martedì 31 gennaio 2012

Corte di Cassazione: diffamatorio e mortificante indicare al linciaggio e al disprezzo chi chiede elemosina.



Ancora una volta deve intervenire la Corte di Cassazione per riaffermare un principi che dovrebbe essere alla base del diritto e del sentire comune. Diffamare o indicare al disprezzo delle persone, è sempre un’azione riprovevole, ma assume un particolare valore quando le persone aggredite sono povere, indifese, e vengono additate a disprezzo da parte di chi, attraverso quell’additare a disprezzo, lavora per danneggiare la società civile invocando “bande armate” che chiamano “ronde” con cui perseguirle.
Ciò che mi preoccupa e mi sconvolge in questa vicenda, è l’atteggiamento del Giudice per le Indagini Preliminari di Trento che non ha ravvisato l’intento di usare la donna per additare a disprezzo. Ha trovato del tutto normale quello che a me appare come un vero e proprio linciaggio.
Io sono convinto che sia necessario un grande coraggio per chiedere l’elemosina. Ritengo che sia più facile, dal punto di vista psicologico, puntare un coltello alla gola a persona indifese piuttosto che chiedere l’elemosina. Capisco che questa è una mia posizione soggettiva. Tuttavia, chiedere l’elemosina non è un reato, ma troppa gente continua a pensarne l’attività come veniva pensata nel medioevo. E nel tentare di trasformare in crimine ciò che crimine non è, si diffondono leggende metropolitane che hanno il solo sapere ideologico del razzismo e del nazismo.

No alle foto di mendicanti
"Diffamatorie e mortificanti"
La sentenza della Cassazione: "Nella coscienza comune, chi è costretto all'accattonaggio è collocato nell'ultimo gradino della scala sociale". Riconosciute le ragioni di una donna romena ritratta in un articolo di giornale

ROMA - Le foto che ritraggono i volti dei mendicanti non dovranno essere più pubblicate. E' quanto ha intimato la Cassazione, sottolineando che "non è possibile negare l'oggettiva valenza diffamatoria" della pubblicazione di uno scatto di chi chiede la carità: "La coscienza comune - spiega la Quinta sezione penale - pone questi soggetti in uno dei gradini più bassi della cosiddetta scala sociale ed è allora naturale che chi sia costretto dalla necessità a praticare la mendicità e venga additato come tale si sentirà mortificato e gravemente ferito nella sua onorabilità". E nei casi di denuncia del fenomeno è necessario "coprire i volti delle persone coinvolte in fenomeni sui quali grava un pesante giudizio negativo della collettività".
La decisione è arrivata dopo che la Suprema Corte ha analizzato la vicenda di una donna romena, Ciurar C., la quale ha sporto una querela per essere comparsa in una fotografia pubblicata a corredo di un articolo di un giornale di Trento nel quale venivano riportate le reazioni e i commenti dei cittadini, pure loro rappresentati fotograficamente, nell'ambito di una tavola rotonda sul "pacchetto sicurezza" e sull'istituzione delle ronde. A corredo del servizio, la foto della donna accompagnata dalla didascalia "una questuante all'opera nel centro storico di Trento".
Il gip di Trento, il 31 gennaio 2011, aveva dichiarato il non luogo a procedere "perché il fatto non sussiste" nei confronti del direttore e della giornalista, ritenendo l'articolo e le foto non diffamatori e improntati a scoraggiare "fenomeni quali la prostituzione, il vandalismo e l'accattonaggio diffuso".
La donna fotografata a mendicare ha fatto ricorso in Cassazione, facendo notare che era l'unica delle persone ritratte a rappresentare il problema che il pacchetto sicurezza avrebbe voluto affrontare e che, nel testo, si parlava di "accattonaggio diffuso legato ad organizzazioni criminali".
Con la sentenza 3721, il giudice di ultima istanza ha accolto la tesi difensiva e ha osservato che "la fotografia di Ciurar C., indicata come questuante all'opera posta a corredo dell'articolo non può essere considerata neutra, dal momento che il lettore è portato ad identificare la persona rappresentata con uno dei mali da combattere - l'accattonaggio diffuso - e l'ipotizzato collegamento con ambienti malavitosi - ed uno dei problemi da eliminare per garantire una pacifica vita cittadina".
La Cassazione fa notare che "quando per esigenze di cronaca si mostrano immagini di persone in qualche modo coinvolte in fenomeni sui quali grava un pesante giudizio negativo della collettività - al fine di evitare che si crei un preciso collegamento tra un fenomeno generale e una specifica e individuabile persona fisica ed evitare quindi la conseguente e inutile carica di disdoro personale - si usa sgranare o comunque coprire il volto della persona ritratta per renderla non identificabile".

(31 gennaio 2012)

Tratto da:
http://www.repubblica.it/cronaca/2012/01/31/news/no_alla_pubblicazione_foto_mendicanti_mortificano_chi_chiede_elemosina-29085957/?rss

Indubbiamente è raro che chi chiede l’elemosina si rivolga alla Corte di Cassazione per chiedere giustizia. Ma qualche volta capita e a questa persona dobbiamo essere grati perché ha saputo riaffermare un principio di civiltà contro il disprezzo per la società civile indicato dal criminale in croce.



Ci si dimentica sempre che, anche se dietro ad alcune di queste persone ci fosse un rachet come alcuni individui spregevoli affermano, i questuanti sono comunque le vittime dello sfruttamento e non i criminali che dovrebbero essere perseguiti dalla polizia e non dal linciaggio degli organi di informazione.
Come troppo spesso accade, noi come cittadini viviamo lo stridere fra legittimità Costituzionale e la repressione che viene messa in opera dalle Istituzioni che anziché operare ossequiose al dettato Costituzionale preferiscono i principi di quel criminale in croce che ordina di torturare e gettare nelle tenebre fra stridor di denti chi non si mette l’abito che lui vuole, quando vuole e per come lo vuole. In quest’ottica noi assistiamo a criminali che incitano all’odio e alla repressione di individui deboli e Istituzioni che, anziché garantire i diritti alle persone deboli preferiscono reprimere chi chiede giustizia: QUESTO SI CHIAMA TERRORISMO!


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31 gennaio 2012
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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