venerdì 17 settembre 2010

Corte di Cassazione, sentenza N. 31398: no al pregiudizio contro gli stranieri (e nemmeno con i cittadini socialmente deboli)


Ancora una volta la Corte di Cassazione deve intervenire sulla superficialità e sul pregiudizio di magistrati provinciali italiani.
I magistrati che deridono l’imputato che tenta di difendersi: è capitato anche a me e, sicuramente capita a migliaia di persone.
Derise quando tentano di esporre le loro motivazioni oppure, come avvenne col giudice Candiani alla Corte d’Assise di Venezia, minacciati di morte.
In questo caso si tratta di un albanese che inutilmente, sia pur imputato, ha tentato di far valere le proprie ragioni affinché i magistrati applicassero la legge.
Assistiamo a dei deliri incitati ad arte, in cui si invocano “condanne esemplari” per reati minori e si afferma un pregiudizio quando un magistrato indaga su criminali miliardari o introdotti nelle istituzioni.
Un’applicazione della legge che spesso non ha la finalità di giustizia, ma diventa uno strumento di “distruzione di massa” nelle mani di un magistrato che, godendo dell’impunità, si diverte a mettere in atto veri e propri attentati terroristici nei confronti di persone indifese.
Il caso del cittadino proveniente dall’Albania è un caso emblematico in cui i magistrati hanno sputato sulle leggi manifestando un pregiudizio che sta fra l’odio razzista e la convenienza morale di soddisfazione di un loro delirio di onnipotenza.
Riporto la notizia della sentenza N. 31398 della Corte di Cassazione:

La Cassazione accoglie ricorso di albanese condannato alla Spezia: "No ai pregiudizi verso gli stranieri"
17/09/2010

La Spezia. Nessun giudizio fondato sui preconcetti quando si tratta di extracomunitari che delinquono. Il monito arriva dalla Corte di Cassazione che ha accolto il ricorso di un immigrato albanese, condannato nel 2009 ad un anno di carcere e 400 euro di multa. L'accusa era di tentato furto d'auto, aggravata dall'esercizio della violenza sulla cosa. La storia continua attraverso i vari gradi della giustizia: inizialmente la Corte d'Appello di Genova aveva negato il beneficio della sospensione condizionale della pena che l'imputato aveva chiesto perchè incensurato, come scritto nel codice penale.La Corte d'Appello, infatti, confermando la sentenza emessa dal Tribunale della Spezia nel 2006, nel negare il beneficio, aveva scritto: "La condizione di cittadino extracomunitario,privo di validi referenti sul territorio nazionale ed in particolare di stabile attività lavorativa porta a ritenere non presumibile che l'imputato si astenga dal commettere ulteriorireati". Ma la Cassazione ha accolto il ricorso dell'immigrato poichè in sede d'appello l'immigrato aveva prodotto uno statino paga (risalente all'aprile del 2005) da cui risultava un'occupazione in una società spezzina; non solo ma anche "dichiarazioni sottoscritte da ufficiali della Marina Militare italiana di conoscenza personale dell'imputato e di apprezzamento della sua attività lavorativa presso quella società". Circostanze delle quali erroneamente, scrive la Cassazione nella sentenza n.31398, i giudici di merito non avevano tenuto conto "bench‚ fossero atte a dimostrare lapresenza di validi referenti in Italia ed una stabile occupazione". Si è trattato dunque di un difetto di motivazione, così la Cassazione ha annullato la sentenza richiedendo un nuovo giudizio sulla concessione della sospensione condizionaledella pena.

Tratto da:
http://www.cittadellaspezia.com/La-Spezia/Cronaca/La-Cassazione-accoglie-ricorso-di-68289.aspx


Si tratta, in sostanza, di usare la legge al servizio dei cittadini e non al fine di riaffermare un delirio di onnipotenza di coloro che, col crocifisso, pensano che le persone debbano strisciare ai loro piedi.
Vergognoso è il comportamento del tribunale di La Spezia e della Corte d’Appello di La Spezia che hanno volutamente ignorato le affermazioni dell’imputato solo per divertirsi a condannarlo: quanti soldi di avvocato gli avranno spillato?
E i danni che hanno provocato ignorando le norme di legge: chi li paga ora?

17 settembre 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

2 commenti:

  1. Faccio notare che purtroppo la detta Pronuncia della Suprema Corte nel proprio testo non ha tenuto conto dei dettami della Legge 75/1958 agli articoli 7 e 3 comma primo numero 8, i quali impediscono di registrare le donne come prostitute e che lo stesso Stato con le tasse può diventare uno sfruttatore dell’altrui prostituzione.
    Inoltre, nella medesima Sentenza è stato appurato che il sesso a pagamento non è attività “illecita” e di conseguenza non può entrare nei parametri dell’articolo 6 comma 1 del D.P.R. 917/1986 T.U.I.R., chiarificato dalla Legge 537/1993 articolo 14 comma 4 e dalla Legge 248/2006 articolo 36 comma 34 bis ed in tal modo i principi di queste norme non possono derogare implicitamente ai suddetti dettami della Legge 75/1958 secondo i quali la prostituzione non può essere tassabile. In altre parole, contrariamente ai suoi dettami principali, la nuova fattispecie giurisprudenziale potrebbe addirittura favorire la non fiscalità del lavoro sessuale in Italia.
    Quindi, al fine di non pagare le tasse per l’esercizio del meretricio, si può benissimo svolgere nuovamente un altro ricorso alla Suprema Corte con il suddetto teorema messo in contrasto parziale alla sua ultima Sentenza n. 20258/2010, senza prendere in considerazione come tesi difensiva alcuna interrogazione parlamentare, come invece è stato ipotizzato dalla difesa della persona che ha perso la causa.

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  2. L'unica cosa che a me interessa è che le donne non siano criminalizzate per le loro attività (e nemmeno gli uomini).
    La questione tasse mi è indifferente.
    A me interessano le libertà e i diritti degli Esseri Umani e la Corte di Cassazione ha ribadito un principio che, troppo spesso, amministratori del Veneto usando vigili urbani compiacenti che vengono meno ai loro doveri d'ufficio, negano e aggrediscono in nome di una sicurezza che è solo espressione del loro desiderio di aggredire la Costituzione della Repubblica.
    Io, in ogni caso, non ritengo che la Corte Costituzionale, nel deliberare, abbia ignorato condizione di legge o di legittimità costituzionale.
    Claudio Simeoni
    meccanico
    Apprendista Stregone
    Guardiano dell'Anticristo

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