venerdì 22 ottobre 2010

La differenza fra peccato e reato e l'uso che ne fa Gesù per aggredire la società civile: l'importanza della Costituzione della Repubblica


In foto l'esempio di un peccatore. Quelli della sua carica definivano sé stessi "Servi dei servi" che significava letteralmente "capo e padrone di tutti gli uomini servi del dio padrone". Anche se si ritiene un capo nel vangelo gli uomini vengono definiti "servi inutili" per questo, questo personaggio e i suoi predecessori si divertivano a bruciare gli uomini. Non saremo mai in grado di capire abbastanza l'importanza della Costituzione della Repubblica!
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I cristiani hanno sempre teso a coniugare il loro concetto di peccato con il concetto di reato.
Per loro il peccato è reato, ma il peccato non è il reato.
Il reato si riferisce all’azione che viola un dettame di legge; il peccato si riferisce all’idea che costruisce la predisposizione d’animo di chi intende perseguire il peccatore. Costui attribuisce al peccatore una violazione in relazione al grado di punizione che vuole infliggere.
Il peccato censura la persona (cosa illegale in questo paese), mentre il reato censura l’azione che le persone fanno e non loro in quanto persone.

Il dio cristiano, il Gesù dei cristiani, decidono arbitrariamente chi ha o non ha peccato non in base alle azioni, ma in base al loro desiderio di torturare.
E’ questo il concetto che ho individuato nella pratica cristiana che deriva dalle indicazioni dei loro vangeli. Questo anche se nell’antica Grecia il peccato era in relazione all’azione e non esisteva negli Dèi la volontà di torturare i mortali a prescindere.
Ho preso ad esempio due parabole che identificano il pensiero sull’uso del concetto di peccato nel cristianesimo.
Si tratta della parabola di Luca: Il Fariseo e la Peccatrice:

http://www.stregoneriapagana.it/lucafariseopeccatrice.html

in cui Gesù aggredisce il Fariseo che lo ha ospitato e la parabola di Luca: Il Fariseo e il Pubblicano:

http://www.stregoneriapagana.it/lucafariseopubblicano.html

Gesù usa il termine “peccato” per accusare e impedire all’altro di discutere o di rivendicare i propri diritti.
In particolare nel vangelo del Fariseo e il Pubblicano Gesù fa apparire il suo dio come un vampiro che va a cibarsi dell’energia di morte che il pubblicano, supplice e in ginocchio, ha costruito mediante delitti che aggrediscono la società in cui vive.
In entrambi i vangeli Gesù appare come un istigatore all’odio sociale, all’assassinio, alla violazione delle regole, perché solo chi viola le regole può aspirare alla gloria del suo padrone.
E’ uno dei motivi dottrinali che ci permettono di comprendere i delitti messi in atto dai preti cattolici e che tanta benevolenza hanno avuto dalle gerarchie ecclesiastiche: in fondo non facevano altro che obbedire agli ordini di Gesù.


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21 ottobre 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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