fa. «È una questione di giustizia vera», commenta Alessandro Bigoni, avvocato milanese che si occupa molto spesso di incidenti stradali e questioni relative al codice della strada. «Io trovo giusto che un automobilista possa ricostruire come si è trovato in una certa situazione. Il diritto non è mai meccanico. La fotografia che mostra la tua auto in mezzo a un incrocio con semaforo rosso non ti potrà mai spiegare se per esempio davanti a te c’era un ingorgo che non ti ha consentito di proseguire oppure se per caso qualcuno ha fatto una manovra azzardata che ti ha fatto frenare e rimanere al palo con il rosso davanti. Un vigile in carne e ossa lo può fare e può capire. Un congegno elettronico no».
Le associazioni dei consumatori non sono del tutto allineate le une con le altre salvo che per due considerazioni: non c’è una linea comune fra giudici di pace e Cassazione e questo produce spesso sentenze diverse e poi c’è confusione nelle regole base. La multa scatta se l’auto è completamente oltre la striscia dello stop o basta che lo sia di mezzo metro? Se dev’esserci il vigile per la contestazione del passaggio col rosso, allora perché no per il transito nelle zone off-limits ai non residenti? E il giallo: quanto deve durare? Carlo Renzi, presidente del Codacons, è convinto che il problema «è tutto nella pubblica amministrazione che non è in grado di far rispettare le leggi. All’estero non esiste che uno passi col rosso perché i controlli sono continui. E poi io credo che da noi ci vorrebbe un vigile a ogni incrocio, com’era un tempo. Ce ne sono abbastanza per poterlo fare». Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo: «Evidentemente ci sono regole fatte male, c’è qualcosa che non funziona. La certezza della sanzione non sempre c’è, a scapito della sicurezza stradale». Il suo collega Roberto Brunelli, a capo di Assoutenti, invoca regole chiare: «Così non si va da nessuna parte. O gli occhi elettronici valgono, e allora li teniamo magari perfezionandoli. O non valgono, e allora diciamolo una volta per tutte e non si usino più».

Tratto da:
http://www.corriere.it/cronache/09_dicembre_31/multe-semafori-giungla-ricorsi-fasano_9eaca158-f5e4-11de-a670-00144f02aabe.shtml

Non ci sono delle “regole fatte male”, ma ci sono dei giudici periferici incompetenti, incapaci o pavidi.
Le Amministrazioni Comunali sono rette da individui che non sono in grado di difendere gli interessi dei loro cittadini e preferiscono rapinare e sanzionare i cittadini piuttosto che rivendicare i propri diritti rispetto allo Stato centrale.
E’ inutile che le pubbliche amministrazioni usino i vigili urbani per sostituirsi alle forze di polizia e poi lamentino la mancanza di vigili urbani da piazzare ai semafori. I vigili urbani devono fare il lavoro per il quale sono pagati, non diventare una polizia armata a disposizione di sindaci sceriffi.
Gli occhi elettronici possono valere, ma la valutazione deve essere fatta sempre da una persona addestrata che abbia la capacità di inserire l’azione nell’insieme della situazione in cui l’azione viene fatta. Non si può appioppare multe in maniera meccanicistica come se si fosse in un regime clericale a monarchia assoluta.
Prima o poi dovranno essere processati anche i vigili urbani per delitto contro la Costituzione e alcune amministrazioni comunali per incitamento al razzismo e al terrorismo per i problemi che creano ai cittadini in pieno stile Berlusconi, Zaia, Galan, Bossi, Maroni e quant’altri.

03 gennaio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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