venerdì 1 ottobre 2010

Facebook incita all'odio sociale trasformando i cittadini in soggetti da insultare, diffamare e discriminare: Facebook pratica l'odio!

Nella foto un esempio delle aggressioni che le persone sono costrette a subire sotto le minacce di Facebook. Aggressioni che hanno conseguenze sul piano sociale e che sono favorite da Facebook.

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Facebook è il più grande strumento di censura nella circolazione delle idee.
E’ uno strumento di aggressione alle persone senza che le persone possano in un qualche modo difendersi dall’arbitrio assoluto di chi, gestendo lo strumento, di fatto usa un arbitrio privato sostituendolo all’arbitrio del magistrato.
Ogni parola è interpretabile in sé stessa. Nel contesto assume un valore diverso. Interpretazione, contesto, valore, vengono valutate a seconda degli intenti soggettivi e agli interessi ideologici del Network che diventa, di fatto, il maggior organo di censura delle idee e delle persone presente in rete.
Facebook dice: “Noi abbiamo una politica...” sottintendendo, di fatto, “O fai e dici quello che noi vogliamo oppure, vieni censurato....”.
L’apparente libertà di Facebook è, di fatto, una trappola fatta in modo di attirare l’emarginato dai mezzi d’informazione nazionali, illuderlo di essere libero di postare e di dire quello che pensa, ma quando quello che pensa e come lo pensa non è conforme a quello che vuole il Network, di fatto viene censurato.
Facebook ha sempre fatto credere di censurare le persone che usano nomi falsi, in realtà permette i nomi falsi degli utenti quando la diffamazione che i nomi falsi fanno ad altri utenti è in linea con la politica di Facebook. Allora Facebook permette di nascondere l’identità sotto una falsa identità. Permette alla falsa identità di ingiuriare e diffamare.
Facebook pratica l’assoluto arbitrio affermando: tu hai fatto questo! Ma lo afferma solo quando ha agito nei confronti dell’utente non in linea con Facebook cancellandogli l’account. L’utente non trova nessun organo indipendente e giuridicamente competente a cui appellarsi. Deve subire la violenza di Facebook dopo essere stato illuso da Facebook che nessuna violenza gli sarebbe stata fatta o permessa di fare. Nessun magistrato, nessun giudice, emette la sentenza di “condanna” per l’utente e, pertanto, le decisioni di Facebook appaiono decisioni dettate da odio sociale, odio religioso e discriminazione di genere.

Facebook mette in atto l’aggressione agli utenti affermando:

Una delle priorità di Facebook è assicurare la
> > sicurezza e la tranquillità degli
> utenti. Non
> > tolleriamo i discorsi contenenti messaggi di odio.


Di fatto non lo ha mai fatto: ha favorito le aggressioni. Dice Facebook: “Io ti bastono perché tu, dal mio insindacabile punto di vista, hai fatto affermazioni di odio!”. E’ la logica di chi sparge odio nella società. Di chi favorisce le aggressioni e quando l’aggredito reagisce Facebook afferma:

L'attacco
> > di una persona o un gruppo di persone in base a
> razza,
> > etnia, nazionalità di origine, sesso, orientamento/preferenze
> > sessuali o malattia
> rappresenta una
> > grave violazione dei nostri standard ed è risultato
> in una
> > perdita permanente del tuo account. Non saremo in
> grado di
> > riattivare il tuo account per nessun motivo. Questa decisione è
> > insindacabile.


Questa insindacabilità è il fondamento sociale dell’odio religioso e della discriminazione politica e sociale: in sostanza dice “Noi siamo i padroni del mezzo e facciamo quello che vogliamo!”

Diverso è quando interviene un magistrato o organi di polizia preposti. Anche in quei casi assistiamo spesso a forme di arbitrio, ma obbligo dell’organo di polizia o del magistrato è “sentire le parti e valutare le rispettive ragioni”. Un caso emblematico è la condanna in primo grado per il giornalista che urlò a Silvio Berlusconi “Buffone fatti processare”. Condannato in primo grado e assolto in Cassazione.
Se un utente in Facebook afferma che Ratzinger per le sue responsabilità nella violenza ai bambini è un criminale, Facebook può dire che si tratta di un discorso che inneggia all’odio contro Ratzinger. Della violenza ai bambini può non fregargli nulla in quanto mentre la violenza sui bambini avviene nella società, in Facebook c’è solo l’affermazione dell’utente secondo cui Ratzinger è un criminale e, dunque, l’utente sta inneggiando all’odio!
Logica demenziale, ma è la logica formale con cui ogni dittatura pretende la sua legittimazione.

Secondo la politica di Facebook, l’utente deve accettare di essere diffamato, insultato, perché, se non lo accetta e reagisce sta facendo discorsi di “odio”:


Non
> > tolleriamo i discorsi contenenti messaggi di odio.


Solo che l’odio non è determinato dal magistrato, ma dalle interpretazioni insindacabili, soggettive e personali, di soggetti che agiscono in base a discriminazione di odio, razza, gruppo sociale, religione, ecc. In altre parole in base ai loro interessi personali o, se proprio vogliamo pensarla, ad interessi di mercato: favorire il gruppo che economicamente è più vantaggioso permettendogli di aggredire un altro. In altre parole è Facebook che inneggia all’odio mediante le sue “insindacabili” decisioni, non gli utenti che si sono illusi di avere un mezzo in cui esprimere il loro pensiero.

Entrando in Facebook gli utenti rinunciano ai diritti di cui all’articolo 3 della Costituzione e ai diritti di espressione e di idea sanciti dalle norme giuridiche per sottomettere un proprio agire ad una dittatura che dice “il padrone sono io” e il mio giudizio è “insindacabile”.

Vista l’aggressione subita da amici, io ho cancellato il mio account per solidarietà alle persone aggredite. Entrare in Facebook significa firmare un contratto in bianco in cui l’utente, pur di accedere al mezzo, rinuncia ai propri diritti Costituzionali sottomettendosi ad una dittatura arbitraria degna del peggior stato nazista (sempre per quanto riguarda l’ambito della comunicazione, naturalmente).

La Cina ha tutte le ragioni per non far entrare Facebook in Cina e salvaguardare la libertà di espressione e di comunicazione degli utenti cinesi. E’ discriminazione religiosa quando si consente ad un “gruppo”, come può essere una religione o un partito politico o un gruppo sociale, di far violenza al singolo per sottometterlo alla sua “fede” mentre si censura (magari perché il singolo non porta denaro al network) il singolo perché manifesta la sua rabbia e il suo disappunto per la violenza subita.

Di fatto Facebook è una macchina di intolleranza sociale che maschera il proprio odio sociale col diritto di gruppi di aggredire il singolo individuo.
A chi può essere utile Facebook? A tutti coloro che vivono una realtà virtuale fatta di illusioni e di separazione dalla società, non a coloro che vivono la società in quanto, se vivono la società devono viverla con i parametri imposti da Facebook che sottraggono di fatto l’individuo dai suoi diritti Costituzionali:


> > Dopo aver analizzato la tua situazione, abbiamo
> determinato
> > che hai violato la nostra Dichiarazione dei diritti e
> delle
> > responsabilità.



Non dice “hai violato diritti”, ma dice hai violato ciò che noi intendiamo per diritti!
In altre parole è come se dicesse che “con le tue parole hai violato i diritti di Ratzinger e della chiesa cattolica di violentare i bambini!”.

Questi sono i motivi per i quali ho cancellato il mio account da Facebook e, personalmente, mi sento anche derubato da Facebook, ingannato, defraudato, per il tempo impegnato e per il materiale che ho caricato mentre Facebook proteggeva il diritto di insultare e aggredire.
Si può dire. “Colpa tua che ti sei fatto ingannare!” Nel farlo non ci si rende conto che se si colpevolizza ogni vittima di truffa, di inganni e di raggiri, di fatto si deresponsabilizza l’ingannatore e il truffatore.


01 ottobre 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

2 commenti:

  1. Simeoni, rispetto la sua scelta, e anche io ritengo che Facebook abbia regolamenti e metodi spesso illiberali e che soprattutto ne leniscono quella che dovrebbe essere la sua funzione primaria, ossia quella di strumento di libera diffusione delle idee e della comunicazione su Internet,
    devo però fare un appunto grave alle sue argomentazioni, lei afferma:
    "La Cina ha tutte le ragioni per non far entrare Facebook in Cina e salvaguardare la libertà di espressione e di comunicazione degli utenti cinesi.".
    Ebbene la giustificazione della censura del governo cinese (come di qualsiasi altro governo del mondo) a Facebook o a qualsiasi altro mezzo di comunicazione via Internet la ritengo molto grave,
    il principio che un governo sia "libero" di scegliere cosa censurare riguardo la comunicazione su internet lo ritengo inammissibile e oscurantista,
    inoltre nello specifico facebook ha un suo regolamento visibile a chiunque si iscrive, dipodiché ognuno deve essere libero di scegliere se iscriversi oppure (come legittimamente ha scelto lei e lo capisco) di non iscriversi.

    Concludo esprimendo la mia speranza che in futuro altri social network migliori e più liberi di Facebbok possano nascere e diffondersi in rete.

    Saluti,
    Massimo Strangio,
    Pisa.

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  2. Capisco il suo punto di vista e la Cina ha sicuramente molti torti. Però noi viviamo in una situazione di guerra che si svolge in modo anomalo rispetto a quello che conosciamo e che mette in campo strategie strutturalmente diverse.

    Da un lato la Cina sta attaccando l'occidente "COMPERANDO TUTTO". Nel senso che sta agendo per comperare il debito USA, l'Africa e molti debiti di paesi europei (come la Grecia). Questo significa mettere dei controlli sulle strutture economiche.

    Dall'altro lato, i paesi occidentali stanno attaccando la Cina sia con le religioni (buddismo, cristianesimo, Musulmani, Fulagn don, o come si scrive) che con "norme apparentemente democratiche", sui così detti diritti civili (in Italia la polizia tortura e non frega niente a nessuno se non quando c'è qualche morto) che di fatto minano il controllo sulla società.

    Paradossalmente le norme democratiche che vorrebbero imporre alla Cina non sono i diritti dei cittadini, ma vogliono imporre diritti ad altre corporazioni di potere per contendere e dividersi il potere coll'attuale Partito Comunista Cinese. Non è la democrazia dei cittani. E' piuttosto una concorrenza fra mafie: tanto che dire che la Cina sta combattendo la mafia (tipo le organizzazioni lobbistiche che agiscono all'interno del Congresso USA) è corretto.

    Per di più le organizzazioni religiose che attaccano la Cina non sono per la libertà religiosa dei cittadini, ma per la libertà delle organizzazioni religiose di imporre la loro religione ai cittadini: in altre parole è un atto di guerra!

    Lo so che Facebook ha un regolamento, ma come tutti i regolamenti all'interno di strutture mafiose, come Facebook, non vengono applicati a Facebook, ma ai frequentatori di Facebook a seconda degli interessi di Facebook stesso.

    Per quello che Lei ha scritto, potrei dire che Lei ha seminato odio contro la Cina. Un paese riconosciuto dall'Italia e pertanto amico.

    La Democrazia implica l'applicazione del regolamento alle Istituzioni; il fascismo implica l'applicazione del regolamento ai frequentatori di Facebook.

    E' un esempio, so benissimo che Lei non pratica odio religioso, ma esprime delle opinioni, ma io ho avuto amici, con cui ho condiviso delle battaglie, cacciati da Facebook perché non si sono sottomessi alla linea politica e ideologica di Facebook.

    E poi, infine, per la sua comprensione, tenga presente che nelle dieci o quindici manifestazioni che ho fatto nella mia vita, fra il 1967 e il 1968 io avevo il "Libretto rosso". Oggi qualcuno può storcere il naso, eppure, la mia generazione, per la prima volta in 2000 anni di storia aveva un metodo con cui capire la società in cui viveva e progettare la propria vita. Oggi, nelle librerie della Cina (visto e sperimentato da chi ci è andato) si trova sempre una bibbia, mentre è difficile trovare le opere scelte di Mao Tse Tung: e non è un caso.
    Claudio Simeoni
    Meccanico
    Apprendista Stregone
    Guardiano dell'Anticristo

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