sabato 11 settembre 2010

Corte di Cassazione e l'uso civile della legge: un caso relativo ai minori!


Ancora una volta la Corte di Cassazione deve intervenire su interpretazioni deliranti dell’uso della legge da parte di magistrati più inclini a genuflettersi davanti al crocifisso che non al rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana.
Il delirio sta nell’interpretare la “gravità” di un reato e di applicare pene esorbitanti più per distruggere la vita di una persona che non per garantire la società civile dalla commissione di crimini.
L’abitudine dei magistrati di usare il loro ruolo e le loro prerogative di interpretazione della legge al fine di garantirsi profitti giuridici e morali ha messo in pericolo il paese. Da un lato le persone socialmente deboli assistono, troppo spesso, ad interpretazioni giuridiche lesive della loro dignità e spesso pretestuose; dall’altro lato, persone socialmente forti, il caso Silvio Berlusconi è un esempio o gli attentatori di Piazza Fontana o i piduisti sono altri esempi, godono di interpretazioni benigne dei fatti e di magistrati che, troppo spesso, fingono di non vedere.
La vita di molti ragazzi è stata distrutta per poco: spesso perché i singoli magistrati si sono dilettati a farlo!
Con questa sentenza la Corte di Cassazione cerca, per quanto è nelle sue possibilità, di stabilire un principio che dovrebbe guidare le future decisioni.
Il mio timore è questo: questo principio verrà applicato anche ai giovani Rom o ai giovani extracomunitari, o contro di loro verrà praticato il solito razzismo. Prima o poi l’articolo 3 della Costituzione dovrà essere applicato in maniero più consona al dettato Costituzionale.
Intanto leggiamoci questa sentenza e ricordiamoci, nel leggere questo articolo tratto da La Repubblica che, comunque, i danni fatti dal minore vengono fatti pagare al minore o alla sua famiglia. Questo articolo tratta solo dell’aspetto penale, non del risarcimento del danno che, sicuramente, è avvenuto o va trattato in sede civile.

Cassazione: ragazzate isolate non vanno puniteSono frutto di superficialità adolescenziale
Bocciato il ricorso della Procura di Potenza che si era opposta alla decisione del gup di non procedere, 'per irrilevanza del fatto', nei confronti di un 16enne che, armato di coltello, squarciò le ruote di alcune auto


ROMA - Nessuna punizione per le 'ragazzate', se sono episodi sporadici. Lo rileva la Cassazione secondo la quale le bravate sporadiche sono il "frutto della superficialità adolescenziale" e non vanno punite perché non possono essere trattate alla stregua di azioni che "destano particolare allarme sociale". Con questa motivazione, la Seconda sezione penale ha bocciato il ricorso della Procura di Potenza che si era opposta alla dichiarazione di "non luogo a procedere per irrilevanza del fatto" pronunciata dal gup presso il Tribunale per i minorenni di Potenza, nel maggio 2009, nei confronti di un ragazzo potentino, all'epoca dei fatti 16enne, che era uscito con un coltello di 15 centimetri e si era messo a bucare le ruote di una macchina parcheggiata sulla pubblica via.Secondo l'accusa, la condotta del ragazzo "non poteva dirsi irrilevante" e quindi non doveva restare impunita. Piazza Cavour - sentenza 32692 - ha bocciato il ricorso della Procura e ha evidenziato che la decisione di non luogo a procedere è "corretta e immune da vizi di legittimità". Infatti, scrive la Suprema Corte, "il fatto, valutato nella sua globalità, deve ritenersi una vera e propria ragazzata, frutto di superficialità adolescenziale".Che le cose stiano in questo modo, dice ancora la Cassazione, è confermato dalla circostanza che il ragazzo, che non era mai stato segnalato, "aveva appena compiuto sedici anni, ed il reato commesso in sé non pare abbia provocato un particolare allarme sociale". Giusto, dunque, non punire la 'ragazzata', "fatto di lieve entità".

Più in generale, i giudici ricordano che le bravate che vanno 'graziate' devono avere come requisiti "la tenuità del fatto" e "il comportamento occasionale del minore". Inoltre, si deve tenere conto del fatto che la finalità del processo penale minorile è "improntata più al recupero della devianza minorile che alla repressione" e quindi va evitato "l'ulteriore corso del procedimento che pregiudichi le esigenze educative del minorenne".


(11 settembre 2010)

Tratto da:
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/09/11/news/cassazione_ragazzate_occasionali_non_vanno_punite_soono_frutto_di_superficialit_adolescenziale-6965602/?ref=HREC1-9



C’è un maturare dei magistrati con l’avanzare dell’età e forse la Corte di Cassazione dimostra questa maturità. A volte i magistrati locali tendono a difendere interessi di politici locali o principi morali che favoriscono questa o quella corrente politica o propaganda politica. Spesso assecondano comportamenti illegali di poliziotti, vigili urbani o carabinieri, attraverso un’ottica clericale o fascista secondo cui “l’autorità” è esente da crimini ingiuriando, con questo atteggiamento, i cittadini e la Costituzione della Repubblica.
Tutti noi vorremmo una Polizia di Stato o dei Magistrati legati alla Costituzione, ma dobbiamo prendere atto che non è così. Possiamo solo confidare nei cambiamenti che un po’ alla volta vengono introdotti nella società civile.
E questo è uno di quelli.

11 settembre 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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