giovedì 4 agosto 2011

Inchiesta su Penati: appare come una grande campagna propagandistica orchestrata da magistrati legati a Silvio Berlusconi.



Inchiesta Penati: la grande truffa?

Permettetemi di sollevare un po’ di dubbi sull’inchiesta Penati. Conoscendo i magistrati e le loro losche organizzazioni segrete cui molti di loro fanno parte, l’inchiesta Penati, letti i vari articoli di stampa, mi appare come una grande truffa ordita da magistrati al fine di alterare gli equilibri politici.
Tanto più i partiti di destra latrano contro i magistrati che fanno correttamente il loro lavoro e tanto più i magistrati che lavorano per destabilizzare le Istituzioni con intenti criminali nei confronti della Costituzione della Repubblica, raccolgono impunità nel discreditare le Istituzioni.

Cosa c’è di concreto nell’inchiesta Penati?
Le accuse di un oppositore politico del PDL. Abbiamo dimenticato Telecom Serbia con cui si voleva sputtanare Prodi? O le inchieste di Nordio, l’amico di Previti, con cui si voleva sputtanare l’allora PCI (o quel che era) per dare un minimo di credito alla propaganda che voleva coinvolgerlo nel sistema delle mazzette? Magistrati che si prestano a collaborare con l’attività criminale di Berlusconi ce ne sono stati tanti. Proprio per l’azione di uno di questi la Fininvest è stata chiamata a risarcire i danni alla CIR di De Benedetti.

Cosa c’è di oggettivo, al di là delle ipotesi, nell’inchiesta su Penati?

Basta leggere i giornali (un esempio lo riprendo da internet) e leggiamo che ci sono dichiarazioni di Piero Di Caterina alle quali non segue nessun riscontro. Appunti di Piero di Caterina senza riscontro. Dati sul computer di Di Caterina, senza riscontro. Si trova una scatola con 11mila euro in contanti a casa di Penati e si grida al ritrovamento di una mazzetta salvo tacere quando Penati dà delle spiegazioni in merito a quei soldi. Si parla di tangenti dal 1993 al 2004 in un tempo remoto senza nessuna prova di tali tangenti. Pasini e Di Caterina non sono imprenditori concussi o estorti, ma sono avversari politici di Penati legati a Silvio Berlusconi. Pasini sconfitto in un’elezione a sindaco da un esponente del PD e Pietro Di Caterina un politico di destra sempre contro Penati: che credibilità hanno senza riscontri oggettivi?
Riporto un piccolo articolo riepilogativo delle vicende trovato in rete che, come si può notare, oltre le affermazioni di Di Caterina e Pasini, non contiene nulla di probante.
Ricordo che nella vicenda Telecom Serbia fu condannato per diffamazione proprio l’accusatore che era al soldo dei partiti di destra per diffamare i politici che oggi avrebbero potuto far fronte in maniera coerente all’attuale crisi economica.
La vicenda di Penati appare come una riproposizione di quel sistema di aggressione mediante l’uso dei magistrati di cui il Popolo delle Libertà oggi, prima di lui Forza Italia, erano e sono dei professionisti della diffamazione e dell’aggressione (qualcuno lo chiama “metodo Boffo”).


“Sistema Sesto”, riepilogo inchiesta su Penati

«Signori, come a voi ben noto, il sottoscritto, nel corso degli anni, a partire dal 1999, ha versato a vario titolo, attraverso dazioni di denaro, a Filippo Penati, notevoli somme di denaro».

Inizia così l’e-mail, datata aprile 2010, che i pubblici ministeri di Milano Laura Pedio e Gaetano Ruta trovano sul pc dell’imprenditore di Sesto San Giovanni, Piero Di Caterina, titolare della ditta di trasporti Caronte. La lettera è indirizzata a Filippo Penati e Bruno Binasco, amministratore della Serravalle. Nell’ufficio di Caterina vengono ritrovati anche foglietti scritti a mano e piccoli cedolini stampati dalle calcolatrici dove sono annotati nomi e cifre di quella che si presume sia una contabilità “in nero” utilizzata per pagare politici locali e regionali in cambio di appalti e favori.

I pm di Milano stanno indagando sulla bonifica dell’area, prima industriale e in seguito riconvertita a residenziale, di Montecity-Santa Giulia che si trova nella zona sud del capoluogo lombardo. La bonifica non sarebbe stata effettuata secondo i canoni previsti e in compenso sarebbero state emesse false fatture. Parte di queste fatture, circa 700 mila euro, sono state emesse proprio da Piero Di Caterina.

Di Caterina indagato decide di collaborare e racconta la sua versione ai magistrati. Sostiene di aver versato soldi nelle casse del Partito democratico nel periodo che va dal 1993 al 2004 per ottenere favori e sbloccare i pagamenti dovuti dalla pubblica amministrazione alla sua azienda di trasporti. Tangenti dunque, che potevano arrivare anche a venti o trenta mila euro mensili. Questo il sistema “Sesto”. I soldi finivano nelle mani di Giordano Vimercati, ex capo di gabinetto di Filippo Penati alla Provincia di Milano. Nel 2004 Penati vince le elezioni e diventa Presidente della Provincia, le presunte tangenti sarebbero servite a finanziare, sostiene sempre Di Caterina, la campagna elettorale.

Oltre a Di Caterina, in Procura a Milano si presenta anche Giuseppe Pasini. proprietario delle aree dell’ex acciaieria Falck quando Penati era sindaco di Sesto San Giovanni. Pasini oltre che imprenditore è anch’egli un politico, candidato per il centro destra alla poltrona di sindaco di Sesto ma sconfitto nel 2007 dall’ attuale sindaco Giorgio Oldrini (Pd), anche lui indagato per concussione.

Giuseppe Pasini racconta di aver versato, a persone indicate da Penati, più di 3,7 milioni di euro tra il 2000 e il 2001 per ottenere le concessioni per l’area Falck divenuta di interesse immobiliare.

Il fascicolo viene trasmesso al Tribunale di Monza, di competenza territoriale per Sesto San Giovanni. I magistrati incaricati sono Walter Mapelli e Franca Macchia. I filoni dell’inchiesta diventano quattro:

1- La lottizzazione dell’ex area Flack a Sesto San Giovanni

2-La lottizzazione dell’area Ercole Marelli

3-Il servizio integrato dei trasporti dell’Alto Milanese

4- Le Coop rosse.

Le Coop Rosse
Giuseppe Pasini racconta ai nuovi magistrati di aver pagato due milioni e 400 mila euro per consulenze a Franceso Agnello e Gimapaolo Salami, professionisti vicinissimi alle Coop.

L’ultimo documento analizzato dalla Guardia di Finanza
Studiando i documenti sequestrati a Piero Di Caterina, la Guardia di Finanza si è imbattuta nel «foglio del miliardo di lire»


Tratto da:
http://www.iljournal.it/2011/sistema-%E2%80%9Csesto%E2%80%9D-un-riepilogo-dellinchiesta-su-penati/252376


Studiando le carte di Di Caterina, la Guardia di Finanza si è imbattuta in un foglio scritto da Di Caterina.
Non mi sembra una prova oggettiva. Mi sembra piuttosto un lancio di agenzia finalizzato ad alimentare voci di propaganda per pararsi il culo dalle atrocità commesse da Silvio Berlusconi, il suo partito e i suoi giornali. O abbiamo già dimenticato la vicenda Fassino?
Io non affermo che Penati sia innocente, ma dico che in questo momento non esiste una prova oggettiva che ne testimoni una colpevolezza. Non c’è un’intercettazione telefonica, né un movimento bancario capace di suscitare perplessità salvo quegli 11mila euro dei quali Penati ha dato spiegazioni adeguate.
Guardatevi dai magistrati terroristi: sono tutti legati alla destra di Silvio Berlusconi.

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04 agosto 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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