venerdì 21 maggio 2010

Dal nazismo di Fiore all'odio di Fojadelli: la magistratura del Veneto fomenta odio fra i cittadini!


E’ ovvio che i magistrati della Corte d’Appello di Trieste che hanno condannato questo cittadino andrebbero allontanati da ogni incarico visto che la loro interpretazione delle leggi è funzionale alla ricostruzione dello stato fascista.
E’ uno dei mali del Veneto: magistrati corrotti, vigliacchi, assassini. Gente che interpreta le leggi secondo la propria ideologia criminale e spesso in assoluto disprezzo del dettato Costituzionale.
E’ uno dei mali del Veneto che ha favorito l’emergere e il legittimarsi di razzismo e odio per le persone sociali più fragili.
Questo individuo che è stato offeso, vilipeso, ingiuriato, con una sentenza dalla Corte d’Appello di Trieste, non è risarcito che con l’assoluzione da parte della Corte di Cassazione e col diritto di affermare che i magistrati della Corte d’Appello di Trieste sono dei criminali!
Si è già constatato che quando si segnalano comportamenti criminali dei magistrati attraverso un uso personale e soggettivo delle leggi e delle norme, il Consiglio Superiore della Magistratura preferisce aiutare i magistrati a torturare i cittadini che non a garantire il governo della giustizia.
Riporto l’articolo:


Trieste. Forza Nuova "nazifascista" e"neonazista"? La Cassazione: non è reato
I giudici "assolvono" un cittadino. Secondo Fiore quelle frasisqualificavano i militanti e non rispettavano la verità storica


TRIESTE (21 maggio) - Ha esercitato il diritto di critica storica-politica un signore triestino che opponendosi ad una manifestazione organizzata da Forza Nuova nel novembre del 2000 a Trieste aveva scritto lettere di protesta, pubblicate dal quotidiano "Il Piccolo", definendo i militanti di FN "nazifascisti" e "neonazisti". Lo stabilisce la Corte di Cassazione, che ha dato torto al segretario di Forza Nuova, Roberto Fiore, che aveva denunciato il signor Gabriele C. ritenendo le sue espressioni lesive dell'identità politica della sua associazione.Secondo Fiore, infatti, l'espressione "neonazista" e "nazifascista", "lungi dal costruire una qualifica ideologica" esprimevano in realtà una "squalifica morale e politica di coloro nei confronti dei quali erano state lanciate per l'evidente connessione tra il movimento nazista e la spietata politica di persecuzione razziale". Il segretario, invece, chiedeva che "fosse rispettata la verità storica secondo cui una cosa fu il fascismo altro il nazismo ed il nazifascismo era stato un'alleanza militare". La Corte d'appello di Trieste aveva condannato il signor Gabriele per diffamazione accogliendo le richieste di Forza Nuova.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=102976&sez=NORDEST

Le minacce e i ricatti ai cittadini che difendono la Costituzione sono la norma.
Fare un attentato ad Aldo Moro è un reato che chi lo commette viene torturato, macellato e condannato alla massima pena. Fare un attentato allo zingaro, non solo viene vissuto con assoluta tolleranza, ma quasi con simpatia.
E’ un po’ l’impressione che ho io nella vicenda di Moreira.
Io non so se sia o meno colpevole del delitto ascritto, ma avendo avuto modo di conoscere Antonio Fojadelli e il suo odio sociale, il suo disprezzo per le persone, ho pochi dubbi nel presumere che se Simone Moreira non fosse nera, viste le affermazione del tribunale del riesame di Venezia, affermazioni del genere, Antonio Fojadelli, non le avrebbe mai fatte:

«Era l’unica tattica possibile per loro, è comprensibile che la difesa cerchi una via alternativa. Dove non ci sono prove dirette, si può dire tutto. E anche se Giuliana non fosse morta annegata, cosa che non è, non cambierebbe nulla ». Il procuratore di Treviso Antonio Fojadelli ieri è intervenuto sulla nuova linea difensiva, proposta dall’avvocato di Simone Moreira, la brasiliana 23enne accusata di aver gettato la propria figlia nel Monticano lo scorso 2 settembre. Secondo il legale Antonio Forza la piccola di due anni e mezzo avrebbe vagato a lungo, nel buio, prima di scivolare nelle gelide acque del fiume di Oderzo.

Il reperto L’altra stoccata della difesa è relativa alla scomparsa di un reperto: i pantaloncini di Giuliana, sporchi di quel muschio che avrebbe dovuto dimostrare lo scivolamento in acqua. «Una prova non essenziale», taglia corto Fojadelli, che poi esclude che dalla deposizione di Favaro, possano essere aperti nuovi fascicoli di indagine a carico della 23enne. Venivano infatti rappresentate minacce, lesioni, maltrattamenti, furti e, in alcuni episodi, si era al limite dell’estorsione. «Reati perseguibili solo su querela di parte», risponde laconico il procuratore. Infine, una parentesi sulla decisione della corte di rigettare l’istanza della procura di far sentire prima Simone rispetto all’acquisizione di altre testimonianze, meno importanti. «Poteva avvalersi della facoltà di non rispondere ed eventualmente riservarsi spontanee dichiarazioni alla fine del processo», chiude il dottor Fojadelli. «Ma non l’ha fatto. E questo ci costringerà a trascinarci per altre due, tre udienze con testimonianze non significative. Ma prima o poi verrà il suo turno».
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/20-maggio-2010/fojadelli-indizi-schiaccianti-noi-simone-colpevole-1703051209222.shtml


Non ha potuto torturarla per ottenere quello che lui voleva: squallido individuo!
Al di là di ogni responsabilità che il tribunale di Venezia ha:

VENEZIA - Il tribunale del riesame ha annullato il provvedimento cautelare nei confronti di Simone Moreira, la donna brasiliana di 23 anni, accusata di aver causato la morte della figlia di due anni e mezzo, annegata nel fiume Monticano a Oderzo, nel Trevigiano, il 2 settembre dello scorso anno. I giudici veneziani hanno disposto l’immediato rilascio della donna, che fin dal principio aveva sostenuto la propria innocenza.
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/22-marzo-2010/figlia-morta-annegata-moreira-scarcerata-era-carcere-settembre-omicidio--1602697810764.shtml

La corruzione morale dei magistrati è uno dei problemi del Veneto e la vera causa per l’intasamento delle pratiche nei tribunali.
Non resta che attendere, sperando che vada bene, la Corte di Cassazione.
21 maggio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

sabato 8 maggio 2010

La legittimità nel definire pazzo, scemo o cretino, le azioni del capufficio, del poliziotto, del magistrato, e ogni autorità: 17672/10 Cassazione


In realtà, se non ci discuti, se non ti arrabbi, se non giustifichi le tue ragioni, ti costringono, di fatto a farti di cocaina per reggere le loro pretese. Troppo spesso succede.

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Mentre negli uffici si impone, con sempre maggior violenza, la sottomissione al capo che va di pari passo alla sottomissione da droghe, la Corte di Cassazione tenta di riportare il modo di pensare e di agire delle persone all’interno dell’ambito della società civile.
La Corte di Cassazione, ancora una volta, sdogana la critica del subalterno al capo quando la critica, pur avvenendo con termini che astrattamente possono risultare offensivi quando rivolti alla persona, assumono la sintesi di critica alla quale il capo non si può sottrarre.
C’è indubbiamente molta confusione nella magistratura periferica che oscilla fra ideologia monarchica (deferenza al capo, al re o al dio padrone) e idea democratica in cui le azioni del capo, o del dio padrone stesso, suscitano sdegno, irritazione e furore in chi le dovrebbe subire passivamente.


La vicenda è così riassunta dal quotidiano Corriere della Sera:

LA VICENDA - Quella «raccontata» dalla sentenza è una storia di ordinario lavoro, nella quale non farebbero fatica a riconoscersi generazioni di dipendenti: un ufficio (in questo caso uno studio legale) gestito in modo troppo burocratico, una sostanziale allergia alle critiche da parte di chi comanda, un manipolo di colleghi pronti a vestire i panni degli yesmen pur di compiacere il capo. Tutto nasce dall'ennesima discussione avvenuta in uno studio di avvocati della capitale dove Nicola P., 45enne collaboratore dello studio, stufo dell'immobilismo dei colleghi disponibili a qualsiasi decisione presa dall'alto, sfogandosi con due colleghe aveva detto: «Basta, ho deciso, io con l'avvocato ci parlo, ci discuto non sono come la collega che dice sempre "sì avvocato...certo avvocato". Il capo è un pazzo, vuole restare circondato da leccac.... Bene ci resti pure...». Uno sfogo cui faceva seguito il mimo dello yesman. Il titolare dello studio ha denunciato il ribelle Nicola P. e la Corte d'appello di Roma, nel dicembre 2008, pur prendendo atto dell'intervenuta prescrizione del reato di diffamazione ha condannato Nicola a risarcire il capo per danni. I giudici della V sezione penale della Corte di Cassazione hanno accolto il ricorso presentato da Nicola P. e annullato senza rinvio la condanna al risarcimento dei danni emessa dalla Corte d'appello della capitale.
TURPILOQUIO - Le espressioni incriminate, rilevano gli ermellini, sono di sicuro «ineleganti e riassumono in modo rozzo il pensiero di chi le pronuncia, ma di sicuro non hanno valenza diffamatoria, essendo entrate nel linguaggio parlato di uso comune come i termini scemo e cretino». In sintesi: «quando tali termini vangano usati nelle discussioni, spesso accese, che si svolgono tra colleghi in ambito lavorativo e/o sindacale aventi ad oggetto temi concernenti la organizzazione del lavoro e/o l'adozione di particolari iniziative che possano aumentare la produttività dell'ufficio e rendere più agevole e meno burocratizzata l'attività degli addetti, finiscono con l'avere un significato rafforzativo del concetto espresso ed evocativo delle gravi conseguenze che si potrebbero verificare in caso di non accettazione delle critiche e dei consigli». Ecco che un insulto come "pazzo" «ha finito per perdere la sua valenza offensiva per divenire espressione, sintetica ed efficace, rappresentativa di una conduzione scorretta dell'ufficio, che non potrà che portare alla rovina dello stesso». In chiusura, la Cassazione non può che richiamare i dipendenti alla civiltà chiarendo che «è certamente disdicevole e poco corretto che in una discussione di lavoro si usino termini irritanti e poco rispettosi» ma è da escludere «la valenza diffamatoria delle espressioni usate tenuto conto delle modalità con cui essa è stata pronunciata e delle finalità propostesi da Nicola P. di manifestare in modo chiaro e polemico il proprio dissenso rispetto a scelte organizzative dello studio professionale del quale faceva parte».


Tratto da:

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/10_maggio_8/insulti-ufficio-cassazione-1602982032921.shtml



E così è come lo comunica il quotidiano La Repubblica:


IL CASO
Non è reato dare del pazzo al capufficio la Cassazione assolve un avvocato





Secondo gli ermellini il termine è inelegante ma non diffamatorio. I giudici non censurano neanche l'espressione "leccaculo" rivolta ai colleghi troppo compiacenti con il titotale dello studio legale che gestiva l'attività in modo troppo burocratico
Dare del "pazzo" al capufficio non è reato: si tratta di un termine "sicuramente inelegante", che "riassume in modo rozzo il pensiero di chi lo pronuncia", ma che "di sicuro non ha valenza diffamatoria, essendo entrato nel linguaggio parlato d'uso comune come i termini 'scemo' e 'cretino'". E' uno dei passaggi chiave della sentenza (la numero 17672/10) con la quale i giudici della V sezione penale della Corte di Cassazione hanno accolto il ricorso presentato da Nicola P., un avvocato romano, e annullato senza rinvio la condanna al risarcimento dei danni emessa dalla Corte d'appello della capitale.Quella "raccontata" dalla sentenza è una storia di ordinario lavoro, nella quale non farebbero fatica a riconoscersi generazioni di dipendenti: un ufficio (in questo caso uno studio legale) gestito in modo troppo burocratico, una sostanziale allergia alle critiche da parte di chi comanda, un manipolo di colleghi pronti a vestire i panni degli yesmen pur di compiacere il capo.Nel dettaglio: Nicola P., 45 anni, collaboratore dello studio del collega Giuseppe B., nel commentare una nota interna con l'addetta all'ufficio contabilità, sbotta: "Basta, ho deciso, io con l'avvocato ci parlo, ci discuto, non sono come la P. (un'altra legale, ndr) che dice sempre 'sì avvocato.. certo avvocato". B. è un pazzo, vuole restare circondato da leccaculo.. bene ci resti pure". Lo sfogo ha soli due spettatori, ma l'addetta alla contabilità ne riferisce zelantemente il contenuto in una lettera al titolare dello studio e Nicola P. si ritrova querelato per diffamazione.Assolto in primo grado, ritenuto colpevole in appello - anche se il reato è nel frattempo dichiarato prescritto - Nicola P. non ci sta e si rivolge alla Suprema Corte.Ottenendone soddisfazione su tutta la linea. "La ricostruzione dei fatti è pacifica - scrive la Cassazione - l'avvocato P. da tempo discuteva con l'avvocato B. l'organizzazione dello studio, contestando in particolare, spesso con frasi vivaci, l'organizzazione di tipo burocratico dello studio professionale". L'espressione "leccaculo" - emendata dagli ermellini nel più politically correct 'signorsì - era rivolta chiaramente ai colleghi, "sempre proni a qualsivoglia direttiva del capo dello studio", ma nessuno di loro si è rivolto al giudice. Mentre dando del "pazzo" al titolare, il ricorrente esprime un "concetto del tutto chiaro: colui il quale non accetta le critiche, anche le più severe, dei suoi collaboratori e si circonda di persone che, per quieto vivere, non contestano alcuna decisione, avrà scarsi strumenti per dotarsi di una efficiente organizzazione; la critica e la discussione approfondita consentirebbero, invece, di affrontare e risolvere meglio i vari problemi che si pongono nella conduzione di un'azienda, di piccole o grandi dimensioni ch essa sia"."Si può o meno condividere l'assunto - osservano i giudici - ma non vi è dubbio che questo sia il significato dell'aspra critica. La diffamazione consisterebbe nell'avere rivolto al capo dello studio il termine 'pazzò proprio perché si era circondato di signorsì che lo avrebbero portato alla rovina.Orbene, tale termine è sicuramente inelegante e riassume in modo rozzo il pensiero di chi la pronuncia, ma di sicuro non ha valenza diffamatoria".In pratica, "quando tali termini vengono usati nelle discussioni, spesso accese, che si svolgono tra colleghi in ambito lavorativo e/o sindacale aventi ad oggetto temi concernenti l'organizzazione del lavoro e/o l'adozione di particolari iniziative che possano aumentare la produttività dell'ufficio e rendere più agevole e meno burocratizzata l'attività degli addetti, finiscono con l'avere un significato rafforzativo del concetto espresso ed evocativo delle gravi conseguenze che si potrebbero verificare in caso di non accettazione delle critiche e dei consigli. L'espressione 'pazzo', pertanto, ha finito per perdere, nel caso di specie, la sua valenza offensiva per divenire espressione, sintetica ed efficace, rappresentativa di una conduzione scorretta dell'ufficio, che non potrà che portare alla rovina dello stesso. E' certamente disdicevole o poco corretto che in una discussione di lavoro, che per affrontare con esiti positivi un problema dovrebbe essere pacata e serena, si usino termini che possono essere irritanti e poco rispettosi per l'interlocutore e, quindi, controproducenti, perché evidentemente la forte polemica non consente di trovare soluzioni condivise, ma si deve escludere che essi siano tali da superare la soglia del penalmente rilevante".

(08 maggio 2010)

Tratto da:
http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/05/08/news/non_reato_dare_del_pazzo_al_capufficio_la_cassazione_assolve_un_avvocato-3909209/


Si tratta sempre di critica e non di insulti volti alla persona.
Ricordo come spesso le gerarchie, in specie quelle Istituzionali, abbiano sempre ricattato i cittadini ponendosi come tanti piccoli dio padrone, al di fuori della critica e minacciando i cittadini di ritorsioni. Ritorsioni, come in questo caso, dove il capufficio incapace di rispondere alle critiche sollevate, non trovava niente di meglio che denunciare il dipendente che non si voleva prostrare. La voglia di avere come dipendenti tanti schiavi obbedienti, prostrati, sottomessi, tanti chierichetti, è una delle fantasia del capufficio cattolico.
La Corte di Cassazione dice: “Devi discutere!”. “Devi rispettare le persone che muovono obiezioni!”. Se queste persone si incavolano perché non vengono ascoltate o si trovano delle difficoltà nel lavoro, non hanno torto nel darti del pazzo, del cretino o del deficiente. Forse è “inelegante”, ma non è rivolto ala tua persona, bensì alle tue scelte e alle tue pretese.
Si tratta sempre di quelle sentenze che hanno lo scopo di riportare la società civile nell’ambito della morale e dell’etica democratica e togliere dalla testa l’idea educazionalmente imposta fin dall’infanzia che pretende l’obbedienza all’autorità: al dio padrone o al re!
Ce ne di strada da fare per costruire l’uomo democratico e, nel frattempo, qualcuno può sfruttare i deliri delle persone per riportare le società in regimi assolutisti di cui lui, naturalmente, è il gestore.

08 maggio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
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martedì 4 maggio 2010

Giulio Andreotti un criminale che è vissuto di impunità condannato per diffamazione: se muore ora potrò, in pace, guardare il suo cadavere galleggiare


Giulio Andreotti è un criminale. Una sentenza lo ha definito mafioso fino ad una “certa data”, ma prescritto.
Giulio Andretti è all’interno di tutte le trame eversive che in Italia hanno agito per destabilizzare il paese.
Anche le relazioni fra Giulio Andreotti e Carnevale non sono mai state chiare anche se, alla luce delle assoluzioni di Carnevale, appare difficile poter pensare che Andreotti pagasse i favori della mafia con favori di rinvio di sentenze ad opera di Carnevale.

Va da sé che le indagini su Andreotti, Moro, Fanfani, e quant’altri non furono mai avviate e quando lo furono, furono tardive. I magistrati hanno sempre rifiutato di rispondere degli atteggiamenti di Andreotti durante il sequestro moro ed hanno sempre omesso indagini sulle dichiarazioni di Moro fate alla Brigate Rosse. Alla luce dei fatti appare evidente che i magistrati hanno, di fatto, voluto coprire attività di colpo di stato messo in atto da Andreotti e di loschi traffici con le bande criminali del Sifar.

Intanto veniamo a sapere che Andreotti è un diffamatore e se oggi viene condannato in via definitiva per aver diffamato una persona, appare conseguente pensare che abbia passato tutta la vita a diffamare individui per assicurarsi ingiusti profitti.

Riporto l’articolo:


Andreotti condannato, diffamò il giudice Almerighi
di Patrizia Maciocchi



L'ex senatore a vita Giulio Andreotti diffamò il giudice Mario Almerighi. Questa la decisione della Corte di Cassazione che oggi ha confermato la condanna a carico del senatore a vita per avere, in alcune interviste comparse nel 1999, oltrepassato il «limite della continenza e il diritto di critica», nei confronti del giudice Almerighi. Parlando della testimonianza resa dal magistrato al processo di Palermo che vedeva imputato l'ex presidente del Consiglio per suoi presunti legami con la mafia, Andreotti lo aveva bollato come «pazzo» e «falso teste». In particolare Almerighi, nella sua deposizione aveva indicato il giudice Corrado Carnevale come l'interlocutore grazie al quale Andreotti riusciva a influenzare le decisioni della Corte di Cassazione. Il senatore a vita, che ha già risarcito Almerighi con 20 euro, dovrà versare ancora 2mila euro, mentre la pena, come stabilito dalla Corte d'Appello di Perugia nel 2007, è coperta dal condono. Franco Coppi, difensore di Giulio Andreotti, aveva chiesto l'assoluzione basando il punto centrale della sua arringa su quanto affermato dai giudici di secondo grado del capoluogo siciliano. «La Corte d'Appello di Palermo che pure non è stata tenera con Andreotti – ha detto Coppi - nel momento che lo ha prescritto per parte delle accuse di mafia, ha scritto che non solo le cose dichiarate da Almerighi sull'amicizia con il senatore a vita e Carnevale sono false ma che, addirittura, la testimonianza di Almerighi sarebbe stata influenzata dalle sue pregiudiziali sull'uomo politico e il giudice non sarebbe stato disinteressato al risultato del processo». Parole messe bianco su nero da un collegio giudicante che – secondo il legale – «dovrebbero pesare su Mario Almerighi come pietre». L'avvocato Coppi ha ricordato inoltre che lo stesso Andreotti nelle sue interviste aveva spiegato che il bersaglio della sua indignazione era stato il magistrato e non i pentiti, perché da questi ultimi non ci si poteva aspettare che calunnie mentre «un giudice che dice il falso commette la cosa più grave che possa accadere». La condanna per diffamazione arriva all'ex senatore in un momento in cui le sue condizioni di salute – come svelato dal suo stesso legale a margine dell'udienza – sono critiche.
4 maggio 2010

Tratto da:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2010/05/cassazione-andreotti-condannato-almerighi-giudice.shtml?uuid=0ae95c82-57a4-11df-b335-c4e158cb6808&DocRulesView=Libero


Andreotti è malato e sta morendo: gli auguro di morire pagando tutto il male e tutto l’odio che ha seminato contro la società civile. Sono cattivo? Provate voi ad essere torturati dalla polizia di Stato per aver aiutato questo paese a non essere attraversato dai colpi di Stato messi in atto da Andreotti e compagni che i magistrati non hanno voluto perseguire e poi vedete che cosa gli augurate.

Come dice Marc Augé:

“Il potere, qualunque sia la sua forza, non può niente contro colui che accetta di morire. Quanto a colui che esercita il potere ed eventualmente il diritto di vita e di morte, egli non può niente contro la propria morte; anch’essa sfugge al suo potere e lo mette in discussione più di qualsiasi altra cosa.”

Hai fatto ammazzare un sacco di gente con la collaborazione della magistratura che non ha indagato o lo ha fatto troppo tardi concedendoti la prescrizione per i delitti che hai commesso e se ora muori con lo stesso squallore con cui hai vissuto facendo del male alla società civile, ti assicuro che ciò mi rende felice: al di là di come sarà la mia morte.

04 maggio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

lunedì 3 maggio 2010

Modifica della seconda parte della Costituzione della Repubblica: la magistratura, l'ordinamento giurisdizionale e le norme sulla giurisdizione.


Nella modifica da portare alla Costituzione della Repubblica, quando si parla dei magistrati e delle procedure processuali, è importante tener conto dell’esperienza dei sessanta anni che sono trascorsi dalla legittimazione che lo Stato e le reazioni che le Istituzioni hanno avuto con l’introduzione della Costituzione della Repubblica.

Legittimazione che le Istituzioni hanno sempre usato come copertura di delitti e atti di terrorismo con cui hanno colpito i cittadini: i portatori di diritto Costituzionale.
Con Scelba, fin dall’inizio, si sostituirono le bande di picchiatori fascisti con bande di poliziotti torturatori e picchiatori in modo da impedire ai cittadini di fruire dei diritti Costituzionali e impedire loro di esercitarli: i celerini!
Bande di picchiatori, costituzionalmente illegali, con cui si impedivano le proteste e le istanze dei cittadini. Cossiga ha raccontato più volte come venivano impiegati per scopi di terrorismo.
E prima di lui Aldo Moro, Rumor, Andreotti, Fanfani e quant’altri.
E’ necessario tener conto che la polizia di stato è composta da picchiatori, torturatori e delinquenti. E’ ovvio che questa è una “visione estrema”; esistono molte brave persone che fanno il lavoro di polizia in maniera costituzionalmente coerente, ma non è di questo che sto parlando. Il poliziotto “brava persona”, è un buon poliziotto perché è una brava persona, non perché la legge o le regole costituzionali gli impongono comportamenti costituzionalmente coerenti. La Costituzione sottintende, ma il sottintendere è usato in maniera arbitraria. In Italia, proprio per favorire l’attività della Polizia di Stato non c’è il reato di tortura. La regola è che la polizia di stato tortura gli arrestati e la magistratura copre le loro attività criminali. Ad esempio, Valpreda fu arrestato illegalmente e la magistratura ha favorito l’illegalità, tant’è che nessun poliziotto ha pagato per arresto illegale (sequestro di persona), torture e quant’altro, perché la copertura che la magistratura ha dato ai poliziotti è stata quella di favoreggiamento totale e assoluto.
Sono talmente abituati a torturare che da Genova a Napoli hanno fatto quello che hanno fatto. Poi nelle singole caserme dei carabinieri o di polizia, qualche volta trapela la notizia di qualche pestaggio. La stampa provvede a giustificare e minimizzare i pestaggi che vengono conosciuti, anziché sottolineare il terrorismo di azioni illegali. E’ come negli anni ’60 e ’70 che ogni volta che qualcuno veniva ammazzato con un colpo alla schiena da un poliziotto, questo era sempre “caduto” salvo centrarlo esattamente nella schiena.
Lo stesso vale per i magistrati che hanno aggredito la Costituzione con processi illegali impedendo agli imputati di difendersi sia usando l’organizzazione criminale dell’Ordine degli Avvocati, sia minacciando di morte gli imputati e inventando processi farsa: da Caselli a Calogero, da Mastelloni a Della Costa, Ugolini Rita, Ferrari, Pisani, ecc. Pietro Calogero che costruisce un teorema, quello del “grande vecchio”. Un delinquente mafioso che proietta sui cittadini la sua concezione terroristica-mafiosa con la quale giustifica i sequestri di persona, le torture, le intimidazioni, la manomissione di processi, in un delirio di onnipotenza legato all’ideologia nazi-fascista. Processi che, in alcuni casi, furono ridimensionati, ma mantennero il carattere di eversione proteggendo i singoli atti di terrorismo, fatti da individui che indossavano la toga di magistrato, dell’ordine democratico opponendo il terrorismo di Calogero e compagni alla difesa della democrazia che i cittadini avevano messo in atto. Poi, Giorgio Napolitano, protetto dall’irresponsabilità che gli conferisce la carica di Presidente della Repubblica, deride ed offende i cittadini torturati affermando che “i processi furono regolari e i diritti rispettati”. Personaggi che appaiono spesso in televisione per farneticare, mentre alle loro vittime non è concesso il diritto di difendersi: in pieno stile nazista. Hanno protetto i golpisti di Borghese e compagni (o camerati); hanno protetto i responsabili delle bombe di Piazza Fontana, hanno protetto attentati alle Istituzioni fingendo di non sapere nulla e torturando chi chiedeva giustizia. Questi stessi magistrati hanno favorito lo stupro di minori ad opera dei preti cattolici; hanno favorito il lavoro nero; hanno favorito le morti sui posti di lavoro; hanno favorito le minacce e i ricatti che i cittadini hanno subito perché a loro faceva comodo.

Armadi della vergogna girati dall'altra parte da Magistrati e dalla Polizia di Stato per impedire ai cittadini che hanno ricevuto massacri di poter essere risarciti. Intanto il tempo passa, la gente invechia e muore e tutto scompare nei dimeticatoi di magistrati collusi e di polziotti corrotti.

Non hanno certo torturato Silvio Berlusconi, anzi, hanno tollerato che Silvio Berlusconi uscisse da un processo comperando un testimone. Non hanno torturato Maroni, né hanno torturato Giorgio Napolitano o Sandro Pertini nonostante gli atti di terrore che mettevano in atto o che favorivano.
Noi abbiamo processi come quello contro lo Ior e Calvi che non sono mai stati terminati; processi contro la P2 che non sono mai iniziati e le inchieste di Mastelloni che servivano a coprire le attività di destabilizzazione della società civile che Mastelloni dilatava nel tempo fino a farle sparire nei meandri del dimenticatoio e archiviando perché, poverino, non aveva trovato prove.
Non si può certo aspettare Luciano Violante che proponga una modifica della seconda parte della Costituzione visto che Luciano Violante con la sua attività di magistrato prima e di parlamentare poi ha contribuito a devastare la società civile usando le leggi solo per pulircisi il culo e offendendo i cittadini. La sua proposta di modifica della seconda parte della Costituzione ha il solo scopo di sancire il suo diritto a violare la Costituzione e continuare ad aggredire i cittadini nei loro diritti fondamentali. E’ troppo coinvolto per essere credibile; come non è credibile Casson che ha vissuto con assoluta leggerezza e indifferenza il fatto che le persone venissero torturate e minacciate di morte sotto i suoi occhi.

Cosa vogliamo proponendo la modifica della seconda parte della Costituzione che riguarda la magistratura?
Vogliamo una magistratura più aderente e rispettosa dei cittadini della Costituzione e delle leggi dello Stato. Dove i cittadini possano difendersi nei processi e non essere minacciati di morte e di torture dai magistrati. Dove i magistrati non si fanno i comodi loro con la complicità dell’ordine degli avvocati con cui truffare gli imputati. Vogliamo che i magistrati ritornino ad essere persone della società civile e diventino responsabili dei processi di conoscenza giuridica dei cittadini e vogliamo che i cittadini siano orgogliosi della LORO Polizia di Stato, dei LORO Carabinieri, della LORO Guardia di Finanza, e dei LORO Vigili Urbani e della LORO Polizia Provinciale e dei loro magistrati. Non vogliamo servi o servitori dello Stato, ma cittadini consapevoli che usano il loro ruolo Istituzionale in funzione dei bisogni dei cittadini. Chi commette un reato va punito per il reato che commette, non deve essere usato per provocare inducendo i cittadini al furore di chi vede il suo diritto alla giustizia negato al solo scopo di reprimere la loro reazione criminalizzandola e spingendola all’illegalità. Non è accettabile che qualcuno abbia il diritto di bruciare i piedi delle persone e il poliziotto che tortura la persona che si indigna perché quel criminale ha bruciato i piedi delle persone. Come non è accettabile che una persona ubriaca o drogata o un extracomunitario, perché emarginato, venga massacrato di botte in una caserma o un’anziana mendicante abbandonata senza scarpe nella neve in alta montagna da vigili urbani criminali. Non è accettabile che si perseguiti per usura la vicina di casa che presta soldi a strozzo e non si persegue le banche che praticano tassi da usura. Come non è accettabile che chi ruba qualche mela venga condannato ad una pena maggiore che non colui (e non c’è proporzione) che fa fallire migliaia di risparmiatori come Tanzi o la Cirio.
E’ questo il senso della modifica della seconda parte della Costituzione della Repubblica. E’ necessario partire dal presupposto che i magistrati sono disonesti, criminali e in malafede; i poliziotti dei criminali; ed è necessario che ci forniamo degli strumenti per i quali i poliziotti o i magistrati che commettono atti criminali o omissivi, siano sfavoriti rispetto ai poliziotti o ai magistrati che fanno in maniera onesta e coerente il loro lavoro.
La Costituente partì dal presupposto che gli operai, il popolo, fosse formato da delinquenti e i magistrati persone che applicavano la legge; infatti, accettarono con assoluta leggerezza i celerini di Scelba. Noi, dobbiamo riscrivere la Costituzione invertendo questo presupposto: i tutori della legge sono disonesti, è necessario stabilire delle regole affinché rispettino la Costituzione.
Anche recentemente, per aggravare le condizioni di vita delle persone, questo presupposto è stato adottato da Brunetta, un ministro del governo Berlusconi. Ha affermato, che gli impiegati statali erano dei fannulloni. Solo che l’impiegato statale, in caso di assenza ingiustificata, arreca un danno di qualche decina di euro, atti criminali di magistrati e poliziotti si configurano nell’eversione della democrazia. Inoltre, è un punto di vista che dovrebbero tener presente i genitori cattolici e riflettere bene prima di mandare i figli negli oratori, nelle parrocchie o nelle scuole private cattoliche. Dovrebbero presupporre che il figlio sarà sicuramente violentato e, se proprio lo devono fare, pretendere norme, condizioni e controlli, che rendano difficoltosa, se non impossibile, la violenza al bambino. Affidarsi alla parola di Ratzinger secondo cui i preti non violenteranno più i bambini è come affidarsi alla parola di un magistrato che “rispetterà le leggi”.

Così la proposta per la modifica della Costituzione del Titolo IV che riguarda la magistratura, nella prima sezione e della seconda sezione, viene così formulata:

http://www.stregoneriapagana.it/modificacostituzionemagistratura.html

http://www.stregoneriapagana.it/modificacostituzionegiurisdizione.html

Lo so che alcuni aspetti appaiono superficiali, ma con la proposta indico la direzione democratica nella quale è possibile modificare le norme Costituzionali. Esiste un’altra direzione di modifica delle norme Costituzionali, ed è la modifica che porta direttamente alla ricostruzione dello Stato fascista.
La magistratura deve rinnovarsi. A parte l’esperienza sociale degli ultimi 40 anni, si deve modificare la magistratura civile. Se i processi non saranno più veloci e i magistrati davvero imparziali noi non riusciremo ad attrarre i capitali stranieri per investire in Italia. Perché l’imprenditore onesto, quello che rispetta le regole, non avrà un magistrato onesto che riconosca i suoi diritti negati, ma rischiamo di avere magistrati come Vittorio Metta o come Achille Toro e allontanare gli investitori stranieri. In compenso faremo venire in Italia la mafia: tutti coloro che possono contare su una giustizia lenta, incompleta, fatta da magistrati incompetenti, paurosi ed insicuri.
Tanto per la cronaca i magistrati torturatori agivano in funzione del terrorismo. Sapevano benissimo chi aveva lavorato per destabilizzare le Istituzioni. Era loro compito indagare e sapere. Hanno finto di non sapere per i loro interessi personali. Sapevano che erano in corso tentativi di colpi di Stato e hanno abbandonato i cittadini a difendere la Costituzione della Repubblica mentre loro, collusi, aggredivano i cittadini.
Riporto dal Corriere della Sera e, sinceramente appare ridicolo, a chi ha pagato col sangue e con le torture la difesa della Costituzione, che si finga di saperlo solo oggi:

Brescia
Maletti e l' esplosivo delle stragi
BRESCIA - Il generale Gianadelio Maletti (foto), ex capo del «Reparto D» del Sid, è stato sentito ieri come teste nel processo per la strage di piazza della Loggia del ' 74 che provocò 8 morti e oltre 100 feriti. I pm hanno chiesto a Maletti, che vive in Sudafrica ed era in videoconferenza, della segnalazione che gli era pervenuta, mentre era in servizio, di un camion di esplosivo giunto in Italia passando dal Brennero. Maletti ha confermato la circostanza e ha detto che la segnalazione risale al ' 72. Anche Maurizio Tramonte, uno degli imputati per la strage, parlò di camion carichi d' esplosivo. In un libro appena uscito, «Piazza Fontana, noi sapevamo», di Andrea Sceresini, Nicola Palma e Maria Letta Scandaliato, Maletti ipotizza che lo stesso esplosivo sia stato usato in piazza Fontana e poi a Brescia: «Non è un' ipotesi peregrina, ma sono supposizioni».

Pagina 25
(24 aprile 2010) - Corriere della Sera
Tratto da:
http://archiviostorico.corriere.it/2010/aprile/24/Maletti_esplosivo_delle_stragi_co_8_100424043.shtml

Magistrati e polizia sapevano, ma hanno torturato i cittadini che difendevano la Costituzione per proteggere il terrorismo.
Ecco perché è importante la modifica della seconda parte della Costituzione della Repubblica: i magistrati appaiono oggettivamente e soggettivamente corrotti e la loro corruzione morale e istituzionale funge da motivazione ad altri individui corrotti per accusare magistrati coerenti ed impregnati estendendo a loro quel sentimento di disgusto dei cittadini che non riescono ad avere giustizia.

03 maggio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it