mercoledì 4 agosto 2010

Madre morte, prima o poi, ci porterà via tutti: sia chi ha attentato alla Costituzione sia chi ha sacrificato la vita per difenderla.


Alla fin fine, tutti muoiono!
Chi ha costruito dolore e chi ha combattuto chi costruiva dolore ed è stato costretto, a sua volta, a subire dolore.
Chi glielo ha fatto fare?
Passavo da Milano quel giorno. Arrivavo da Piacenza, la scuola Stac dell’Olivetti e l’odore di colpo di stato era forte.
Ora, dopo tanti anni, ti giri indietro e ti chiedi: dove stava Giorgio Napolitano?
Affiancava Aldo Moro o Pertini a facilitare lo stupro di bambini da parte della chiesa cattolica o ad impedire alle persone, con tutta la loro violenza, a fruire del diritto Costituzionale.
Per fermarli ci abbiamo rimesso la vita, eppure, non potevamo fare altro: noi eravamo delle persone civili consapevoli dell’importanza della Costituzione della Repubblica nonostante il disprezzo che sulla Costituzione riversava Giorgio Napolitano e la sua banda criminale assieme a quella di Aldo Moro.
Da Portelle delle Ginestre a Piazza Fontana, da Piazza della Loggia alla stazione di Bologna, i cittadini hanno dovuto subire le angherie e le violenze di chi organizzava colpi di stato.
Poi, partii per militare: firma, meccanico di aereo e specialista di elicotteri. Caale a Viterbo mentre organizzavano gli elicotteri per intervenire su Roma e distruggere la Costituzione. Andreotti il grande padre del colpo di Stato (due volte, vado a memoria, lo auspicò) e dove stava Giorgio Napolitano?
A fare lo sciacallo, ad ingiuriare i cittadini, mentre questi morivano per difendere la Costituzione della Repubblica.
Però, uno alla volta si muore. Oggi è la volta di Giovanni Ventura.
Ieri fu la volta del torturatore Sandro Pertini, quello che con Paolo VI trovava del tutto normale violentare bambini.
Domani di chi sarà la volta?
E’ morto Valpreda ed è morto Pinelli: quanto sangue ha richiesto la difesa di questa Costituzione!
Nessuno che fu eletto in parlamento ha mai fatto il suo dovere nei confronti dei cittadini, ma li ha aggrediti, di fatto si è schierato con i golpisti. E tutto per salvare la sua poltrona.
Riporto la notizia:


E' morto Giovanni Venturaprotagonista delle "trame nere"
Aveva 65 anni e viveva a Buenos Aires. Da tre anni soffriva di una forma di distrofia muscolare progressiva. Venne condannato e poi assolto con Franco Freda per la strage di piazza Fontana a Milano e ritenuto responsabile per una lunga serie di bombe sui treni. Editore neofascista, protagonista dagli anni Sessanta delle trame nere, era originario di Castelfranco. L'ultima volta in Italia nel 2007, ai funerali del fratello
di Cristina Genesin

Giovanni Ventura
CASTELFRANCO. È spirato, nel letto della sua casa di Buenos Aires, in Argentina. Giovanni Ventura dormiva, lunedì mattina, quando la morte lo ha sopraffatto. Accanto a lui, prima condannato e poi assolto per la strage di piazza Fontana, la seconda moglie e il figlioletto adottivo che lo hanno assistito nei tre anni della sofferta e dolorosa malattia, una forma di distrofia muscolare progressiva che ne aveva devastato il fisico atletico prima riducendo in carrozzella, poi costringendolo a vivere con la possibilità, ultimamente, di muovere soltanto gli occhi.«L'odissea di mio fratello è durata vent'anni» ricorda commossa la sorella Mariangela Ventura, che vive e lavora a Castelfranco Veneto, il paese d'origine. Ma Giovanni, deceduto a 65 anni, era nato nel Padovano a Piombino Dese. E nella città del Santo era avvenuta la sua formazione politica che, dopo la laurea in Filosofia e l'adesione all'Azione Cattolica e al Movimento sociale, lo aveva convertito alla militanza nel movimento di estrema destra di ispirazione neonazista Ordine Nuovo, la cui cellula padovana era guidata da un piccolo editore, Franco Freda. Un editore conosciuto tra politica e lavoro: Ventura all'epoca gestiva la libreria «Ezzelino» sempre a Padova. Era il 16 gennaio 1979 quando si era rifugiato in Argentina, all'epoca stretta nella morsa della dittatura comandata dal generale Videla: aveva eluso la sorveglianza della polizia ed era scappato da Catanzaro, dove aveva l'obbligo di risiedere, durante uno dei vari gradi di giudizio. «Aveva una limitazione territoriale, non era in carcere - ricostruisce la sorella Mariangela - Immediatamente individuato, fu arrestato su richiesta dell'autorità giudiziaria italiana e trascorse 6 anni in carcere nel paese sudamericano». Condannato e poi assolto per la strage di piazza Fontana che segnò l'avvio della cosiddetta «strategia della tensione», Giovanni Ventura fece dell'Argentina la sua nuova patria anche sotto il nuovo regime. E qui formò una famiglia, continuando a fare il libraio e gestendo con altri soci il ristorante-pizzeria «il Filò».

Nel frattempo era arrivata l'assoluzione definitiva da quella strage: Freda si era trasferito a Brindisi dove aveva ripreso il vecchio mestiere, Ventura aveva preferito restare oltreoceano.Ieri pomeriggio si è svolto il funerale: è stata sepolto nella capitale argentina. Non tornerà in Italia, a Castelfranco, dove Ventura era venuto in visita, l'ultima volta, nel 2007 in occasione del funerale del fratello Angelo. Era già malato e si muoveva a fatica sulla sedia a rotelle.Nel 2005 la Cassazione deposita le motivazioni dell'ultima sentenza sull'eccidio alla Banca Nazionale dell'Agricoltura di Milano di 36 anni prima: «...Il giudizio circa la responsabilità di Freda e Ventura in ordine alla strage di piazza Fontana non può che essere uno: la risposta è positiva...» scrivono i giudici. Venerdì una messa in suffragio nella chiesa della Pieve di Castelfranco.
(04 agosto 2010)

Tratto da:
http://tribunatreviso.gelocal.it/dettaglio/e-morto-giovanni-ventura-protagonista-delle-trame-nere/2226944


Tutti muoiono, anche il mio torturatore: Arnaldo La Barbera. Torturava per conto dei magistrati di Venezia che hanno sempre coperto le sue torture. Uomini corrotti sulle cui mani gronda il sangue di tutti coloro che hanno assassinato nel petrolchimico di Venezia.
Arnaldo La Barbera: un vigliacco che torturava le persone con dodici poliziotti!
“Se c’era Albanese non saresti uscito vivo”, mi disse. E l’altro (ormai la memoria sta cancellando i nomi) se vuoi ti apriamo la finestra come ha fatto Calabresi!
Muoiono tutti; uno dopo l’altro.
Poi, toccherà anche a me morire e con me se ne andrà la memoria di una storia vissuta. Resteranno parole scritte sopra la carta, ma le emozioni, le tensioni, le percezioni, che attivavano la nostra decisione muore. Si perde il ricordo di una realtà perché viene scritta da individui che non l’hanno vissuta. Chi ricorda più la morte del sergente Bolla? Nella mia testa i ricordi sfuocano sempre più!
Riporto anche l’articolo della morte di Arnaldo La Barbera.


Il poliziotto passato dai successi nella lotta alla mafiaalla "defenestrazione" per i tragici fatti del G8 di Genova

E' morto a Verona Arnaldo La Barbera
ROMA - Arnaldo La Barbera, l'uomo della stagione d'oro dell'antimafia, il poliziotto tutto d'un pezzo caduto in disgrazia dopo il G8 di Genova è morto a Verona dopo una lunga malattia. A sessant'anni si è arreso ad un male incurabile.Il prefetto La Barbera era uno dei "De Gennaro boys", quel gruppo di investigatori che negli anni '80-'90 si imposero all'attenzione generale soprattutto nella lotta alla mafia e che, amaramente, aveva dovuto rispondere "obbedisco" anche quando gli fu imposto di lasciare la guida della polizia di prevenzione (l'ex Ucigos) per un avviso di garanzia ricevuto dopo l'irruzione della polizia alla scuola Diaz durante il G8 di Genova, per andarsi a sistemare alla vice direzione del Cesis, lontano dalle indagini e dai suoi uomini.Un'onta quell'accusa di lesioni sempre respinta con sdegno dal superpoliziotto capo della squadra mobile di Mestre a fine anni Settanta dove si fece notare per essere spedito a Palermo a combattere la mafia che aveva appena ucciso i commissari Montana e Cassarà e dove incontra Gianni De Gennaro, oggi capo della polizia, con il quale stabilisce un feeling durato nel tempo.
Nel gennaio del '93 promosso viene trasferito alla Direzione centrale della Polizia criminale, presso lo Sco ma passa poco tempo e torna a Palermo a dirigere la caccia agli assassini di Falcone e Borsellino. Diventa questore di Palermo, poi di Napoli e Roma. Una carriera spedita che si corona nel 2001 quando, a gennaio, va a dirigere l'Ucigos.Ma, dopo pochi mesi anche il superpoliziotto cade nella lunga serie di errori del G8. E' alla scuola Diaz, senza nessun motivo visto che nel suo ruolo non era ufficiale di polizia giudiziaria, la sera maledetta in cui i poliziotti entrarono in forza nella scuola dove dormivano i ragazzi del movimento No global e finisce nelle inchieste della magistratura genovese fino a ricevere un avviso di garanzia. E così anche lui verrà allontanato quando il 3 agosto 2001 cadranno le teste nella polizia di Stato.(12 settembre 2002)

Tratto da:
http://www.repubblica.it/online/cronaca/labarbera/labarbera/labarbera.html


E domani, cosa resta?
Se la vita fosse stata usata per costruire una società migliore di quella che abbiamo trovato, forse, per queste persone, il ricordo sarebbe migliore.
Uno metteva bombe e l’altro torturava: tutti all’interno del medesimo disegno criminoso. Eversione dell’ordine democratico!
E, per favore, non si dica che La Barbera o Albanese non sapevano della bomba a Il Gazzettino. Nessuno lo può dimostrare che sapessero, ma La Barbera usciva dall’organizzazione di terrore del Petrolchimico e Cefis ha pensato bene di scappare in Canadà.
C’è sempre a Venezia un Carlo Mastelloni che usava le torture e che depistava le indagini: lui non scopriva niente. Chi chiedeva giustizia li faceva torturare da La Barbera: pensare che lui non fosse coinvolto nel terrorismo è pura utopia!
Tanto, domani anche lui sarà un cliente di Madre Morte!
Marghera, 04 agosto 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

Nessun commento:

Posta un commento