giovedì 18 febbraio 2010

La Corte di Cassazione, il termine "vigliacco" e il termine "vaffan..". Il loro significato nell'uso fra cittadini.Quando è legale e quando è illegale


L’informazione e i media non stanno agendo in maniera corretta. Quando esce una sentenza della Corte di Cassazione che è relativa ad un caso specifico, non sono in grado di collocare quella sentenza nel quadro generale della giurisprudenza e finiscono per uscirsene con affermazioni demenziali del tipo “La Corte di Cassazione si è contraddetta”.
Prendo ad esempio due sentenze emesse dalla Corte di Cassazione in merito alle relazioni fra vicini di casa o fra condomini aventi gli stessi diritti e gli stessi doveri nella gestione del condominio e degli spazi comuni.
In una viene condannato dalla Corte di Cassazione un condomino che manda a “vaffa” un altro condomino e nell’altra la Corte di Cassazione condanna un condomino che ha dato del “vigliacco” ad un altro condomino e che ha messo in atto delle azioni di disprezzo e di villeggio rispetto alla sua roba.
In nessuna delle due sentenze la Corte di Cassazione prende in esame o sentenzia per la parola usata.
Né il “vaffa”, né il “vigliacco” sono termini che la Corte di Cassazione condanna in maniera aprioristica e in quanto termini.
La Corte di Cassazione condanna la relazione che si instaura fra condomini in cui viene usato quella parola. Non condanna la parola stessa anche se la denuncia è stata fatta per l’uso di quelle parole.
Se io, come condomino, ho un problema relativo alla civile convivenza nel condominio e mi rivolgo con quel problema ad un condomino e questi mi manda a “vaffa” non ha semplicemente usato il termine “vaffa”, ma ha ignorato, disprezzandolo, il problema che ho sollevato. Col suo “vaffa” ha tentato, nei miei confronti, di sancire una sorta di “potere” attraverso il quale fermare il problema che sollevavo. Lui si è fatto dio padrone, il dio padrone dei cristiani, che non si abbassa a rispondere, ma uccide le persone perché lui è il padrone. Uccide le persone o le manda a “vaffa”; che poi, dal punto di vista etico, è la stessa cosa.
Cosa diversa è se, invece, il “vaffa” lo fa un cittadino, come Beppe Grillo, nei confronti di un’autorità che gestisce soggettivamente il proprio ruolo Istituzionale e che, a ragione o a torto, mette in atto o non mette in atto delle azioni che, secondo il cittadino Beppe Grillo, dovrebbe fare in maniera diversa. Il cittadino può mandare a fan cu.lo le autorità istituzionali qualora percepisca nelle loro azioni uno stridere con i loro doveri; le autorità Istituzionali non possono mandare a far in cu.lo i cittadini come ha fatto, di fatto, Silvio Berlusconi quando il quotidiano La Repubblica gli ha chiesto di rispondere alle domande alle quali non poteva (perché ne ha fatte di molto sporche) rispondere.
Proprio per questo la Corte di Cassazione ha condannato quel condomino. Col suo “vaffa” ha tentato di farsi autorità nei confronti dell’altro condomino che sollevava delle questioni o dei problemi.
Il termine “vaffa”, come afferma la Corte di Cassazione, è un termine di uso comune. Diventa illegale quando il termine va ad incidere sulle relazioni fra cittadini. Se un soldato riceve un ordine, che ritiene ingiusto o lesivo, da un suo superiore e lo manda a “vaffa” non commette nessun reato; se il superiore, alle rimostranze del soldato, manda a “vaffa” il soldato, commette un reato!
Il superiore ha ben altri mezzi con cui agire, il soldato no!
Questo è il senso della sentenza della Corte di Cassazione.
Riporto l’articolo trovato in rete:



Cassazione: il "vaffa" è reato se rivolto ai vicini di casa
28 gennaio 2010


La Cassazione ammonisce il ‘vaffa’ tra vicini di casa. I giudici della Corte di Cassazione hanno emanato una sentenza giudicando reato l'uso del ‘vaffa’ tra vicini di casa. A rivolgersi alla Suprema Corte la procura di Ancona che aveva contestato l’assoluzione, decisa da un giudice di pace, a un cittadino che aveva utilizzato il termine ormai di uso comune rivolgendosi al vicino di casa.
I giudici di Cassazione hanno stabilito che anche se il termine è entrato nell'uso comune resta comunque una mancanza di rispetto rivolgersi in tal modo al vicinato poiché il rapporto di convivenza tra i vicini deve essere improntato sul reciproco rispetto e il ‘vaffa’ resta comunque un termine con valenza spregiativa che indispettisce e rovina le relazioni quotidiane.La Corte di Cassazione aveva già proferito in merito al ‘vaffa’ lasciando passare il termine perché ormai considerato di uso comune. Ma ora la quinta sezione penale ha preferito discostarsi da quella prima decisione e precisare che il ‘vaffa’ è reato se utilizzato nei confronti dei vicini. Perciò, se pur si sa che la Cassazione non fa le leggi e, proprio come in questo caso, con le sue sentenze spesso si contraddice, attenti a come vi rivolgete ai vostri vicini, una parola fuori luogo e potreste trovarvi di fronte a inaspettate conseguenze legali.

Rosaria Albanese

Tratto da:
http://www.barimia.info/modules/article/view.article.php?24150


Lo stesso vale per l’uso, in questo caso, della parola vigliacco.
Non è il termine in sé, ma è il tentativo di colpire l’altro per costringerlo ad uno stato psicologico di inferiorità.
Lo stesso atto di imbrattamento non ha lo scopo di danneggiare il bene del coinquilino, ma quello di costringere il coinquilino in uno stato psicologico di soggezione per possibili azioni di ritorsione.
E’ una prevaricazione psichica. Ed è questa che viene condannata dalla Corte di Cassazione non il termine “vigliacco” che di per sé è effettivamente di uso comune anche se facilmente viene considerato reato quando è usato per colpire la persona e diventa, invece, un termine innocuo quando definisce dei comportamenti o descrive delle azioni.
Riporto l’articolo:

È reato dare del vigliacco al vicino di casa
15 febbraio 2010

È reato dare del vigliacco al vicino di casa. La Corte di cassazione è fermamente decisa a portare un po' di bon ton all'interno dei condomini, dopo la sentenza dello scorso 9 febbraio con cui aveva censurato l'uso del termine "bandito" rivolto a un coinquilino nel corso di un'assemblea, oggi con la decisione n. 5413 ha annullato l'assoluzione di un trentaduenne catanese che in una lite aveva dato del vigliacco al vicino di abitazione. Secondo la Suprema corte il largo uso che si fa del termine non esclude il suo carattere offensivo. Ma non basta. Gli ermellini hanno cancellato anche un'altra parte della sentenza del giudice di pace che aveva assolto l'imputato anche dal reato di imbrattamento. Il fumantino signore aveva, infatti, lanciato della terra sulle auto dei condomini. Peccato considerato veniale dal giudice di prima istanza, che aveva perdonato anche in questo caso basandosi sulla facilità con cui potevano essere cancellate le conseguenze del gesto. Di parere diverso il collegio di piazza Cavour che ha trovato non scusabile l'aver "alterato" l'aspetto dei veicoli.

(di Patrizia Maciocchi)
Tratto da:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2010/02/cassazione-condomini-vigliacco-vicino-casa.shtml?uuid=9d4b797a-1a5f-11df-b39c-ca87d4d3472d&DocRulesView=Libero


Purtroppo i giornalisti non sanno leggere le sentenze della Corte di Cassazione e si fermano all’aspetto superficiale spacciando dei significati come se fossero delle dosi di eroina: le loro affermazioni appagano il desiderio dell’eroinomane, ma ne distruggono le possibilità di scelte davanti alla vita.
Effettivamente i media, che hanno commentato soltanto le parole che formalmente la Corte di Cassazione ha censurato, vanno considerati dei VIGLIACCHI. Effettivamente il cittadino deve mandare questi media a fan cu.lo.

18 febbraio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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