domenica 2 gennaio 2011

La questione di Cesare Battisti e il diritto internazionale.


La questione che si presenta, nella vicenda di Cesare Battisti e che la stampa italiana sta ignorando, è la seguente:

PUO’ LA TORTURATA DILMA ROUSSEFF ESTRADARE IN ITALIA IL TORTURATO CESARE BATTISTI DAL MOMENTO CHE I TORTURATORI OCCUPANO ANCORA RUOLI DI COMANDO NEL GOVERNO ITALIANO E NELLE FORZE DI POLIZIA E DELLA MAGISTRATURA?

Questo è il problema di diritto internazionale che si pone.
Cesare Battisti è accusato, direttamente o indirettamente di quattro omicidi.
Se fosse stato processato per quattro omicidi non ci sarebbe stato nulla da dire. Ha ammazzato quattro persone e per quattro persone morte, andava in galera.
A quel punto, però, i magistrati avrebbero dovuto, come minimo, accertare il MOVENTE degli omicidi.
Esiste l’omicidio per legittima difesa, come esiste l’omicidio a scopo di rapina ed esiste l’omicidio per futili motivi.
Qual è il motivo per cui sono avvenuti gli omicidi di cui Cesare Battisti è accusato?
E perché è stato torturato?
I così detti parenti delle vittime di terrorismo si guardano bene dal sottolineare i delitti commessi dai loro “parenti” per i quali i magistrati, se fossero stati dei magistrati obbedienti alla Costituzione della Repubblica, avrebbero dovuto intervenire per ripristinare la giustizia.
Forse Cesare Battisti li ha voluto rapinare?
Perché negli atti dei processi non esistono le motivazioni per le quali Cesare Battisti li avrebbe ammazzati? Davvero pensate che Cesare Battisti, o mille come lui, armati di qualche pistola o qualche mitra si illudevano di fare la rivoluzione contro un esercito di aerei e carri armati? Se i magistrati fossero stati convinti di questo, avrebbero dovuto portare Cesare Battisti e chi come lui, da degli psichiatri. E perché i magistrati, con la stessa violenza con la quale hanno perseguito Cesare Battisti, non hanno verificato la fondatezza e la ragionevolezza delle motivazioni per le quali Cesare Battisti ha fatto ciò che ha fatto?

Cesare Battisti è stato torturato.
Perché lo so?
Perché io sono stato torturato!
E perché io sono stato torturato?
Perché Cesare Battisti e i Proletari Armati per il Comunismo, per fare ciò che hanno fatto, hanno dovuto “passare sul mio cadavere”. Nel senso che hanno dovuto eliminarmi dal circuito delle relazioni per potersi organizzare e fare gli omicidi che hanno fatto.
Io ho vissuto tutta l’esperienza della così detta “lotta armata” della sinistra, pur non facendo parte di nessuna organizzazione e avendo conosciuto personalmente molte persone dell’ ambiente senza partecipare a nessuna azione in quanto l’ambiente, sia esso delle Brigate Rosse, dei PAC, degli Autonomi, mi temeva. Minacce ne ho avute, dirette ed indirette, da membri delle Brigate Rosse che volevano impedirmi di accedere, ai PAC e altri, ma nulla in confronto delle torture che ho subito ad opera dei terroristi criminali come Carlo Mastelloni, Della Costa, Ugolini Rita, Casson, Pietro Calogero, Palombarini, Dragone, Fojadelli e tutti gli altri (Nordio compreso) che direttamente o indirettamente hanno tentato di ammazzarmi, hanno manipolato i processi, mi hanno impedito di difendermi al fine di assicurare l’elezione politica di Letta, Berlusconi, Frattini, Maroni, Bossi e quant’altri.

Dal 1968 al 1985 questo paese ha vissuto uno stato di continuo allarme per colpi di Stato messi in atto dalla Polizia di Stato.
Che piaccia o meno, un atto di terrorismo non è l’omicidio di Torregiani, Sabbadin o Santoro. Quelli sono omicidi, volerli trattare da atti di “terrorismo” significa voler coprire gli atti di terrorismo compiuti da Torregiani, Sabbadin, Santoro, ecc. La bomba a Piazza della Loggia, la bomba di piazza Fontana, la bomba di Bologna, sono atti di terrorismo. Uccidere Torregiani, Sabbadin, Santoro, sono omicidi, non atti di terrorismo. Ammazzare Sabbadin, per quanto grave possa essere la cosa, non è la stessa cosa di abbattere le Torri Gemelle di New York.

Detto questo c’è un atto di terrorismo messo in atto dai magistrati: non hanno accertato perché quelle persone sono state uccise. Non è stato accertato il movente dell’omicidio.
Vogliamo fare qualche ipotesi?
Santoro e Campagna erano dei torturatori. Torturavano le persone in carcere per i loro “futili motivi”.
Sto dicendo una cosa non vera?
Va accertata. O meglio, andava accertata dai magistrati con la stessa violenza con cui i magistrati hanno torturato Battisti!
O forse la morte di Cucchi e degli altri galeotti che si uccidono è solo “merda per porci”?

Ammettiamo che Santoro e Campagna fossero stati effettivamente delle persone che picchiavano in carcere (non avendolo accertato, la magistratura di fatto conferma l’ipotesi). Picchiare in carcere costituisce un attentato terroristico alla Costituzione della Repubblica. Più esattamente, un attentato terroristico all’articolo 13 comma 4 della Costituzione della Repubblica.
Se ciò fosse vero (e dal momento che la magistratura non ha voluto indagare, appare come vero) l’azione di Cesare Battisti nei confronti di Santoro e di Campagna si configurerebbe nei doveri del cittadino come definiti nell’articolo 1 comma secondo della Costituzione della Repubblica. Là dove si dice: “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”. In sostanza, la violazione dei principi fondamentali della Costituzione messi in atto da Antonio Santoro e Andrea Campagna doveva essere fermata e dal momento che la magistratura non è intervenuta a fermarla, era dovere dei cittadini farlo per ripristinare la legalità democratica.

A differenza di quanto affermano le “vittime del terrorismo” ogni legge va rispettata in questo paese, non solo quelle che convengono e non solo quelle che garantiscono al più forte una sorta di impunità rispetto al più debole.
Io che a vent’anni dovetti impegnare tutto me stesso per fermare un colpo di stato in questo paese ho ben presente la consapevolezza della DEMOCRAZIA che le vittime del terrorismo, per i loro interessi monetari, ignorano e spesso disprezzano.

E veniamo a Torregiani e a Sabbadin.
Non è ammesso in questo paese farsi giustizia da soli: non è ammesso sparare addosso o alla schiena a persona che scappano anche se ti hanno rapinato. Esiste un delitto che si chiama “eccesso in legittima difesa” e che viene applicato dai magistrati a seconda del loro bizzarro giudizio e spesso per difendere dei loro personali privilegi.
Se Torregiani e Sabbadin fossero stati inquisiti per eccesso in legittima difesa e i magistrati avessero mandato un segnale chiaro e inequivocabile che nessuno poteva farsi giustizia da solo, i PAC non avrebbero mai sparato loro.
Se i PAC hanno sparato loro fu perché la Democrazia era in pericolo davanti ad un Far West dilagante.

Detto questo, chi ha ammazzato può essere condannato, ma va processato nelle condizioni e nelle ragioni per le quali ha commesso l’omicidio: lanciare l’accusa di terrorismo, quando non si tratta di terrorismo, ma di una rivendicazione estrema di diritti sociali violati, significa ingiuriare l’intera struttura giuridica internazionale.
In questo paese solo i TERRORISTI sono stati impuniti: quelli di Portelle delle Ginestre, quelli di Piazza Fontana, quelli di Piazza della Loggia, quelli della Stazione di Bologna. Quelli sono atti di terrorismo perché la bomba uccideva a caso, indiscriminatamente, e i fini dell’atto non erano nell’atto, ma in un progetto eversivo di cui l’atto era parte.

Ricordo un’altra cosa, di cui la Presidente del Brasile dovrà tener conto: Lei ha partecipato alla lotta armata per la legalità in Brasile dal 1964 al 1985. Pertanto il Brasi le ha risolto la questione almeno fin dal 1985, in Italia si continua a torturare chi fece allora delle scelte per proteggere interessi economici di una casta anche quando, chi partecipò ad avvenimenti negli anni ’70, ha pagato con molti anni di galera. In Italia esiste una sorta di ergastolo per chi ha difeso la Costituzione della Repubblica contro i terroristi che attentavano alle Istituzioni.
I torturatori, come La Barbera che fu uno dei miei torturatori attivi nel 1982, ha continuato a torturare anche al G8 di Genova e molti torturatori di Genova sono ancora attivi nelle forze di Polizia. Il Brasile sta facendo pulizia da parecchi anni.
Riporto il punto di vista delle “vittime” di Cesare Battisti ricordando che in questo paese ogni volta che chi ha vissuto quel passato tenta di esporre le sue ragioni viene aggredito al fine di impedirgli di motivare le sue azioni. La stessa magistratura ha condotto processi illegali facendo passare la giustificazione delle azioni e la difesa giuridica degli imputati come “persone che facevano proclami” e come tali furono impediti di difendersi.
Se un marito ammazza la moglie e al processo dice “L’ho ammazzata perché lei andava con altri uomini” è ammesso perché rivela il movente del delitto. Se al processo veniva detto “L’ho ammazzato perché lui è un torturatore e vive di impunità nelle torture” l’imputato veniva impedito perché il magistrato diceva che “quello è un proclama”.


La vicenda giudiziaria di Cesare Battisti, superlatitante degli anni di piombo
Ricordate la vicenda di Cesare Battisti?

La sua vicenda giudiziaria ha tenuto banco per mesi sulle cronache non solo italiane. L’ex leader dei Proletari armati per il comunismo, uno dei superlatitanti degli anni di piombo fuggito dall'Italia e rifugiato in Francia, fu arrestato a Parigi ed era in procinto di essere estradato in Italia per scontare i diversi ergastoli a lui inflitti dalla giustizia italiana. Cesare Battisti, infatti, è stato condannato con sentenze definitive all'ergastolo e ad un periodo di isolamento diurno, oltre che per banda armata, rapine, armi, gambizzazioni, per ben quattro omicidi: in due di essi (omicidio del maresciallo degli allora Agenti di Custodia Antonio Santoro, Udine 6 giugno 1978; omicidio dell’agente Andrea Campagna, Milano 19 aprile 1979), egli sparò materialmente in testa o alle spalle delle vittime; per un terzo (Lino Sabbadin, macellaio, ucciso a Mestre il 16 febbraio 1979) partecipò materialmente facendo da copertura armata al killer Diego Giacomini; per il quarto (Pieluigi Torregiani, Milano 16 febbraio 1979) fu condannato come co-ideatore e co-organizzatore. Gli omicidi Sabbadin e Torregiani, infatti, furono compiuti a distanza di un' ora l'uno dall'altro, nello stesso giorno (16 febbraio 1979, appunto, a pochi giorni dagli omicidi di Guido Rossa ed Emilio Alessandrini), perché responsabili, secondo “la giustizia proletaria”, di avere reagito a rapine che avevano subito poco tempo prima. Furono uccisi perché mai avrebbero dovuto reagire ai proletari costretti alle rapine per sopravvivere. La stessa organizzazione (Proletari Armati per il Comunismo, Pac), di cui Battisti era uno dei capì, organizzò i due omicidi in contemporanea per darvi maggior risalto: un gruppo agì a Mestre (tra essi Battisti), un altro a Milano.
Tratto da:
http://www.vittimeterrorismo.it/iniziative/battisti.htm



E questa è la storia sintetica di Dilma Rousseff.
La domanda è questa: può una torturata consegnare un torturato ai suoi torturatori?
A questo dovrebbero rispondere le “vittime del terrorismo” italiano che ancor oggi predicano la violenza della tortura e dell’illegalità democratica (figlia di Tobagi, la D’Antona, la figlia di Guido Rossa, ecc.).
Io, che non ho mai partecipato a nessuna azione di sangue. Io che sono stato minacciato di morte dalle Brigate Rosse (pur avendo tentato tre volte di entrare nell’organizzazione. A proposito di questo, il criminale Mastelloni ha evitato di accertarlo pur di proteggere i miei torturatori) quando molti dei miei ex amici, facendo finta di mollare tutto per isolarmi, fecero tre morti e un sequestro di persona. Io che ho contribuito a fermare un colpo di stato nei primi anni ’70 (la lotta armata di sinistra in Italia inizia per fermare il colpo di stato di cui l’attentato a Piazza Fontana era parte nel tentativo di “grecizzare” l’Italia). Io che sono stato torturato dalla magistratura di Venezia col beneplacito del Presidente della Repubblica che a conoscenza degli atti ha ritenuto “costituzionale” torturare le persone.
Io trovo “assurdo” che Dilma Rousseff possa consegnare Cesare Battisti ai suoi aguzzini.
Questo perché, chi ha agito in maniera disinteressata, può cambiare i mezzi e i metodi con cui affrontare le questioni sociali, ma non sarà mai in grado di cacciare la testa sotto la sabbia e non vedere il dolore che scorre nella società in cui vive.
Sono convinto che c’erano, allora, molti opportunisti. Qualche pistoleros idiota e altri che prendevano le cose come un gioco. Io stesso mi sono sempre opposto ai pistoleros e alle scelte dei pistoleros, anche se qualche volta subivi quelle tensioni. Queste persone non sono in grado di andare oltre. Non sono in grado di andare oltre a quella fase e a quel periodo storico che hanno vissuto. A volte lo ricordano con nostalgia.
Riporto la storia di Dilma Rousseff:




Dilma Rousseff
L'ex guerrigliera uscita vincitrice dalle elezioni di ottobre, è la prima presidente donna del Brasile

SAN PAOLO - Dilma Rousseff, l'ex guerrigliera uscita vincitrice dalle elezioni dello scorso ottobre, dal primo gennaio è la prima presidente donna del Brasile. Il suo passato di militante contro la dittatura militare brasiliana (1964-85), torturata in prigione per 22 giorni di seguito, la sua lotta vinta l'anno scorso contro un cancro linfatico, la sua grinta di ministra pragmatica, dal temperamento duro e esplosivo, l'hanno resa una ''signora di ferro'' alla Margaret Thatcher, ma con un orientamento decisamente di sinistra.
La Rousseff e' nata 62 anni fa a Belo Horizonte da una famiglia agiata, con un padre bulgaro, poeta e ingegnere, che cambio' il cognome da Russev in Rousseff. Dalla sua infanzia le e' rimasto il sogno di diventare ballerina classica e la fama di divoratrice di libri: sugli aerei che la portano in giro per tutto l'immenso Brasile, legge appartata il suo Dostoievsky e i classici della mitologia greca, ascoltando opera italiana in cuffia.
Negli Anni '60 si era arruolata in un'organizzazione marxista che compi' vere e proprie azioni di guerriglia, come il clamoroso furto della cassaforte di un ex governatore con dentro 2 milioni e mezzo di dollari. Arrestata a San Paolo nel gennaio del 1970 e sospettata di essere ''la papessa dei guerriglieri'', usci' di prigione solo tre anni dopo. A questo punto inizia una carriera politica che, attraverso vari incarichi economici a Porto Alegre, la porta nel 2001 a scegliere come partito il Pt (Partito dei Lavoratori) di Lula e nel 2003 a diventare ministro dell'Energia e miniere nel primo mandato dell'ex tornitore meccanico. La Rousseff ha avuto grande successo con il programma 'Luce per Tutti' e ha guidato il paese verso le prime scoperte dei giganteschi giacimenti di petrolio, non senza (si dice) far piangere col suo stile stakanovista e intransigente il presidente della Petrobras, Jose' Sergio Gabrielli. Nominata braccio destro di Lula nel 2005 come ministro della Casa Civile (di fatto equivalente al primo ministro) e conclamata ''madre del Pac'' (il colossale programma di accelerazione della crescita brasiliana), e' giunta nel febbraio di quest'anno alla nomination del ''Partido dos Trabalhadores'' come candidata ufficiale alla successione di Lula , arrivato al termine dei suoi due mandati. Divorziata due volte, da qualche mese e' diventata nonna di Gabriel, nato dalla sua unica figlia Paula. Lula la ammira da quando la vide la prima volta ''col computerino sotto il braccio'' e ne percepi' subito la differenza dagli altri. Buttatasi alle spalle la brutta avventura del tumore, che le ha fatto usare una parrucca per sette mesi, durante la campagna elettorale Dilma ha rinnovato la sua immagine con chirurgia plastica, lenti a contatto e una pettinatura firmata da Celso Kamura, re dei parrucchieri di San Paolo.
Tratto da:
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/protagonisti/2010/12/29/visualizza_new.html_1644917419.html



In Italia non sono mai stati fatti i conti con l’epopea della “lotta armata”. Questo perché i terroristi, quelli che misero la bamba a Piazza Fontana, a Piazza della Loggia, alla Stazione di Bologna, devono mantenere a tutti i costi l’impunità. Come devono mantenere a tutti i costi l’impunità quei politici coinvolti in colpi di stato da De Lorenzo fino alla P2 e agli attentati di mafia degli anni ’90.
Solo con le torture e minacciando di tortura i cittadini le così dette “vittime del terrorismo” possono mantenere i loro privilegi negando una realtà sociale che va sempre più verso una crisi sia economica che di diritto civile.
Spataro dovrebbe dimettersi da magistrato dopo le frignacce e le falsità che ha dichiarato su il Fatto: fu il suo ufficio che imbastendo inchieste illegali contro Valpreda e assassinando Pinelli ha coperto gli organizzatori del colpo di Stato di cui l'attentato di Piazza Fontana era parte. Solo torturando, minacciando e ricattando i cittadini Spataro può continuare ad ingiuriare i cittadini Italiani, la verità dei fatti e la Costituzione della Repubblica.


Entra nel circuito del pensiero religioso, sociale, economico ed etico della Religione Pagana!

02 gennaio 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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