giovedì 25 dicembre 2014

La guerra civile in Italia: elementi, condizioni e fini.

Molti parlano di crisi economica o di crollo dei consumi, ma il linguaggio non è solo sbagliato, ma improprio.

E’ necessario parlare di guerra. Una guerra sociale che non ha più nulla dei connotati della “lotta di classe”, come conosciuta fino a venti anni fa, ma ha connotati nuovi in cui le classi, grazie all’applicazione delle norme Costituzionali imposte dalla Corte Costituzionale, si sono sciolte nella società.

Una classe sociale è tale perché ha privilegi o obblighi imposti dalla legge, ma la nostra legge non privilegia e non obbliga in base alla classe, bensì ritiene tutti gli uomini uguali davanti alla legge anche quando sono in ghetti come la fabbrica o in altre condizioni che in passato delineavano una classe sociale. E’ vero che anche oggi carabinieri e poliziotti continuano a pensare agli uomini come a degli schiavi divisi in classe distinguendo fra chi possono bastonare e chi non devono bastonare, ma non è una distinzione di legge, sono distinzioni fatte da criminali che occupano ruoli nel ministero degli Interni e preferiscono obbedire al crocifisso (che obbliga i sottoposti alla schiavitù) piuttosto che alle regole imposte dalla Costituzione.

Sta di fatto che questa guerra sociale sta riempiendo l’Italia di cadaveri sia per l’azione diretta che per l’azione indiretta.

La Federconsumatori rileva come la spesa per i regali di Natale si sia contratta quest’anno di oltre il 5% rispetto allo scorso anno. Significa che altri negozianti saranno costretti a chiudere aggiungendo altri cadaveri alla sottoccupazione e alla disoccupazione.

Rispetto al 2010 la spesa per i regali di Natale si è contratta del 40% (39,9%) facendo sfumare i lauti guadagni di una categoria, i commercianti, che hanno sempre agito da parassiti sociali con l’appoggio militare dei vigili urbani, della polizia e dei carabinieri che intervenivano ferocemente contro i ladruncoli ma evitavano di usare la medesima ferocia quando a truffare e a rubare era il commerciante.

E’ bene che i commercianti chiudano le loro attività ed imitino gli operai licenziati andando ad ingrossare le file dei mendicanti e dei senza tetto. Questa è una garanzia per la diminuzione della criminalità sociale.

L’unica strategia per uscire dalla crisi non è quella di rilanciare i consumi, ma ridare sicurezza ai cittadini che vivono impegnando nel lavoro il loro tempo. Ridare sicurezza ai disoccupati. Ridare sicurezza agli emarginati, anziché costringerli ad essere usati come bestiame da associazioni criminali come la Caritas o come le Cooperative di Buzzi per incassare proventi sulla loro pelle e sulle loro condizioni di vita.

La strategia per uscire dalla crisi è dare sicurezza al lavoro.

Matto Renzi, con l’imposizione del “Jobs act”, ha sferrato un feroce attacco alla sicurezza dei cittadini costringendoli a risparmiare per provvedere ad un futuro che appare sempre più precario e sempre più incerto.

Mentre Polizia di Stato e Carabinieri ricattando lo Stato sono riusciti ad avere una sorte di rinnovo contrattuale, tale rinnovo è avvenuto alle spalle degli altri statali che vivono sotto il terrore dell’azione di polizia e dei carabinieri qualora rivendichino delle migliori condizioni di vita come prevede la Costituzione.

Lo stesso diritto di sciopero è sottoposto al ricatto di un Garante che si fa garante della violazione del diritto Costituzionale per tenere in miseria economica i lavoratori ricattando giuridicamente il sindacato e affamando i cittadini.

L’unica soluzione è non spendere o spendere il meno possibile in vista di un futuro nero costruito da traditori della Costituzione che stanno tentando di distruggere l’Italia in nome del macellaio di Sodoma e Gomorra e dello stupratore di bambini in croce.

La società non muore per provvedimenti legislativi anche criminali. Sono i cittadini che vivono contando sull’onestà e la coerenza Costituzionale delle Istituzioni che vengono offesi ingiuriati, derisi e vilipesi nel tentativo di ridurre i cittadini a sudditi, schiavi. I cittadini devono solo mettere in atto strategie di sopravvivenza. Quando il livello economico o il livello di relazioni sociali e internazionali raggiungerà un livello tanto basso che la società civile non rappresenta più un profitto per chi ci opera, allora la difesa dei diritti dei cittadini diventerà la “sacra priorità della nazione”.
Resistere consumando al minimo e far fallire il maggior numero di commercianti e di partite IVA. Non c’è alternativa.

25 dicembre 2014


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