martedì 1 febbraio 2011

Occupare le Istituzioni ed usarle per fini eversivi e mafiosi!



Io non so se questo comportamento sarà o meno censurato, come non so quali reati preveda.
Ma l’aspetto giuridico non mi interessa.
Mi interessa l’aspetto comportamentale di un individuo che usa le Istituzioni per muovere guerra alle Istituzioni.
Come i sindaci leghisti mettono in atto azioni di occupazione del territorio mediante un uso strumentale delle Istituzioni (vedi i provvedimenti di ordine pubblico illegali perché minano i diritti Costituzionali dei cittadini), così questo consigliere del CSM anziché alimentare l’onore del CSM, ha preferito usare il suo ruolo per aggredire la Magistratura.
Ha usato il suo ruolo per contribuire, da come è dato sapere, ad una guerra che garantisse l’impunità al puttaniere Silvio Berlusconi mediante l’aggressione al magistrato inquirente.
Sputtanare le persone per garantirsi un qualche vantaggio: bastano i calzini celesti come motivo per diffamare qualcuno.
E’ la degenerazione delle Istituzioni in chiave mafiosa: sparare con una lupara o sparare con la diffamazione, cambia il mezzo, ma non il metodo. Sempre di mafia si tratta!
Riporto l’articolo de La Repubblica:



Perquisizioni in sede romana 'Giornale'Indagato consigliere Csm Brigandì
Carabinieri anche nell'abitazione della giornalista del quotidiano Anna Maria Greco. Il direttore Alessandro Sallusti: "Per l'ennesima volta la casta dei magistrati mostra il suo volto violento e illiberale"


ROMA - Dopo la pubblicazione da parte de Il Giornale di un vecchio dossier, risalente agli anni '80 e poi archiviato che riguardava l'ex pm di Milano Ilda Boccassini, oggi procuratore aggiunto, Matteo Brigandì, membro laico del Consiglio superiore, è stato accusato di abuso d'ufficio per aver passato al quotidiano 1 le carte riservate. Il consigliere laico della Lega al Csm è stato quindi iscritto nel registro degli indagati per il reato di abuso d'ufficio (art. 323 cp) dalla procura di RomaNell'ambito della stessa inchiesta in mattinata il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani, che coordina l'indagine, ha ordinato una serie di perquisizioni nella redazione romana del quotidiano diretto da Alessandro Sallusti e nell'abitazione della giornalista Anna Maria Greco. L'indagine a carico di Brigandì è partita da una denuncia da parte dello stesso Consiglio superiore della magistratura dopo la rivelazione di Repubblica 2 del 28 gennaio, che sosteneva come il consigliere avesse preteso gli fosse consegnato, per documentarsi, il vecchio fascicolo della disciplinare su Ilda Boccassini.Per la redazione del quotidiano di via Negri si tratta di "Un nuovo tentativo di mettere il bavaglio alla libertà di informazione e al Giornale in particolare - si legge in una nota - dopo le perquisizioni di pochi mesi fa al direttore, Alessandro Sallusti, al vicedirettore, Nicola Porro, e alla redazione milanese del quotidiano per l'affaire Marcegaglia". A disporre le perquisizioni nell'abitazione romana della giornalista Anna Maria Greco e nella sede del quotidiano sarebbe stata, secondo quanto ha inizialmente denunciato la direzione de Il Giornale, il pubblico ministero Silvia Sereni per la presunta violazione dell'articolo 323 del codice penale, quello relativo all'abuso d'ufficio. All'origine ci sarebbe l'articolo sul procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini dal titolo "La doppia morale di Bocassini" in cui si ricordava come nel 1982 il magistrato fu "sorpresa in atteggiamenti amorosi" con un giornalista di Lotta Continua. "Davanti al Csm - riferiva l'articolo - si difese come paladina della privacy. E fu assolta. Ora fruga nelle feste di Arcore - si sottolineava - ma allora parlò di 'tutela della sfera personale'". L'accusa più grave è però quella che ha portato a indagare per abuso d'ufficio il consigliere laico del Csm, Matteo Brigandì. E' in relazione a quest'inchiesta che è stata eseguita la perquisizione nell'abitazione della cronista de Il Giornale. In base a quanto si è appreso a piazzale Clodio l'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Pierfilipo Laviani, è partita da una segnalazione ufficiale fatta dal Consiglio superiore della magistratura. Secondo l'accusa, come aveva rivelato Repubblica 3 il 28 gennaio, Brigandì avrebbe passato documenti interni al Csm alla giornalista che ha poi redatto un articolo sul procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini. "Non ne so nulla, e quindi non ho niente da dire", ha detto oggi il consigliere Brigandì (Lega Nord).Giorni fa il consigliere aveva già smentito di aver dato a Il Giornale gli atti del procedimento disciplinare sul pm di Milano. "Ovviamente non sono stato io" aveva detto la scorsa settimana proprio dopola denuncia di La Repubblica "Se qualcuno sostiene questa cosa ne risponderà nelle sedi legali possibili", aveva detto Brigandì. "Ho chiesto al Csm una serie di documenti, compreso quel fascicolo, che ho letto per un quarto d'ora e poi ho restituito", aveva precisato Brigandì, che poi aveva annunciato di aver scritto una lettera al vice presidente Michele Vietti per chiedergli di "far luce" sulla vicenda.Secondo il direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, queste perquisizioni dimostrano come "per l'ennesima volta la casta dei magistrati abbia mostrato il suo volto violento e illiberale". Sallusti ha aggiunto che "la perquisizione nell'abitazione privata della collega Anna Maria Greco, autrice dell'articolo che conteneva sentenze pubbliche del Csm, non solo è un atto intimidatorio ma una vera e propria aggressione alla persona e alla libertà di stampa. Stupisce che soltanto le notizie non gradite ai magistrati inneschino una simile repressione quando i magistrati stessi diffondono a giornalisti amici e complici atti giudiziari coperti da segreto al solo scopo di infangare politici non graditi".La giornalista Anna Maria Greco il 30 gennaio aveva scritto un altro articolo in cui si dava conto dei risarcimenti ai cittadini vittime di ingiusta detenzione o di errori giudiziari negli ultimi 10 anni e si sottolineava come nello stesso periodo le sanzioni per le toghe fossero state solo una decina: "il Csm - scriveva la giornalista - fa da scudo alla Casta".
(01 febbraio 2011)

tratto da:
http://www.repubblica.it/cronaca/2011/02/01/news/perquisizioni_il-giornale-11915958/?ref=HRER2-1


Per l’ennesima volta dei giornalisti anziché fare il loro lavoro di giornalisti preferiscono usare il giornalismo per orchestrare diffamazione e denigrazione nei confronti di chi non si vuole faccia funzionare le Istituzioni.
Ho esperienza sia di Magistrati criminali, che di giornalisti criminali!
L’uno e l’altro agiscono per distruggere le Istituzioni e non è raro osservare delle azioni delittuose nascoste sotto a privilegi istituzionali sia di giornalisti che di magistrati: non resta che la Costituzione a fare da faro per giudicare l’uno e l’altro!



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01 febbraio 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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